Costruita a Melfi, l’elettrica DS N°7 propone versioni a 2 e 4 ruote motrici, oltre 700 km di autonomia e sospensioni capaci di anticipare le asperità della strada.
Che le città italiane abbiano finalmente imboccato la strada, tutta in discesa, della sostenibilità, della mobilità condivisa, della pedonalizzazione sempre più ampia? A giudicare da quello che emerge dal focus dell’Istat sulla mobilità urbana, sembrerebbe proprio di sì: il car e il bike-sharing sono in grande aumento, aree pedonali o Ztl nei centri storici non
Che le città italiane abbiano finalmente imboccato la strada, tutta in discesa, della sostenibilità, della mobilità condivisa, della pedonalizzazione sempre più ampia? A giudicare da quello che emerge dal focus dell’Istat sulla mobilità urbana, sembrerebbe proprio di sì: il car e il bike-sharing sono in grande aumento, aree pedonali o Ztl nei centri storici non sono più un miraggio, le piste ciclabili iniziano a far capolino un po’ ovunque. Semmai è sul fronte dei trasporti pubblici che ancora c’è molto da fare.
#Mobilitàurbana: anni 2011-2014 variazioni percentuali. Statistiche #visual https://t.co/XMtRNnNvHq pic.twitter.com/T8EfILwaLd
— Istat (@istat_it) 28 giugno 2016
Rispetto a cinque anni fa (ma la rilevazione si ferma al 2014, ndr) c’è stata una forte crescita dei servizi di mobilità condivisa: il bike sharing oggi è presente in 60 città con più di 11 mila biciclette (il doppio del 2011); il car sharing invece è in 23 città con oltre 4 mila veicoli a disposizione dei cittadini: l’ingresso sul mercato dei nuovi servizi a flusso libero, come Car2Go, Enjoy o l’elettrica Share’ngo, oltre a quelli gestiti dai comuni, ha provocato un vero e proprio boom dell’offerta. E nelle aree urbane sono sempre di più le zone interdette al traffico privato: oggi ogni 100 abitanti ci sono più di 36 metri quadri di zone pedonali, la densità di piste ciclabili è cresciuta del 13 per cento (quasi 20 chilometri di piste ogni 100 chilometri quadrati), e zone a traffico limitato o a traffico pedonale privilegiato sono presenti in 66 capoluoghi. Piccoli miglioramenti nella qualità della vita e nel rendere le città italiani più a misura d’uomo che iniziano a incidere anche sul rapporto degli italiani con l’automobile privata: un rapporto che appare ancora morboso, visto che ci sono ancora 603 automobili ogni mille abitanti, ma in lieve raffreddamento per il terzo anno consecutivo.
Tutto bene dunque? Quasi, perché il rilancio del trasporto pubblico locale ancora stenta: se dal 2011 sono cresciute le reti di trasporto locale su ferro, per tram ma soprattutto metropolitana (10,6 per cento in più, con l’epocale e travagliatissima apertura della Metro C a Roma), la situazione degli autobus è perfino peggiorata: nel 2011 c’erano in media 4.787 posti per chilometro per ogni abitante, oggi sono scesi a 4.423, peraltro con una forte disuguaglianza sul territorio: nelle città del nord e del centro c’è disponibilità di posti anche tre volte superiore rispetto al Mezzogiorno. Inoltre, meno di un terzo degli abitanti delle grandi città usa i mezzi pubblici, e solo il 22 per cento dei bus sono ecologici. Anche se almeno in questo si trova più di qualche comune virtuoso: quote di bus ecologici superiori ai due terzi del parco circolante si rilevano infatti ad Aosta, Udine, Ravenna, Perugia, Terni, Macerata, Ascoli Piceno, Caserta, Cosenza e, tra i grandi comuni, Padova, Bologna e Verona, tutti oltre il cinquanta per cento.
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