Mobilità sostenibile: definizione, progetti nelle aree urbane in Italia e in Europa
La mobilità sostenibile è il modello ideale di un sistema di trasporti che riduce al minimo l’impatto ambientale, massimizzando l’efficienza, l’intelligenza e la rapidità degli spostamenti. Il World Business Council for Sustainable Development la definisce così: Mobilità sostenibile significa dare alle persone la possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista
Mobilità sostenibile: definizione, progetti nelle aree urbane in Italia e in Europa
La mobilità sostenibile è il modello ideale di un sistema di trasporti che riduce al minimo l’impatto ambientale, massimizzando l’efficienza, l’intelligenza e la rapidità degli spostamenti. Il World Business Council for Sustainable Development la definisce così:
Mobilità sostenibile significa dare alle persone la possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale, oggi come in futuro.
Il ministero dell’Ambiente italiano specifica l’attualità e l’importanza del tema, sottolineando i vantaggi per la qualità della vita delle città che si sforzano di adottare idee, tecnologie e pratiche verso la mobilità sostenibile:
Numerose ricerche hanno dimostrato che un maggiore impiego di risorse pubbliche per migliorare il sistema dei trasporti, puntando sui servizi pubblici, condivisi e più ecosostenibili, è in grado, oltre che di rendere più sicure e vivibili le nostre città, anche di supportare e far crescere l’occupazione e il complessivo sistema economico locale.
La European Mobility Week
La Commissione europea ha inaugurato nel 2004 una European Mobility Week, “una campagna di mobilità sostenibile che svolge un ruolo importante nella creazione di una nuova cultura della mobilità urbana”. La manifestazione annuale assume di anno in anno un rilievo maggiore in tanti Paesi europei, Italia compresa. Alle città partecipanti si chiedono iniziative su tre fronti: giornate senz’auto, convegni e iniziative concentrate in quella settimana, misure permanenti per ridurre e razionalizzare il traffico e migliorare l’ambiente.
Sono migliaia le città che aderiscono all’iniziativa (l’ultima, quasi 2.500). Quelle che organizzano una giornata senz’auto e prenderanno iniziative permanenti saranno candidate al premio della settimana europea della mobilità: gli anni scorsi tra le città premiate ci sono state Zagabria, Bologna, Gavle e Budapest. L’obiettivo è sempre spingere le maggiori città europee – e dunque tutti i cittadini – a riflettere sui propri sistemi di mobilità, sensibilizzare i cittadini all’uso di mezzi di trasporto diversi, incoraggiare gli investimenti nelle nuove infrastrutture necessarie per migliorare la qualità della vita urbana.
Toyota Prius plug in, una delle nuove tecnologie per la mobilità.
I problemi dell’industria dei trasporti
L’urgenza di adottare una visione improntata alla mobilità sostenibile è riassumibile in alcune cifre.
Il settore dei trasporti consuma un quinto dell’energia primaria prodotta nel mondo. Il 40 per cento di questa viene usata dal traffico urbano.
Secondo le stime Oms, il 92% della popolazione mondiale vive in luoghi dove la qualità dell’aria è oltre i limiti di sicurezza per la salute. Per quanto riguarda l’Italia, le aree con media annua delle polveri sottili Pm2,5 con una media annua tra 26 e 35 microgrammi si concentrano nelle aree cittadine, in particolare in Pianura Padana. Tre le sostanze ‘killer’ sotto accusa: le polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello nei bassi strati dell’atmosfera (O3), a cui l’Oms attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia.
Il ruolo delle grandi case automobilistiche è stato importante.
Una ricerca di dieci anni fa ha mostrato che dal 1990 al 2000 le emissioni di CO2 delle automobili in Europa erano incredibilmente aumentate di quasi un terzo, invece che diminuire, dimostrando di essere rimaste indietro rispetto ad altri settori della società che nel contempo tentavano – con successo – di ridurre il proprio impatto. Oggi la rimonta è avvenuta, il ritardo nell’adozione di tutte le tecnologie per migliorare consumi e inquinamento non solo è stato recuperato ma anzi sono numerosissimi gli esempi virtuosi nel campo automobilistico. Su intere linee di prodotto, non più solo su prototipi da sogno.
Nonostante tutto ciò, per anni le più ambiziose proposte per la riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti sono state osteggiate e oggetto di dispute a livello mondiale, dai nuovi limiti delle emissioni medie di CO2 dei produttori automobilistici visti come fumo negli occhi dalla Germania, al sistema europeo ETS per la riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera contestato dalle compagnie aeree.
Dimezzare il consumo di carburante dei nuovi veicoli.
In 20 anni è possibile, basta spingere i governi a investire sulle tecnologie già disponibili, come i motori ibridi o elettrici. Consumare meno petrolio vuol dire vivere in un mondo più sicuro, stimolare l’economia, contrastare il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, ridurre il Pm10 da traffico veicolare che secondo tutti gli studi scientifici è collegato a gravi danni alla salute.
La mobilità sostenibile passa anche attraverso la condivisione dell’auto.
Come raggiungere il modello di mobilità sostenibile
Più alfabetizzazione informatica, più tecnologia, automobili connesse, sharing economy, smart city, infrastrutture più moderne, progressiva elettrificazione delle automobili, ma soprattutto – e qui entra in scena il comportamento di ognuno di noi – una nuova curiosità e una disponibilità personale a cambiare un po’ le nostre abitudini. A scambiare e sperimentare nuovi mezzi di trasporto, a manovrare le nuove app, a informarsi sui progressi nel settore e su tutte le nuove opportunità che le nostre città ci offrono. Ecco cos’è la mobilità sostenibile: è un percorso in cui tutti, cittadini, case automobilistiche, amministrazioni pubbliche e politica scelgono di condividere un nuovo modo di muoversi.
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