Balcani, condannati per crimini di guerra i capi della polizia segreta serba

Jovica Stanišić e Franko Simatović, capi della polizia segreta serba, sono stati condannati a 12 anni per l’eccidio del 1992 a Bosanski Samac, nei Balcani.

Jovica Stanišić, l’ex capo del servizio di sicurezza serbo degli anni Novanta, e il suo vice, Franko “Frenki” Simatović, che dirigeva le forze speciali serbe, sono stati condannati in primo grado a 12 anni di carcere dal Meccanismo residuale per i tribunali penali internazionali, l’organismo che nel 2017 ha sostituito il Tribunale penale internazionale de l’Aja, per il loro ruolo nelle atrocità durante la guerra in Bosnia Erzegovina durante la guerra dei Balcani. Secondo i giudici, il capo della polizia segreta serba e il suo vice avrebbero reclutato i paramilitari serbi che condussero le operazioni di pulizia etnica nella città bosniaca di Bosanski Šamac nel 1992, e fornito loro sostegno operativo. In sostanza, nelle motivazioni della sentenza si legge che gli imputati “non hanno commesso fisicamente i crimini di cui sono accusati, ma sono sono responsabili di averli pianificato, ordinati e favoriti”.

I due imputati, secondo i giudici, hanno pianificato, ordinato e favorito i crimini

La sentenza emessa il 30 giugno a L’Aja è la prima che vede giudicati colpevoli di crimini di guerra commessi in Bosnia alti funzionari serbi del regime di Slobodan Milošević negli anni ’90. Il caso Stanišić e Simatović, che vedrà ora il passaggio in appello, si può già considerare il più lungo nella storia dei processi per crimini di guerra, dal momento che i due furono accusati per la prima volta nel 2003, e hanno di fatto già scontato 6 dei 12 anni della condanna. La vittoria dell’accusa, in ogni caso, è solo parziale: annunciando il verdetto, infatti, il giudice Burton Hall ha affermato che la procura, per tutti gli altri casi di pulizia etnica avvenuti in Bosnia e Croazia durante il conflitto della ex Jugoslavia, non è riuscita a dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio le responsabilità di Stanišić e Simatović.

Donne di Srebrenica piangono sulle tombe dei loro cari vittime del genocidio ©Matej Divizna/Getty Images

Stanišić e Simatović, ricorda l’Osservatorio Balcani Caucaso, nel 2013 erano stati assolti dal Tribunale dell’Aja. Due anni più tardi fu però ordinato un nuovo processo in seguito a un ricorso presentato dalla procura dell’Aja: il processo ricominciò nel 2017.

Samac, uno dei tanti tristi capitoli della guerra nei Balcani

L’occupazione della città di Bosanski Samac, (oggi solamente Samac), cittadina posta sul lato bosniaco del fiume Sava che la separa dalla serba Slavonski Samac, ebbe inizio il 17 aprile del 1992, quando le forze serbo-bosniache vi entrarono senza incontrare la resistenza degli abitanti, in parte musulmani e in parte croati: nonostante questo, nel giro di pochi giorni furono 45 i croati bosniaci massacrati dai militari e dai paramilitari, agli ordini di Stanišić e Simatović, secondo quando riconosciuto adesso dalla corte.


Vladimir Dzuro, che per anni ha fatto parte del pool di investigatori della procura del Tribunale dell’Aja e che ora è a capo dell’Ufficio dei servizi di sorveglianza interna (Oios) delle Nazioni Unite, ha spiegato che quello emesso dal nuovo tribunale “non è un giudizio perfetto, ma dopo tutto sono arrivate due condanne a 12 anni per i crimini di guerra commessi nell’ex Jugoslavia”.

Dzuro ha aggiunto che questo “è stato l’ultimo verdetto del Tribunale e del Meccanismo relativo all’ex Jugoslavia”: il procedimento contro Stanišići e Simatović era infatti l’ultimo rimasto ancora in piedi, a ormai 30 anni dall’inizio della sanguinosa e fratricida guerra dei Balcani che provocò, si stima, oltre 100mila morti. Lo scorso 8 giugno lo stesso Meccanismo aveva confermato l’ergastolo inflitto già nel 2017 a Ratko Mladic, detto il boia di Srebrenica, l’ex comandante delle milizie serbe responsabile dell’eccidio del 1995 nella cittadina in cui persero la vittima 8mila bosgnacchi, i bosniaci musulmani.

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