La stima è di una revisione di Pesticide Action Network che contro l’avvelenamento da pesticidi chiede lo stop alle sostanze tossiche e alternative più sicure.
Nelle settimane successive alla presentazione, i tre vini, la cui qualità è già stata apprezzata da esperti enologi, verranno messi in vendita nei supermercati Coop di Lazio e Campania. “Acquistare queste etichette – spiega Carlo Barbieri, responsabile Canale Supermercati Coop Italia – significa non solo degustare ottimi vini, ma contribuire a ridare dignità di cittadini
Nelle settimane successive alla presentazione, i tre vini, la cui qualità è già stata apprezzata da esperti enologi, verranno messi in vendita nei supermercati Coop di Lazio e Campania.
“Acquistare queste etichette – spiega Carlo Barbieri, responsabile Canale Supermercati Coop Italia – significa non solo degustare ottimi vini, ma contribuire a ridare dignità di cittadini liberi a queste persone, offrendo loro, solidalmente, una nuova opportunità”.
I locali della cantina sono proprio all’interno del carcere, davanti ad un piccolo appezzamento di terreno che ospita giovani piante di olivo ed un piccolo frantoio.
Il “Rosso di Lazzaria”, è un vino rosso prodotto con le uve della grande tenuta agricola con vigna che si trova all’interno della struttura penitenziaria e infatti prende il nome dalla zona dove si trova la Casa Circondariale. Il vino è stato presentato nella cantina interna al carcere alla presenza del vescovo di Velletri, monsignor Vincenzo Apicella, del vice garante dei detenuti Sandro Compagnoni, dell’enologo che ha curato la produzione Sergio De Angelis e di numerosi altri ospiti ed esperti del settore. “È stata una battaglia vinta– ha detto la direttrice del penitenziario Donata Iannantuono – abbiamo rimesso in piedi la cantina, impegnato l’agronomo della struttura Marco De Biase, alcuni agenti di polizia penitenziaria e diversi detenuti che si sono offerti volontari. Alla fine è venuto fuori un prodotto eccellente, che va ad aggiungersi al pane di Lariano, prodotto nella Casa Circondariale di Rebibbia, con cui abbiamo stretto un’ottima collaborazione nel produrre i prodotti tipici locali, come anche l’olio d’oliva, che viene sempre prodotto qui da noi grazie ai nostri uliveti e alla collaborazione dei detenuti”.
Il progetto di recupero sociale di Velletri non si ferma infatti alla produzione del vino: oltre alla Piccola Società Cooperativa Lazzaria, i cui soci e lavoratori sono detenuti o ex detenuti, all’interno del carcere si produce anche un ottimo olio extravergine, ed esiste una grande serra per ortaggi e frutta: oltre 3.500 metri quadrati, dotati dei
più moderni mezzi di irrigazione, di sistemi di coltivazione biologici. A breve sarà poi operante un piccolo impianto per la produzione di marmellate. Questo modello unico di azienda agricola, parte integrante di un carcere ma in realtà uguale a tutte le altre nella gestione e nelle tecniche di produzione, sta riscontrando un tale successo che, chissà, comincerà a essere applicato anche in altre carceri italiane.
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