Uno studio pubblicato su Nature Geoscience indica una presenza massiccia di agenti inquinanti negli oceani, con valori giudicati “enormi” dagli esperti.
La definizione di natura spesso la descrive come qualcosa distaccata dall’umanità. Cambiando questa percezione potremmo averne più cura.
Nella maggior parte dei dizionari la “natura” è descritta come un’entità separata dall’umanità, un mondo di piante, animali e altre forme di vita che esiste indipendentemente dalle creazioni umane. Questa visione, che ha dominato il pensiero occidentale per secoli, ha plasmato anche il nostro approccio alla conservazione ambientale. Tuttavia, alcuni attivisti e scienziati inglesi hanno iniziato a mettere in discussione questa definizione, chiedendosi se possa ancora essere considerata la più utile per affrontare la crisi ecologica globale.
La domanda che si pongono è cruciale: come possiamo proteggere la natura, se ci viene insegnato che essa è completamente separata da noi? Questo concetto ha portato alla nascita di una campagna che chiede una revisione della definizione di “natura” e, più in generale, della nostra percezione dell’essere umano all’interno dell’ambiente. L’obiettivo è ridefinire non solo i termini, ma anche il nostro legame con l’ambiente che ci circonda. Se riusciamo a vederci come parte di un ecosistema interconnesso, piuttosto che come entità separate, forse riusciremo a proteggere meglio il nostro pianeta.
L’idea di riconnettere l’uomo alla natura ha ricevuto supporto da scienziati e filosofi come George Monbiot, noto biologo e attivista, che ha più volte sottolineato la necessità di un cambiamento radicale nella nostra visione ecologica. Monbiot sostiene che la visione moderna della natura come “altro da noi” ha condotto a un’escalation di sfruttamento ambientale. Secondo lui, una “coscienza ecologica” condivisa è l’unico modo per fermare la distruzione dei nostri ecosistemi. Il biologo ha anche affermato che solo quando gli esseri umani si vedranno come parte della natura, piuttosto che come “custodi” separati da essa, nascerà un vero impegno per la sua conservazione.
Questo approccio si riflette anche nelle politiche legali di alcuni Paesi. Nel 2008, l’Ecuador è stato il primo Paese al mondo a riconoscere i diritti della natura nella sua Costituzione, sancendo che la natura ha diritto di esistere, di rigenerarsi e di mantenere il suo equilibrio.
A livello linguistico, anche i dizionari stanno iniziando a rispondere a questa esigenza di cambiamento. In alcune lingue, infatti, si stanno introducendo nuovi termini che incoraggiano un senso di interconnessione. Per esempio, in Spagna, il concetto di “sostenibilità ecosistemica” sta guadagnando terreno rispetto a quello di “sostenibilità”, in quanto enfatizza l’interdipendenza tra gli esseri viventi e l’ambiente. Lo stesso sta accadendo in Italia, dove alcune iniziative educative incoraggiano l’uso di espressioni come “cura della natura” invece di “protezione”, cercando di rafforzare l’idea che la natura non sia qualcosa da preservare da lontano, ma da coltivare e rispettare quotidianamente.
In aggiunta a queste iniziative linguistiche e politiche, i dati ricordano l’importanza di una sana connessione tra esseri umani e ambiente. Secondo un rapporto del World economic forum, circa il 60 per cento delle malattie infettive negli ultimi decenni sono state causate da danni ambientali e dalla perdita di biodiversità. Questo evidenzia quanto sia fondamentale che l’essere umano prenda coscienza della propria relazione con l’ambiente per evitare ulteriori crisi sanitarie ed ecologiche.
Infine, anche a livello individuale, esperti di neuroscienza hanno dimostrato che l’interazione con la natura abbia effetti benefici sul nostro benessere mentale. Passeggiare in ambienti naturali, ad esempio, aiuta a ridurre lo stress e migliora la capacità di concentrazione. Questi studi sottolineano ulteriormente quanto sia profondo il nostro legame con l’ambiente e quanto sia dannoso l’allontanamento da questo.
Se vogliamo davvero rispettare la natura, quindi, il primo passo è cambiare la nostra percezione di essa, non più come un’entità separata, ma come una parte di noi. Un concetto che si riflette nelle politiche, nel linguaggio e nelle azioni quotidiane, solo quando ci sentiremo in connessione con la natura.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Uno studio pubblicato su Nature Geoscience indica una presenza massiccia di agenti inquinanti negli oceani, con valori giudicati “enormi” dagli esperti.
Nell’ambito della Forestami academy, alcune classi di Milano avranno accesso a un programma educativo sulla tree canopy cover, in collaborazione con il Gruppo Prada.
Il mondo è in “bancarotta idrica” e il Blue Book 2026 fotografa un paese che spreca quasi quattro litri su dieci e dove imperano le disuguaglianze.
Il nuovo presidente del Cile, José Antonio Kast, ha immediatamente sospeso decine di norme per la protezione di clima, natura e ambiente.
Il progetto Safe Water in Uganda, anche grazie a Cassa Depositi e Prestiti, serve oggi 187mila persone e aiuta a tutelare le foreste.
Una densa nube avvolge la capitale dell’Iran. L’aria è irrespirabile ed è caduta pioggia acida che potrebbe contaminare le falde acquifere.
Non solo tecnologia: il Gruppo Mitsubishi Electric trasforma il principio dei benefici reciproci in azioni per l’inclusione e la tutela del pianeta.
Uno squalo è stato individuato da un gruppo di scienziati al largo delle Isole Shetland Meridionali, in Antartide. Non era mai accaduto prima.
Le coste italiane sono fragili, come dimostra la Puglia, ma è tutta l’Europa a fare i conti con un territorio esausto.