L’obbligo di targa per il monopattino elettrico è in vigore dal 16 maggio scorso; l’assicurazione per la responsabilità civile sarà obbligatoria dal 16 luglio.
Tram, traghetti e funivie: il trasporto pubblico è sempre più elettrificato per limitare gli impatti ambientali e ridurre il numero di veicoli privati.
Senza il trasporto pubblico, riconvertire gli spostamenti urbani in chiave ecologica è un obiettivo irraggiungibile. Il passaggio alle auto elettriche è importante, ma non basta: molte città del mondo stanno adottando misure per eliminare la benzina e il gasolio dai mezzi pubblici; si tratta di iniziative molto diverse tra loro, che in qualche modo riflettono le considerevoli differenze geografiche, politiche ed economiche dei vari paesi. Con una macro-questione a fare da sfondo: come viene prodotta l’energia elettrica?
Prendiamo il caso della città cinese di Shenzhen, che ha una flotta di autobus completamente a batteria, ma dove l’elettricità stessa proviene ancora principalmente dal carbone. Oppure del Costa Rica, dove gli sforzi del governo per elettrificare il trasporto di massa stanno incontrando forti resistenze da parte delle aziende private di autobus. Al momento, solo il 16 per cento dei bus urbani in tutto il mondo è elettrico. E l’Italia – come ha dimostrato una recente ricerca – figura tra le nazioni fanalino di coda in Europa: con solo il 5,4 per cento di nuovi mezzi a idrogeno o elettrici entrati in servizio nel 2019, siamo lontanissimi dalle nazioni europee più virtuose come la Danimarca e i Paesi Bassi.
Il percorso, insomma, è ancora lungo. Ma molto è cambiato negli ultimi anni nelle politiche messe in campo a livello locale, nonché nella percezione stessa dei cittadini. Prendiamo il caso di Berlino, dove si è tornati a investire sulle linee dei tram elettrici che furono dismesse 30 anni fa con la caduta del muro. Nelle strade della capitale tedesca si muovono ogni giorno 1,2 milioni di auto e le misure adottate negli ultimi anni per limitarle non hanno sortito gli effetti sperati.
Tornare a spingere con decisione sugli spostamenti su rotaia, ha spiegato Felix Creutzig, specialista dei trasporti presso il centro di ricerca Mercator, “è diventata una posizione ragionevole per togliere spazio alle auto. Dieci anni fa non era nemmeno possibile dirlo, ma ora si può”. A fronte delle richieste sempre più pressanti dell’opinione pubblica per migliorare la qualità dell’aria, ora la città punta all’elettrificazione di tutti gli autobus entro il 2030, all’espansione della metropolitana e dei treni suburbani, all’aggiunta di piste ciclabili e alla costruzione di 80 chilometri di linee di tram entro il 2035.
Bergen, una città che si affaccia sui fiordi della Norvegia occidentale, sta convertendo i suoi traghetti pubblici dal diesel alle batterie: un cambio di passo notevole in un paese che per decenni ha alimentato le finanze pubbliche con la vendita di petrolio e gas, e che ora vuole diventare un leader nel settore del trasporto marittimo a basse emissioni. In città anche gli autobus sono elettrici, forniti da produttori cinesi che hanno sbaragliato il mercato in ogni angolo del mondo, da Los Angeles a Santiago del Cile. Il cambiamento è forte non solo dal punto di vista della qualità dell’aria, ma anche dell’inquinamento sonoro: “Siamo tornati a sentire le voci nelle strade”, ha dichiarato il sindaco Jon Askeland.
La Norvegia ha fissato obiettivi ambiziosi per dimezzare le proprie emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, forte del fatto che la propria elettricità proviene in larghissima parte dall’idroelettrico. Ma il futuro dell’industria petrolifera e del gas nazionale è al centro di un duro braccio di ferro politico; lo scorso settembre le elezioni hanno visto la vittoria di una coalizione di centrosinistra, che ha al suo interno forze politiche intenzionate a fermare le ricerche di petrolio e gas nel mare del Nord.
Dalla Norvegia alla Colombia, Bogotá sta puntando su funivie che collegano i quartieri collinari abitati dalla classe operaia al centro della città. “Negli ultimi 25 anni – ha spiegato la sindaca Claudia López – siamo stati condannati a dipendere dagli autobus diesel, e ciò ormai è irrazionale”. Ora gli abitanti del quartiere Ciudad Bolivar, nella zona sud della metropoli, attraverso una cabinovia possono raggiungere in pochi minuti la principale stazione degli autobus, risparmiando fino a due ore al giorno nel tragitto casa-lavoro. Se in molte delle città più ricche al mondo le funivie sono soprattutto al servizio del turismo, in altre realtà possono letteralmente cambiare la vita di milioni di persone, con un impatto positivo notevole sul traffico e sull’inquinamento, nonché sul rilancio sociale ed economico di interi quartieri una volta dimenticati. Sempre in Colombia, a Medellín la prima funivia installata viaggia ormai al ritmo di quindici milioni di passeggeri all’anno.
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