Si chiama Climate Sense ed è un’esperienza immersiva per comprendere cosa vorrà dire convivere con il clima del futuro.
Dopo la bocciatura della Corte suprema, cinque ong si rivolgono alla Corte costituzionale per costringere la Spagna ad agire per il clima.
In Spagna, le organizzazioni ambientaliste non hanno nessuna intenzione di arrendersi. E, dopo la bocciatura della Corte suprema nell’estate del 2023, portano la loro causa per inazione climatica contro lo stato – la prima nella storia del paese – di fronte alla Corte costituzionale. Con un auspicio: che la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) contro la Svizzera possa rappresentare un precedente, spianando la strada per un esito favorevole. In caso contrario, anche loro dovranno rivolgersi alla Cedu.
🔴VAMOS AL CONSTITUCIONAL🔴
Elevamos al Tribunal Constitucional el primer LITIGIO CLIMÁTICO de la historia de España
No vamos a parar hasta que España cumpla con sus obligaciones climáticas
💪Junto a @ecologistas @OxfamIntermon @JuventudXClima @CoordiONGD https://t.co/2JGik9nici— Greenpeace España (@greenpeace_esp) June 24, 2024
L’azione legale per inazione climatica è promossa da una coalizione di cinque organizzazioni non governative: Ecologistas en acción, Greenpeace, Oxfam intermón, Fridays for future e La coordinadora de organizaciones para el desarrollo. Queste ong contestano apertamente il nuovo Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), perché propone di tagliare le emissioni del 32 per cento entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990.
Tale obiettivo, a detta loro, è decisamente troppo timido. Perché, sulla base delle sue capacità e della sua responsabilità storica per i cambiamenti climatici, la Spagna dovrebbe puntare almeno a un taglio del 55 per cento entro la fine del decennio. Una traiettoria simile sarebbe in linea con il traguardo, caldeggiato dalla comunità scientifica internazionale, di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali.
Il caso è arrivato fino alla Corte suprema spagnola che, però, a fine luglio del 2023 l’ha respinto. La Corte ha riconosciuto la mancanza di un reale coinvolgimento della popolazione nella stesura del Pniec, non ritenendo però che sia un argomento sufficiente per invalidare il piano stesso. Inoltre, ha preferito non prendere come riferimento le analoghe azioni legali per inazione climatica avviate in altri stati, trattandosi di giurisdizioni diverse.
Ora si apre un nuovo capitolo, perché le ong si rivolgono alla Corte costituzionale, chiedendole di rovesciare la precedente sentenza e costringere lo stato spagnolo ad agire per il clima in modo molto più incisivo. Dalla loro parte hanno un nuovo, cruciale precedente: la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) di Strasburgo che ad aprile ha dato ragione alle Anziane per il clima, ravvisando nell’inazione climatica della Svizzera una violazione dei diritti umani (nello specifico, dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo).
Tutti gli stati del Consiglio d’Europa, compresa la Spagna, riconoscono l’autorità della Corte e la natura vincolante delle sue sentenze. E la Costituzione spagnola chiarisce che le norme relative ai diritti fondamentali devono essere interpretate in conformità con i trattati internazionali che il paese ha ratificato. Se nemmeno questo nuovo tentativo andrà a buon fine, le ong si dicono già pronte a rivolgersi loro stesse alla Corte di Strasburgo.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Si chiama Climate Sense ed è un’esperienza immersiva per comprendere cosa vorrà dire convivere con il clima del futuro.
La pre-Cop ospitata da Figi e Tuvalu si è risolta in un flop diplomatico, con critiche anche all’Australia, che presiederà la Cop31.
L’analisi di una conchiglia gigante nel Pacifico occidentale conferma il riscaldamento delle acque marine dovuto ai cambiamenti climatici.
L’ultimo rapporto dell’organismo economico teme un imminente episodio di intensità eccezionale: i prezzi del cibo potrebbero aumentare del 10 per cento.
Sull’intero arco alpino i ghiacciai hanno patito un’estate segnata da ondate di caldo violente e prolungate. In Svizzera perso il 5,5 del volume.
Un’analisi della compagnia Allianz ha valutato le perdite patite da trenta nazioni europee per via delle ondate di caldo estremo vissute in estate.
Il testo approvato prevede che verrà mantenuto il riconoscimento delle nazioni che spariranno per via dell’innalzamento del livello dei mari.
Un rapporto della rete di Ong Climate action network propone alcuni cambiamenti concreti per rilanciare le Conferenze mondiali sul clima.
Alcune nazioni già vivono gli impatti di El Niño, altre si stanno attrezzando in attesa che arrivino. E in Europa le previsioni restano molto incerte.