Clima, le Nazioni Unite lo sanno: “Così non basta, per salvare il mondo bisogna fare di più”

Secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, gli impegni avanzati finora dagli stati sono inutili, per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima bisogna crederci.

Tra ciò che è necessario per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e ciò che finora è stato promesso dalle nazioni di tutto il mondo “esiste ancora una distanza catastrofica”. L’allarme arriva dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UN Environment, già Unep), che nel suo rapporto annuale intitolato “Emissions Gap” spiega come il mondo sia ancora molto lontano dalla traiettoria che permetterebbe di limitare la crescita della temperatura media globale a 2 gradi centigradi, nel 2100, rispetto ai livelli pre-industriali.

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Un rapporto delle Nazioni Unite ha lanciato un nuovo allarme sul clima: gli impegni assunti finora dai governi sono largamente insufficienti ©Lukas Schulze/Getty Images

Per scongiurare uno stravolgimento del clima il 2018 sarà cruciale

Nel mirino dell’Onu ci sono in particolare gli Indc (Intended nationally determined contributions), ovvero le promesse di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra avanzate in modo ufficiale dai governi di tutto il mondo prima della Cop 21 di Parigi, nel 2015. All’epoca, già il governo francese aveva ammesso che gli impegni assunti non erano sufficienti: ora c’è la conferma ufficiale delle stesse Nazioni Unite, che arriva a pochi giorni dall’avvio della Cop 23 di Bonn, il cui obiettivo principale – non a caso – è proprio quello di preparare il terreno per la riedizione degli Indc che dovrebbe essere effettuata nel 2018.

Il problema è che tale “revisione” non potrà limitarsi ad un semplice ritocco. Secondo l’UN Environment, infatti, “soprattutto se la crescita economica mondiale dovesse accelerare” è possibile che le emissioni mondiali di gas ad effetto serra possano faticare a raggiungere il picco, per poi invertire la rotta e diminuire. Il rapporto spiega in questo senso che – tenendo conto non solo del biossido di carbonio ma anche degli altri gas “climalteranti”, come ad esempio il metano – il totale delle emissioni è stato nel 2016 pari a 52 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2. La stessa agenzia delle Nazioni Unite indica quindi il tetto massimo che occorrerà raggiungere entro il 2030 se si vuole ancora sperare di non superare la barra dei 2 gradi alla fine del secolo: “Occorrerà limitare il totale delle emissioni a 42 miliardi di tonnellate all’anno; 36 miliardi se si punterà a non superare i +1,5 gradi”.

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Secondo gli esperti delle Nazioni Unite occorrerà triplicare gli sforzi rispetto a quanto annunciato finora per salvare il clima ©Mario Tama/Getty Images

“Gli impegni dei governi bastano per fare un terzo del cammino necessario”

Stando ai calcoli dell’Onu, dunque, il valore attuale dovrà dunque diminuire di 10 miliardi di tonnellate almeno rispetto ad oggi. Come riuscirci? Attraverso gli impegni di ciascuna nazione: gli stessi che sono stati indicati, appunto, negli Indc. Il rapporto spiega però che questi ultimi, nella versione attuale, saranno sufficienti per garantire solamente “circa un terzo del calo necessario” (e ciò a condizione, ovviamente, che ciascun governo rispetti pedissequamente quanto promesso). In altri termini, la traiettoria che gli Indc attuali permetteranno di raggiungere porterà la temperatura media globale a crescere di “3, se non addirittura 3,2 gradi”, alla fine del secolo.

“La situazione è molto preoccupante – ha commentato al quotidiano Le Monde il climatologo Jean Jouzel, ex vicepresidente dell’Ipcc, Gruppo intergovernativo di esperti sul clima -, dal momento che siamo ancora molto lontani dagli obiettivi indicati a Parigi. Per mantenere ancora la speranza di non superare i 2 gradi, occorre che il picco delle emissioni di gas ad effetto serra venga raggiunto al massimo entro il 2020”.

“Occorre invertire la rotta nelle tecnologie e negli investimenti”

Il direttore di Un Environment, Erik Solheim, ha tuttavia tentato di mantenere un po’ di ottimismo: “Bisogna invertire la rotta nelle tecnologie e negli investimenti. Ciò potrebbe ridurre le emissioni, creando al contempo immense opportunità sociali, economiche e ambientali”. A patto che il mondo si impegni in un cambiamento di rotta energico e immediato.

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