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La procura di Savona sta indagando sulle emissioni della centrale a carbone di Vado Ligure della Tirreno Power, cercando di capire se possano essere collegate con l’incremento della mortalità per malattie respiratorie e cardiovascolari nella zona, secondo quanto rivelato dal Secolo XIX. Secondo gli ultimi aggiornamenti “il lavoro di magistrati e consulenti è quello di
La procura di Savona sta indagando sulle emissioni della centrale a carbone di Vado Ligure della Tirreno Power, cercando di capire se possano essere collegate con l’incremento della mortalità per malattie respiratorie e cardiovascolari nella zona, secondo quanto rivelato dal Secolo XIX. Secondo gli ultimi aggiornamenti “il lavoro di magistrati e consulenti è quello di rendere inattaccabile il castello accusatorio con il quale contestare ai vertici aziendali la pericolosità delle emissioni dalle ciminiere vadesi”.
Sono quasi 500 le persone decedute – secondo le diverse perizie elaborate dai consulenti della magistratura savonese – dei 1.700 o 2.000 adulti che nel tempo sono stati ricoverati per malattie respiratorie e cardiovascolari, 450 i bambini ricoverati all’ospedale sempre per patologie respiratorie e per attacchi d’asma. Già a novembre 2013 si è parlato dell’iscrizione nel registro degli indagati di una decina di persone, tra cui amministratori pubblici che non avrebbero vigilato sulla qualità dell’aria.
La procura di Savona oggi ha indagato per disastro ambientale Giovanni Gosio, 61 anni, ex direttore generale della centrale termoelettrica a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, che si è dimesso alcuni giorni fa “per aver concluso il piano industriale”. Il suo sogno era quello di potenziare Tirreno Power, già sesta azienda per produzione di energia in Italia. Era da anni che chiedeva alla Regione Liguria l’ampliamento della centrale con la costruzione di un terzo forno a carbone, negatagli da Claudio Burlando “fino a quando la qualità dell’aria non sarebbe stata migliore”. Fino a pochi giorni fa il Secolo XIX metteva ancora in allerta per lo sbarco a Vado Ligure del carbone killer, il famigerato pet-coke, un combustibile sporco derivato dai residui di raffinazione del petrolio, evidentemente destinato alle fornaci della più grande, vecchia e obsoleta centrale a carbone ligure. L’altro indagato è il direttore dello stabilimento, Pasquale D’Elia, già interrogato nei mesi scorsi dal procuratore Francantonio Granero e dal sostituto Chiara Maria Paolucci. Sotto inchiesta ci sarebbe anche un terzo dirigente.
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