Brasile, Dilma Rousseff verso l’impeachment

La presidente Dilma Rousseff sotto accusa per alterazione del bilancio dello stato brasiliano. Entro domenica la Camera voterà sulla sua sospensione.

La commissione ad hoc del parlamento brasiliano ha deciso di far proseguire la procedura per l’impeachment della presidente Dilma Rousseff, con 38 voti a favore e 27 contrari. Si apre così una settimana cruciale per il governo e il paese: il processo passa alla Camera, che entro domenica dovrà stabilire in assemblea plenaria, con una maggioranza di due terzi, se il capo dello stato vada giudicata ed eventualmente condannata per aver violato la legge di responsabilità fiscale, truccando i conti pubblici per nascondere il grave stato delle finanze prima della sua rielezione nel 2014.

 

 

In caso positivo, l’iter proseguirà al Senato e Rousseff sarà sospesa dalle sue funzioni. “Ci sono serie prove a carico della presidente che dimostrano una sua deliberata condotta dolosa tesa a minare le istituzioni federali. Ci sono già prove sufficienti per autorizzare una procedura di destituzione”, ha spiegato il relatore della commissione, Jovair Arantes.  

Mentre il più grande paese dell’America Latina è paralizzato dalla recessione, dalla crisi politica e da uno scandalo di corruzione che rischia di travolgere i vertici delle istituzioni, la tensione in entrambi i campi è alle stelle. Sulla spianata dei ministeri della capitale Brasilia è stata eretta una barricata che resterà in piedi durante tutta la settimana per dividere sostenitori e oppositori del capo dello Stato. Lungo le barriere saranno concentrati anche numerosi agenti di polizia. Secondo gli ultimi sondaggi, il grosso della popolazione sarebbe favorevole alla messa in stato di accusa di Dilma (61 per cento), ma vorrebbe vedere alla sbarra anche il suo vice, Michel Temer (58 per cento) passato all’opposizione, che in caso di impeachment assumerà le redini della presidenza.      

 

 

Una parte dell’opposizione ha dichiarato finita l’era politica di Rousseff dopo che il partito di Temer Pmdb, ha lasciato la coalizione di governo, schierandosi a favore della messa in stato d’accusa. Un’accesa polemica ha suscitato inoltre la pubblicazione di una registrazione, secondo l’ufficio di Temer accidentale, in cui il vicepresidente prova il discorso di insediamento al posto di Rousseff. Il Partito dei lavoratori della presidente ha definito il discorso e l’intera procedura di impeachment la prova di “un complotto in corso per un colpo di Stato”. Allo stato attuale, infatti, in base alla Costituzione, alla presidente non si può contestare alcun reato che giustifichi l’interruzione forzata di un mandato presidenziale.

 

 

Comunque vadano le votazioni al congresso, componenti del governo e dei partiti alleati iniziano a considerare seriamente l’ipotesi di elezioni anticipate. Tra i fautori di questo scenario ci sarebbe anche Luiz Inacio Lula da Silva. L’ex presidente-operaio è coinvolto nell’Operacao Lava Jato (operazione autolavaggio), l’inchiesta che ha rivelato una colossale rete di corruzione che ruotava intorno al colosso petrolifero di Stato Petrobras.

 

Un tentativo di far entrare Lula nel governo è stato bloccato dalla Corte suprema dopo le accuse di una congiura in atto con Rousseff per metterlo al riparo dall’inchiesta con l’immunità ministeriale. Ma la Corte deve esprimersi presto in via definitiva sulla nomina e la sentenza potrebbe riservare nuovi colpi di scena.

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