Stati Uniti, i cambiamenti climatici possono ridurre di un decimo il prodotto interno lordo

Un rapporto di 13 agenzie federali americane lancia l’allarme sulle conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici che potrebbero ridurre del 10 per cento le dimensioni dell’economia statunitense entro la fine del secolo.

Aggiornamento 28 novembre – in questo video pubblicato dal quotidiano britannico Guardian, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dice di non credere ai risultati pubblicati dalla stessa Casa Bianca. “Anche io voglio l’aria pulita e l’acqua pulita. Noi [americani] non siamo mai stati così ‘puliti’ come in questo momento. Ma ci sono altri paesi che non lo sono”, ha aggiunto.


 

Un nuovo rapporto scientifico, pubblicato il 23 novembre da 13 agenzie federali degli Stati Uniti, prevede che se non verranno presi provvedimenti significativi per frenare il riscaldamento globale, i danni ridimensioneranno del 10 per cento l’intera economia americana entro la fine del secolo. Tali conclusioni – contenute all’interno del Programma di ricerca sui cambiamenti globali degli Stati Uniti (US Gcrp) trasmesso al Congresso e pubblicato dalla Casa Bianca stessa, come sancito dal Global change research act –  sono in netto contrasto con il programma di deregolamentazione ambientale adottato dal presidente Trump per stimolare – a suo dire – la crescita economica.

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Trump contro l’ambiente

Trump ha indiscutibilmente adottato misure aggressive per l’ambiente, allentando le regole sui limiti di emissioni dei veicoli e alleggerendo i vincoli sul carbone (misure adottate in precedenza da Obama) fino alla promessa di far uscire gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, in base al quale quasi tutti i paesi del mondo si sono impegnati a ridurre le emissioni di CO2. Proprio di recente, Trump ha deriso la scienza del clima in seguito a un forte abbassamento delle temperature negli Usa, twittando: “Cosa è successo al riscaldamento globale?”.

Ma la valutazione di 1.656 pagine appena pubblicata dalla Casa Bianca pone l’accento sugli effetti devastanti del clima sull’economia, sulla salute umana e sull’ambiente, citando naturalmente gli incendi boschivi registrati in California. Non solo: il rapporto si sofferma anche sugli scarsi raccolti del Midwest e sulle alluvioni sempre più distruttive nel nordest. Inoltre nel prossimo futuro le esportazioni americane subiranno un duro contraccolpo mentre i rendimenti agricoli potrebbero toccare i minimi storici e la stagione degli incendi estendersi a sudest a causa della siccità.

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Tutti questi fattori, e altri contenuti nel rapporto, contribuiranno a ridurre di un decimo il prodotto interno lordo americano entro il 2100, più del doppio delle perdite – per fare un confronto – della recessione di un decennio fa. In particolare si tratta di 141 miliardi di dollari legati ai decessi causati dal calore, 118 miliardi per l’aumento del livello del mare e 32 miliardi di danni alle infrastrutture.

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Diciassette dei venti peggiori incendi mai registrati in California si sono verificati dall’inizio di questo secolo, cinque negli ultimi 18 mesi © David McNew/Getty Images

Un rapporto molto preciso sulla relazione fra i cambiamenti climatici e prodotto interno lordo

Il rapporto – che arriva a un mese dalla pubblicazione dei risultati del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) – è il secondo volume del National climate assessment, che il governo federale è tenuto per legge a produrre ogni quattro anni. Il primo volume è stato pubblicato nel 2014 e nonostante arrivasse alle stesse conclusioni con la stessa certezza scientifica, non aveva la stessa precisione sui costi economici di quello più recente.

I risultati del rapporto del 2014 – che già si concentravano sulla scarsità d’acqua nelle regioni aride, sugli acquazzoni torrenziali nelle regioni umide e sulle gravi ondate di calore e incendi – avevano spinto l’amministrazione Obama a proporre l’adozione di una serie di importanti regolamenti sui cambiamenti climatici. L’anno seguente, poi, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) aveva finalizzato la volontà di Obama nel Clean power plan, che mirava a ridurre le emissioni delle centrali elettriche a carbone. Infine, nel 2015, Obama svolse un ruolo di primo piano nell’intermediazione dell’accordo di Parigi.

Tuttavia, nel 2016, i repubblicani in generale e Trump in particolare iniziarono a scardinare questi regolamenti: nella sua campagna elettorale, Trump aveva promesso di porre fine a ciò che lui considerava la “guerra al carbone” di Obama e di ritirarsi dall’accordo sul clima.

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Barack Obama, nel 2012, all’inaugurazione del più grande impianto fotovoltaico statunitense in Nevada. L’ex presidente aveva fatto approvare il Clean power plan, per ridurre le emissioni di CO2 delle centrali americane © Getty Images

Un’arma per il diritto ambientale

Per gli autori del rapporto sono tre le soluzioni principali che andrebbero adottate nell’immediato: introdurre un prezzo sulle emissioni di gas serra, che significa imporre tasse alle aziende che rilasciano anidride carbonica nell’atmosfera; stabilire dei limiti governativi sull’inquinamento; investire maggiormente nel settore dell’energia pulita.

Infine la difesa dell’ambiente. Gli scienziati che hanno lavorato al rapporto hanno sostenuto che la Casa Bianca non ha cercato di alterare o sopprimere i suoi risultati. Tuttavia, diversi hanno notato che la scelta di pubblicarlo alle 2:00 del mattino il giorno dopo il Ringraziamento volesse minimizzare il suo impatto pubblico. Eppure gli esperti invitano a considerare che le valutazioni contenute nel rapporto possono diventare uno strumento legislativo utile per gli oppositori delle politiche ambientali di Trump, ristabilendo il diritto ambientale nelle dovute sedi legali: “Questo rapporto può indebolire i tentativi di Trump di annullare le normative adottate in precedenza sul riscaldamento globale, rafforzando le mani di coloro che vanno in tribunale per difenderle” ha detto Michael Oppenheimer, professore di geoscienze e affari internazionali a Princeton.

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