I ghiacci si fondono, e la capsula del tempo seppellita nell’Artico finisce in Irlanda

Per seppellire la loro capsula del tempo, i passeggeri di una nave russa hanno scelto un lastrone di ghiaccio che sembrava dover durare per decenni. Ma non avevano fatto i conti col riscaldamento globale.

Era il 2018 quando la nave rompighiaccio russa 50 years of victory ha raggiunto il Polo Nord. L’equipaggio e i passeggeri ci tenevano a celebrare la spedizione e hanno avuto un’idea: lasciare una capsula del tempo. Hanno preso quindi un semplice cilindro di metallo e l’hanno riempito di lettere, poesie, fotografie, distintivi, sottobicchieri, un menu, qualche tappo in sughero. Hanno seppellito il contenitore all’interno di uno spesso lastrone di ghiaccio e hanno ricominciato il loro viaggio per tornare a casa.

Il lungo viaggio della capsula del tempo

Nella loro immaginazione, sarebbero trascorsi interi decenni prima che qualche sconosciuto si imbattesse in questi cimeli del Ventunesimo secolo. Quel futuro che appariva così lontano, però, è diventato realtà molto in fretta.

Appena due anni dopo, infatti, i due surfisti Conor McClory e Sophie Curran stavano controllando le condizioni del mare dal promontorio di Bloody Foreland, agli estremi settentrionali dell’Irlanda. Quando hanno notato uno strano oggetto galleggiante, ci hanno messo un po’ per capire cosa fosse: all’inizio l’avevano scambiato per un tubo che si era staccato da una nave, un ordigno o un’urna cineraria. Spinti dalla curiosità, l’hanno recuperato e hanno chiesto a un amico di tradurre dal russo l’incisione esterna. Così hanno scoperto di aver ritrovato una capsula del tempo sepolta appena due anni prima, che aveva viaggiato per 3.700 chilometri.

Tra i messaggi al suo interno ce n’era uno in particolare, scritto in inglese e datato 4 agosto 2018: “Qui intorno è tutto coperto di ghiaccio. Pensiamo che, quando questa lettera verrà ritrovata, purtroppo non ci sarà più ghiaccio nell’Artico”.

Artico, fauna
La perdita dei ghiacci marini nell’Artico è una minaccia anche per la fauna © Annie Spratt/Unsplash

Gli ultimi, allarmanti, dati sull’Artico

Quest’aneddoto, raccontato dal Guardian, ci svela molto di ciò che sta accadendo nell’Artico. A causa di alcune caratteristiche specifiche della regione, le sue temperature medie aumentano a ritmi addirittura più rapidi rispetto alle medie globali. Nell’arco dell’ultimo secolo sono cresciute di quasi un grado centigrado.

Il 15 settembre di quest’anno l’estensione del ghiaccio marino artico è scesa al suo minimo stagionale di 3,74 milioni di chilometri quadrati. Secondo Nasa e National snow & ice data center statunitense, che portano avanti queste rilevazioni dal 1979, è solo la seconda volta in cui si attesta al di sotto dei 4 milioni di chilometri quadrati. Un trend preoccupante, destinato ad aggravarsi ancora di più nel prossimo futuro. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature climate change, già nel 2035 potremmo assistere alla prima estate artica senza ghiaccio marino.

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