Accordo di Escazú, uno storico passo avanti per i diritti degli ambientalisti in America Latina

Firmando l’accordo di Escazù, dodici paesi sudamericani si impegnano a difendere i diritti di chi lotta per l’ambiente, dopo innumerevoli minacce e reati.

In America Latina e nei Caraibi, sono tante – e di primaria importanza – le questioni ambientali per cui battersi. La deforestazione in Amazzonia, la tutela delle terre dei popoli indigeni (e quindi dei loro diritti), lo sfruttamento delle risorse da parte dei colossi petroliferi, la salvaguardia della biodiversità. In nessun altro posto, però, mobilitarsi per l’ambiente può rivelarsi così pericoloso. Per fortuna, le cose potrebbero cambiare. Un segnale molto positivo infatti arriva dall’accordo di Escazù, che ha raccolto un ampio consenso.

Come funziona l’accordo di Escazù

Tecnicamente si chiama Lac P10, o Accordo regionale sull’accesso all’informazione, sulla partecipazione pubblica e sulla giustizia nelle questioni ambientali. Da tutti, però, è conosciuto come l’accordo di Escazù, dal nome dell’omonimo distretto della Costa Rica. E, se andrà avanti come previsto e manterrà le promesse, avrà il potere di cambiare le cose.

Come riporta il World Resurces Institute, l’accordo mette nero su bianco il fatto che le persone e le organizzazioni che difendono l’ambiente e i diritti umani hanno diritto a vivere in un ambiente sano, libero da minacce, restrizioni e insicurezze. Inoltre, avvia delle misure per prevenire gli attacchi e le intimidazioni nei loro confronti, per poi indagare quando accadono e punire i colpevoli.

Questo documento intende anche spianare la strada per le persone comuni (soprattutto le fasce più povere e vulnerabili) che vorranno cercare informazioni sulle questioni ambientali che le riguardano direttamente: nuovi giacimenti minerari, misure di contrasto all’inquinamento, sfruttamento del suolo e così via. La popolazione dovrà avere voce in capitolo nei processi decisionali e, se necessario, far valere i propri diritti anche quando dall’altra parte ci sono grandi interessi economici. I governi, da parte loro, avranno la responsabilità di garantire sostegno (anche legale) alla società civile.

Baldanegro durante la consegna del Goldman Environmental Prize
isidro Baldenegro, attivista ambientale messicano ucciso nel gennaio 2017 © Goldman environmental prize

Quali paesi hanno firmato l’accordo e cosa prevede l’iter

L’accordo di Escazù è aperto alla partecipazione di 33 paesi. Dodici sono quelli che si sono già impegnati a mettere la loro firma: Antigua e Barbuda, St. Lucia, Costa Rica, Guyana, Messico, Panama, Uruguay, Perù, Ecuador, Brasile, Guatemala e Argentina. Il prossimo passo è quello di procedere alla ratifica e fare in modo che le leggi nazionali siano in linea con quanto prescrive.

Considerato che servono 11 ratifiche entro il 27 settembre 2020 perché il trattato entri formalmente in vigore, si può prevedere con un buon grado di certezza che l’iter andrà avanti. Il sostegno della popolazione si è fatto sentire forte e chiaro, tramite una petizione che ha raccolto oltre 33mila firme.

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Quanto è rischioso battersi per l’ambiente in America Latina

Secondo il report A quale costo? pubblicato dalla ong Global Witness, nel 2017 sono stati uccisi 207 ambientalisti in tutto il mondo. Un nuovo drammatico record, che batte quello del 2016, quando le vittime erano state 200. I paesi più pericolosi per chi si batte per l’ambiente sono proprio quelli dell’America Latina, dove si è registrato il 60 per cento dei casi.

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In Brasile hanno perso la vita ben 57 attivisti – quasi tutti impegnati per la difesa dell’Amazzonia -, in Perù otto e in Nicaragua quattro (in questo caso il rapporto tra ambientalisti uccisi e popolazione risulta il più alto in assoluto). Nel Centro America, la situazione si è aggravata particolarmente in Messico, dove nel giro di un anno si è passati da tre a quindici omicidi, mentre in Honduras gli omicidi sono calati (cinque nel 2017, mentre nel 2016 erano 14) ma la repressione sul diritto di parola si fa sempre più tangibile.

 

Foto in apertura © Daniel Cima / Flickr
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