Orto

Chi sono gli attori protagonisti degli orti urbani a Milano

La diffusione della pratica degli orti urbani si deve a un tessuto sociale ricco, composto da associazioni, istituti di cultura, consigli di zona e cooperative. Ecco quelli che operano a Milano.

La città di Milano conta oltre 80 aree verdi adibite a orti urbani cresciuti a partire dai primi anni Novanta. Si tratta di luoghi riportati alla vita da cittadini, volontari e membri di associazioni o enti locali che coltivano prodotti orticoli in comunione.

La diffusione della pratica degli orti domestici e aziendali condivisi in città si deve a un tessuto sociale ricco, composto da associazioni, istituti di cultura, consigli di zona e cooperative. Di seguito sono evidenziati i maggiori attori e sostenitori.

orti urbani a milano
La diffusione della pratica degli orti domestici condivisi e aziendali in città si deve a un tessuto sociale ricco, composto da associazioni, istituti di cultura, consigli di zona e cooperative © pixabay

Mappatura dei promotori degli orti urbani a Milano

Associazioni locali

1) Giardini in transito: giardino comunitario Lea Garofalo

2) Cascina Cuccagna

3) Cascinet: terra chiama Milano, laboratorio di permacultura

4) Milano informata e attiva (Mia): coltiviamo la città

5) Istituto Oikos: manuale sulla coltivazione degli ortaggi sul balcone

6) AngolidiTerra

7) 87 Gruppi d’acquisto solidale (Gas) milanesi

8) Italia nostra Milano

9) Legambiente Lombardia

Istituti di cultura

1) Accademia delle belle arti di Brera: Breraecosostenibile

2) Università degli studi di Milano: orto botanico in Città studi, rete degli orti botanici della Lombardia

3) Politecnico di Milano in collaborazione con la municipalità: Agricity Milano metropoli rurale

Altri

1) Cooperativa cascina biblioteca: coltiviamo la città

2) Cooperativa sociale onlus Koinè: corso orto dei semplici in balcone

3) Cooperativa sociale praticare il futuro presso cascina Santa Brera: laboratorio di orticoltura

Questi attori sono portatori di istanze comuni, come la conversione al verde di aree degradate, la tutela dell’ambiente, il recupero del rapporto con la natura, della manualità e dell’autoproduzione, lo scambio di esperienze e conoscenze, il contrasto alla solitudine e all’alienazione metropolitana. Il fenomeno dell’orto condiviso tocca difatti la politica ambientale e sociale nonché il modello di produzione-consumo a livello locale. Tuttavia è una pratica propria del movimento globale che spinge verso un nuovo paradigma economico-ecologico delle città: le transition town.

Più orti in città

Il progetto Città d’Orti, siglato da LifeGate, SlowFood e Comart, applica il modello di marketing socio-territoriale alla buona pratica della coltivazione orticola per l’autoconsumo sul proprio balcone, vicino a casa propria o all’interno della propria azienda. Il modello pone in sinergia il Comune di Milano e il tessuto sociale di quartiere a supporto del singolo nell’accesso allo spazio coltivabile, nella formazione e manutenzione alla realizzazione e nella condivisione della pratica con altrettanti cittadini interessati, a lui vicini. L’auspicio è che tale sinergia possa presto triplicare il numero di orti in città e diventare un esempio di metropoli agricola per altri.

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