Carni alternative: c’è da fidarsi?

In tempi di Mucca Pazza, solo il dieci per cento degli italiani continua a consumare carni rosse di bovino. Esiste il rischio BSE per le carni alternative? Ecco come orientarsi.

Ecco un elenco delle carni alternative che ci sono in giro di questi tempi :

Ovini (agnello e capretto) . La legge attuale vieta di
nutrirli con farine animali. Sono interessati dalla scrapie, una
forma di encefalopatia spongiforme assai simile a quella delle
mucche. A tutt’oggi non si segnala possibilità di
trasmissione della malattia dagli animali all’uomo. In ogni caso
è meglio evitare di mangiare le stesse parti considerate a
rischio per le mucche, come cervello, occhi, cranio, tonsille,
intestino, midollo spinale.

Maiale. Sino a qualche tempo fa era possibile alimentare i
maiali con farine animali, ad eccezione di quelli destinati ai
prodotti tipici (alcuni prosciutti crudi). Non si segnalano casi di
BSE, dalla quale pare che il maiale sia immune anche se consuma
farine infettate dal morbo. Secondo alcuni ricercatori il maiale
non farebbe in tempo a sviluppare la malattia perché
macellato tra i 7 e i 9 mesi di vita, quindi durante l’eventuale
periodo di incubazione della malattia stessa.

Pollo e Tacchino. Anche se questi animali possono essere
nutriti con farine animali risultano, al momento, esenti dalla
malattia.

Coniglio. Non è escluso che gli siano state propinate
farine animali, ma esperimenti di laboratorio hanno messo in
risalto che il coniglio non sviluppa l’encefalopatia neppure se il
morbo gli viene inoculato nel cervello. Sembra immune dalla
patologia.

Cavallo. La carne di cavallo italiana non è a rischio.
Fate attenzione a quella proveniente dall’estero.

Selvaggina. Non dovrebbe presentare il minimo problema.

Cervo. Finora l’assunzione di questo tipo di carne non ha
messo in mostra alcun problema.

Struzzo. Si tratta di una carne alternativa il cui consumo
negli ultimi mesi ha registrato un vero e proprio boom. Non si sono
evidenziati rischi.

Vitello. Sino a ora non si è a conoscenza di casi di
vitelli infetti da BSE: l’animale è macellato entro i 12
mesi di vita, mentre la malattia si manifesta generalmente dopo 2
anni di incubazione (non ci sono al momento test per rilevare la
BSE in incubazione). Occorre ricordare che ai vitelli allevati
convenzionalmente vengono somministrati molti ormoni, nocivi in
particolar modo alla salute dei bambini.

Pesce. Quello di allevamento può essere nutrito con
farine animali, soprattutto di pesce stesso, ma non si sono avuti
casi di “pesce pazzo”.
Si allevano: spigole, orate, trote, salmoni, storioni, rombi,
anguille e in quantità minime i saraghi. Per quanto riguarda
cozze, vongole e ostriche è preferibile acquistare quelle
nella retina.
Nessun rischio per il pesce di mare, eccezion fatta per le
eventuali contaminazioni ambientali (avvelenamenti da metalli
pesanti tipo piombo, mercurio, nitrati, ecc).
I frutti di mare, se consumati crudi, possono invece veicolare
l’epatite.

Massimo Ilari

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