Dal 9 novembre, per due settimane, si tiene la trentunesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite: la Cop31 ospitata dalla Turchia.
Ci vorranno tra i 200 e i 1.000 anni, ma il ghiaccio al Polo Sud è destinato a sciogliersi. E’ quanto affermano due studi statunitensi indipendenti, il primo condotto da Eric Rignot della Università della California e il secondo da Ian Joughin della Università di Washington. Secondo i gruppi dei due scienziati, che si sono
Ci vorranno tra i 200 e i 1.000 anni, ma il ghiaccio al Polo Sud è destinato a sciogliersi. E’ quanto affermano due studi statunitensi indipendenti, il primo condotto da Eric Rignot della Università della California e il secondo da Ian Joughin della Università di Washington. Secondo i gruppi dei due scienziati, che si sono entrambi focalizzati sul ghiacciaio Thwaites, nell’ovest dell’Antartide, il processo è ormai inarrestabile e comporterà un aumento del livello globale dei mari di almeno 60 centimetri.
Il Thwaites ricopre un’importanza fondamentale: poiché contribuisce a mantenere sotto controllo tutta la crosta glaciale dell’area ovest-antartica, la sua progressiva scomparsa minaccia tutta la zona e rischia di rilasciare in mare ghiaccio sufficiente per far aumentare il livello del mare di un altri 3-4 metri rispetto alle previsioni.
Il team di Joughin ha usato immagini radar per mappare la cosiddetta “linea di grounding” o di radicamento del Thwaites, cioè il punto che divide idealmente il ghiaccio che poggia direttamente sul mare da quello che poggia sulla terraferma.
In pratica, se la maggior parte del ghiacciaio poggia direttamente sull’acqua e solo marginalmente a terra, le crepe che si formano in quest’area saranno più pericolose perché, finendo in mare, hanno più probabilità di sciogliersi in tempi relativamente rapidi e di accelerare il processo di innalzamento (stimato in 10 centimetri ogni secolo).
Secondo il modello di Washington, quindi, il destino del Thwaites è ormai segnato e il suo scioglimento completo è previsto in un arco di tempo che va tra i 200 e i 900 anni.
Gli scienziati californiani hanno invece preso in esame anche altri due ghiacciai, ovvero il Pine Island e il sistema di ghiacciai Smith-Kohler, misurando di quanto si sono ritirati nel periodo che va dal 1992 al 2011: il Thwaites di 14 chilometri, il Pine Island di 31 km, e il sistema di ghiacciai Smith-Kohler di 35 km.
Entrambe le ricerche confermano un collasso inarrestabile e irreversibile.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Dal 9 novembre, per due settimane, si tiene la trentunesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite: la Cop31 ospitata dalla Turchia.
Il nuovo Bollettino sui gas ad effetto serra dell’Organizzazione meteorologica mondiale spiega che si è arrivati a 426,8 parti per milione.
Secondo uno studio europeo, che coinvolge il WWF, tutti gli investimenti si ripagherebbero entro il 2032. Vantaggi anche per lavoro, salute e ambiente.
Due studi inglesi indicano il numero di morti per il caldo estremo nell’estate 2026: a Milano e Roma, 2.467 e 2.253 vittime.
Si chiama Climate Sense ed è un’esperienza immersiva per comprendere cosa vorrà dire convivere con il clima del futuro.
La pre-Cop ospitata da Figi e Tuvalu si è risolta in un flop diplomatico, con critiche anche all’Australia, che presiederà la Cop31.
L’analisi di una conchiglia gigante nel Pacifico occidentale conferma il riscaldamento delle acque marine dovuto ai cambiamenti climatici.
L’ultimo rapporto dell’organismo economico teme un imminente episodio di intensità eccezionale: i prezzi del cibo potrebbero aumentare del 10 per cento.
Sull’intero arco alpino i ghiacciai hanno patito un’estate segnata da ondate di caldo violente e prolungate. In Svizzera perso il 5,5 del volume.

