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Uno scandalo che coinvolge anche colossi come Samsung e Hyundai sta facendo rivoltare la popolazione contro la presidente della Corea del Sud.
Una manifestazione oceanica ha attraversato le vie di Seul, in Corea del Sud, sabato 14 novembre, concentrandosi nella piazza centrale Gwanghwamun e nelle strade adiacenti. Un milione di persone secondo gli organizzatori (260mila secondo le forze dell’ordine), con un solo obiettivo: chiedere le dimissioni della presidente Park Geun-hye, coinvolta in un gigantesco scandalo che sta toccando anche alcune importanti aziende della nazione asiatica.
L’agenzia di stampa Yonhap ha sottolineato che quello di sabato è stato il terzo giorno di mobilitazione in Corea del Sud, e che ormai il movimento ha raggiunto, in termini quantitativi, le dimensioni di quello che attraversò il paese nel 1987, portando alle prime elezioni democratiche.
Ormai la presidente Park gode di una popolarità limitatissima, che non supera il 5 per cento. Ad affossarne l’immagine, quello che viene chiamato “Choigate”, dal nome di un’amica intima della dirigente, Choi Soon-sil, persona che, secondo le rivelazioni della stampa, avrebbe sul capo di stato un’influenza smisurata.
I mezzi d’informazione hanno riferito infatti che la signora sarebbe arrivata a consultare quotidianamente numerosi dossier di particolare importanza per la politica nazionale, nonché a rileggere tutti i discorsi della presidente. Tutto ciò senza ricoprire alcun incarico ufficiale che la abiliti a farlo.
Ma non è tutto. Sfruttando la propria influenza sulla Park, Choi avrebbe convinto alcuni colossi industriali del paese a finanziare due sue fondazioni. In totale i versamenti raggiungerebbero l’equivalente di ben 61 milioni di euro: solamente Samsung è sospettata di aver contribuito con 20 miliardi di won (15,4 milioni di euro). Per questo gli inquirenti hanno disposto una perquisizione nella sede del celebre marchio dell’elettronica. Al contempo, Chung Mong-koo, patron della Hyundai, primo costruttore di automobili in Corea del Sud, è stato ascoltato dal tribunale che conduce le indagini: l’azienda avrebbe versato 12,8 miliardi di won.
La vicinanza di Park alla famiglia Choi risale al 1974, quando suo padre, il presidente autoritario Park Chung-hee scampò ad un tentativo di omicidio nel quale, però, perse la vita la moglie. A partire dall’anno successivo, Choi Tae-min, fondatore di un culto religioso chiamato “Chiesa della vita eterna” dichiarò di essere in grado di comunicare con l’aldilà, ed in particolare con la defunta madre dell’attuale presidente. Quindi fece sapere di aver trasmesso i propri poteri alla quinta figlia Choi Soon-sil: proprio l’amica intima di Park Guen-hye.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la notizia che Samsung avrebbe anche versato direttamente a Choi anche 2,8 milioni di euro per finanziare la carriera equestre della figlia (che potrebbe gareggiare alle prossime Olimpiadi di Tokyo). Il capo di stato ha tentato di ristabilire l’ordine, allontanando alcuni suoi consiglieri e proponendo un nuovo primo ministro. Tuttavia, non ha concordato la scelta con l’opposizione, che ha perciò annunciato la volontà di bloccare la nomina. Park Guen-hye si è così presentata commossa in televisione, spiegando di essere pronta ad essere ascoltata dai magistrati. Ma la folla appare irremovibile.
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