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29 grandi compagnie hanno proposto alla Ue di innalzare dal 20 al 30 per cento l’obiettivo sulla riduzione delle emissioni. E proprio oggi, in sede europea, si discute sul protocollo di Kyoto, in vista del vertice di Cancun.
La possibilità di prorogare o meno il protocollo di
Kyoto oltre il 2012 è uno dei principali argomenti
all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri dell’ambiente Ue
che si terrà oggi a Lussemburgo: la Ue cerca una posizione
comune in vista della conferenza di Cancun sui cambiamenti
climatici (29 novembre-10 dicembre).
La discussione odierna è stata tuttavia anticipata da
un dibattito in merito suscitato prima da una lettera pubblica di
tre ministri europei (il ministro britannico dell’Energia e dei
Cambiamenti Climatici, Chris Huhne, il ministro tedesco
dell’Ambiente Norbert Roettgen e quello francese dell’Ecologia
Jean-Louis Borloo), con cui chiedevano alla Ue di ridurre del 30
per cento, e non solo del 20, le emissioni di gas serra entro il
2020.
L’Unione, secondo i tre ministri , dovrebbe innalzare i propri
obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra per competere a
pari livello con Cina, Giappone e Stati Uniti nella corsa alle
tecnologie verdi. La recessione economica di per sé ha
già contribuito infatti ad un calo delle emissioni dell’11%
(rispetto al periodo pre-crisi), fatto che renderebbe meno oneroso
un passaggio dal 30 per cento al 20 (la stima parla di 11 miliardi
di euro in più)
In risposta a questa lettera, 29 grandi compagnie del
continente, (tra cui BNP Paribas, BSkyB, Capgemini, Centrica,
Crédit Agricole, GE Energy, Johnson Controls Inc, Google,
Marks and Spencer, Nike, Philips Lighting, Sony Europe, Swiss Re,
Thames Water, Vodafone e l’italiana Barilla), hanno firmato
l’appello (realizzato su iniziativa della University of Cambridge
Programme for Sustainability Leadership e pubblicato
su Financial Times,
Le
Monde e Frankfurter Allgemeine
Zeitung) per incitare l’Europa a rafforzare
l’obiettivo. Secondo le aziende infatti, i prezzi bassi della CO2
avrebbero minato seriamente gli investimenti domestici in
tecnologie low-carbon e lo sviluppo internazionale del carbon
trading: l’appello proveniente dal mondo del business chiede quindi
all’Europa di tagliare le emissioni di gas serra non solo per
rallentare il riscaldamento globale, ma anche per favorire la
competitività economica a livello internazionale.
Le compagnie firmatarie dell’appello ritengono inoltre
fondamentale il fatto di uscire dalla recessione ponendo le basi
per una crescita low-carbon che ci eviti di imprigionarci in un
futuro ad alte emissioni. Innalzando l’obiettivo l’Unione Europea
interverrà direttamente sul prezzo della CO2, dando i
segnali economici di cui le compagnie hanno bisogno per continuare
a investire miliardi di dollari in prodotti, servizi, tecnologie e
infrastrutture low-carbon.
CO2 e protocollo di Kyoto, un banco di prova per una politica
comune europea: ne va del futuro di tutti noi.
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