Animali, compagni di evoluzione

Quando ci “sediamo” nel cerchio della creazione insieme a tutte le altre creature ci accorgiamo di quanto ancora possiamo imparare e beneficiare da questa partnership col mondo animale, senza la quale non saremmo mai arrivati, come specie, dove siamo ora.

Siamo abituati a parlare degli animali e a considerarli come di qualche cosa di diverso da noi. “Noi e gli animali”, diciamo… eppure è proprio la scienza contemporanea, con gli studi sul genoma umano, che ci sta rivelando quanto siamo vicini dal punto di vista biologico. Noi facciamo parte del regno animale, siamo “animali umani”, dice la biologia già da 30 anni.

 

La grossa sfida che lancia l’Ecopsicologia, cavalcando la ricerca e il lavoro anche della Zooantropologia, è quella di recuperare un nuovo modo di guardare gli animali – tanto per cominciare – che diventa a sua volta la chiave di volta di un modo diverso di considerare i nostri compagni di evoluzione sul pianeta e di relazionarci con loro.

 

L’incapacità di riconoscere all’animale una sua dignità, un suo posto nel mondo, una sua alterità che in quanto tale va rispettata, accolta e conosciuta è la stessa mancanza che è alla base dei conflitti interpersonali, etnici, politici, religiosi e della mancanza di attenzione e sensibilità nei confronti dell’ambiente nel suo insieme.

 

L’animale è la “creatura altra” per eccellenza. E’ diverso da noi morfologicamente quanto lo potrebbe essere un extraterrestre e come tale ci offre l’opportunità di sviluppare un atteggiamento di apertura, interesse e curiosità che ci insegna a relazionarci con autenticità e profondità con noi stessi, prima di tutto, e poi con gli altri sapiens e con la vita stessa.

 

Gli animali sono nostri compagni di viaggio sin dagli albori dell’evoluzione della specie homo sulla Terra, la loro presenza dei miti, nei sogni e negli archetipi di tutte le culture, li rende tramite tra il nostro io moderno e il nostro io antico e ci consentono di recuperare e riconoscere forze profonde innate ma dimenticate nelle profondità del nostro inconscio ecologico.

 

Quali animali ci piacciono di più? Quali di meno? Queste riflessioni, secondo gli sciamani di diverse tradizioni native – ma potrebbero dire la stessa cosa anche moderni psicologi – già ci danno un indicazione sulla nostra stessa natura, rivelandoci diverse sfumature della nostra ricca e complessa molteplicità interiore. Gli animali che ci fanno paura, o quelli che, nel corso della nostra storia personale ci hanno aggredito, possono indicare qualità che possediamo potenzialmente ma che ancora non sappiamo padroneggiare.

 

In questo modo, in culture antiche e culture moderne, il relazionarsi con gli animali ci accompagna nel nostro percorso di crescita personale. Ampliando l’idea di chi siamo, come individui, allarghiamo anche gli orizzonti esterni, includendo anche tante altre diversità, animali umani e animali non umani, in quello che riconosciamo essere il nostro sempre più ampio ecosistema di appartenenza.

 

Abbiamo tanto da imparare rispetto gli animali, una volta che scegliamo di non guardarli più dall’alto verso il basso, ma ci mettiamo su un piano di relazione paritaria e collaborativa. Non a caso il grande Gandhi ci ha lasciato anche questa preziosa eredità: «La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali».

 

 

«La specie umana non potrà né accedere a una nuova dimensione né sperare di raggiungere un’autentica e durevole gioia, se pretenderà di avanzare da sola nel suo minuscolo universo. Il popolo animale al completo la sta osservando, e attende un segno d’amore autentico, che metterà in moto una crescita comune».
Anne e Daniel Givaudan, Il popolo degli anima-li, 1995

 

 

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