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Dopo il sì della Corte costituzionale, anche in Colombia può entrare in vigore l’accordo di Escazú per la tutela degli attivisti ambientali.
L’accordo di Escazú, per la tutela degli attivisti ambientali in America latina e nei Caraibi, rispetta la Costituzione della Colombia. Lo ha sancito all’unanimità la Corte costituzionale di Bogotà, dando così il via libera alla sua entrata in vigore nel paese. Così facendo, commenta l’avvocata Luisa Gómez Betancur del Center for international environmental law, la Corte “lancia un messaggio chiaro: la violenza contro i difensori dell’ambiente deve finire, per spianare la strada al loro lavoro nel luogo più pericoloso al mondo per la difesa dell’ambiente”. Una vittoria, ribadisce Gómez Betancur, per la quale bisogna ringraziare la società civile colombiana e i popoli indigeni.
L’accordo di Escazú – o, per usare il suo nome ufficiale, Accordo regionale sull’accesso all’informazione, sulla partecipazione pubblica e sulla giustizia nelle questioni ambientali – riconosce, protegge e promuove i diritti di tutti i difensori dell’ambiente nell’area dell’America latina e dei Caraibi. Tutela dunque sia le organizzazioni non governative e della società civile, sia i singoli attivisti, con particolare attenzione per le donne, le persone indigene e afrodiscendenti. Più nello specifico, sono tre i diritti che questo trattato vuole implementare pienamente: il diritto all’accesso alle informazioni sull’ambiente, alla partecipazione pubblica nei processi decisionali che riguardano l’ambiente e il diritto alla giustizia, sempre in merito alle questioni ambientali.
Frutto di lunghi negoziati, l’accordo di Escazú è stato approvato nell’omonimo distretto della Costa Rica il 4 marzo 2018, per poi entrare in vigore il 22 aprile 2021, Giornata della Terra. Aperto alla partecipazione di 33 stati, attualmente conta 24 firme e 16 ratifiche.
La Colombia, inizialmente, in questa lista non c’era. Ha firmato l’accordo di Escazú soltanto nel 2019 e ora, dopo il via libera della Corte costituzionale, lo può ratificare. Fin da subito era chiaro come, senza la sua adesione, il trattato sarebbe stato efficace soltanto a metà.
Stando ai dati più recenti forniti dalla ong Global witness, infatti, anche nel 2022 la Colombia si è confermata come il paese più pericoloso per i difensori dell’ambiente, con 60 omicidi accertati su un totale globale di 177. Il doppio rispetto all’anno precedente. E tra loro c’era anche un ragazzo di 14 anni, raggiunto dai colpi di arma da fuoco mentre perlustrava una zona rurale del dipartimento di Cauca insieme alla Guardía Indígena.
Pur ricordando questi dati allarmanti, il report guardava con ottimismo all’elezione di Gustavo Petro: il primo presidente di sinistra nella storia recente del paese e il primo a promettere di fare di più per proteggere i difensori dell’ambiente.
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