Cop26

Cop26, sui veicoli a zero emissioni un accordo non vincolante. E senza l’Italia

L’intesa punta al 2035 per la definitiva affermazione dei mezzi a zero emissioni. Il nostro paese non firma, sì dalle città di Roma, Firenze e Bologna.

Accelerare anche sul fronte dei veicoli a zero emissioni era uno degli obiettivi dichiarati della Cop26 di Glasgow. Il risultato è stato un impegno globale (non vincolante) per accelerare la transizione elettrica di auto e furgoni entro il 2035 e al 2040 nei Paesi emergenti. Un segnale senza dubbio importante, ma ritenuto da molti insufficiente alla luce degli obiettivi posti dalla Commissione europea nell’ambito della strategia per la mobilità intelligente e sostenibile.

Una manifestazione di Greenpeace per protestare contro le emissioni di CO2
Una manifestazione di Greenpeace per protestare contro le emissioni di CO2 © Sascha Schuermann/Getty Images

Via libera da 26 paesi, 6 costruttori e 39 città

Secondo gli indirizzi stabiliti da Bruxelles, entro il 2030 dovranno circolare sulle strade europee almeno 30 milioni di automobili a emissioni zero, mentre 100 città dovranno annullare il proprio impatto climatico; entro il 2050, oltretutto, i Paesi membri dovranno ridurre le emissioni dei trasporti del 90 per cento. Sarà insomma difficile, se non impossibile, centrare questi target attraverso l’accordo non vincolante scaturito dalla Cop26.  Un’intesa alla quale hanno aderito al momento solo 24 Paesi (solo la Gran Bretagna e la Svezia tra quelli in cui sono presenti le maggiori case automobilistiche), 6 costruttori di auto (VolvoFord, General Motors, Mercedes, Byd e Jaguar Land Rover) e 39 città. L’Italia non figura tra i Paesi firmatari, anche se alcune città come Roma, Firenze e Bologna hanno scelto di aderire.

Emissioni di CO2 generate dalle automobili
Le automobili sono tra le principali cause di inquinamento ed emissioni di anidride carbonica © AFP/Getty Images

I punti principali dell’accordo verso le zero emissioni

L’accordo internazionale per l’eliminazione graduale dei veicoli alimentati con combustibili fossili ha comunque coinvolto rappresentanti di governi, imprese e organizzazioni legate al mondo dell’automotive. I governi si impegneranno affinché tutte le vendite di auto e furgoni nuovi siano a emissioni zero entro il 2040 o prima, o entro e non oltre il 2035 nei principali mercati, e a mettere in atto politiche in grado di accelerare la transizione verso motori green. Per quanto riguarda i produttori, cercheranno di raggiungere il 100 per cento delle vendite di auto e furgoni nuovi a zero emissioni nei mercati principali entro il 2035 o prima, supportati da una strategia aziendale in linea con il raggiungimento di questa ambizione.

Anche i proprietari e gli operatori di flotte aziendali o piattaforme di mobilità condivisa, garantiranno che il 100 per cento delle loro flotte sia costituito da veicoli a emissioni zero entro il 2030 o prima, ove i mercati lo consentano. Sarà centrale anche il ruolo degli investitori, che sosterranno una transizione accelerata verso veicoli a emissioni zero, incoraggiando le Case automobilistiche a decarbonizzare le flotte in linea con gli obiettivi basati sulla scienza; al contempo, le istituzioni finanziarie supporteranno il percorso attraverso capitali e prodotti finanziari che consentano la transizione da parte dei consumatori, aziende, infrastrutture di ricarica e produttori.

Meeting di Rimini 2021
Una ragazza pedala fra le vie di Rimini © Sara Kurfeß/Unsplash

La promozione della mobilità attiva

Tra le novità che spiccano nel documento sui trasporti della COP26, c’è la promozione della mobilità attiva in bicicletta e a piedi. “Riconosciamo che – si legge nel documento – insieme al passaggio a veicoli a emissioni zero, un futuro sostenibile per il trasporto su strada richiederà una più ampia trasformazione del sistema, compreso il supporto per i viaggi attivi, il trasporto pubblico e condiviso, nonché l’impatto sull’intera catena del valore derivante dalla produzione, dall’uso e dallo smaltimento dei veicoli”. Su questo tema, la European cyclists’ federation aveva lanciato una lettera aperta – sottoscritta da oltre 300 associazioni a livello globale – affinché gli spostamenti in bici avessero il giusto riconoscimento all’interno della Cop26 e, soprattutto, per il futuro della mobilità a partire dalle città.

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