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Per abbassare l’impatto ambientale dei cosmetici bisogna lavorare in modo coerente su tutta la filiera. Henkel racconta questo percorso passo dopo passo.
Una doccia rinvigorente, una passata di crema idratante sul viso, un filo di trucco… ogni giorno, in media, ciascuno di noi usa almeno otto cosmetici diversi. Moltiplichiamo mentalmente questo numero per 365 giorni all’anno e possiamo farci un’idea di quante cose cambierebbero riducendo al minimo l’impatto ambientale di questi prodotti.
Questo tema riscuote un interesse sempre più trasversale, ma ha alcuni risvolti decisamente tecnici. Non possiamo dimenticare, infatti, che qualsiasi cosmetico non deve solo essere sostenibile, ma anche mantenere la sua promessa ed essere sicuro per il consumatore. Come trovare il giusto equilibrio? Può insegnarci qualcosa l’esperienza di Henkel, la multinazionale di Düsseldorf che distribuisce in tutto il mondo prodotti sia per i consumatori finali sia per i saloni professionali.
Il nostro comune desiderio di prenderci cura della nostra estetica ha dato vita a un settore economico che macina numeri di tutto rispetto. In Europa dà lavoro a circa 2 milioni di persone, di cui quasi 167mila direttamente nella fase produttiva. Il primo mercato della cosmesi è proprio la Germania, patria di Henkel, che si spartisce il podio con Francia e Regno Unito; al quarto posto troviamo l’Italia, dove vale 10,1 miliardi di euro. A fornire questi dati è l’associazione Cosmetica Italia, che riunisce oltre 500 aziende del comparto.
Con un’offerta così vasta, il successo di ogni prodotto si gioca su un crinale molto sottile. Si spiega così il motivo per cui ogni anno le imprese del Vecchio Continente investono 2,35 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, nel tentativo di intercettare in modo sempre più mirato i nuovi trend. E se c’è un argomento a cui i loro clienti si dimostrano sempre più sensibili, si tratta proprio dell’impatto ambientale. Il tema, d’altronde, è reale. Si stima che il 2 per cento dell’impronta di carbonio globale derivi dal settore cosmetico, tanto a monte della filiera (per il reperimento delle materie prime) quanto a valle (per l’acqua calda consumata dall’utente finale o le confezioni da smaltire).
Negli ultimi anni sono stati compiuti notevoli passi avanti in questo senso, e ce ne dobbiamo aspettare altri nel prossimo futuro. Già nel 2018 i cosmetici di origine naturale rappresentavano il 10 per cento del mercato italiano. A detta degli esperti, entro il 2025 il giro d’affari globale dei prodotti biologici e naturali supererà la soglia dei 22 miliardi di euro.
Quando si parla di cosmetici a ridotto impatto ambientale, però, è facile fare confusione. In realtà, dobbiamo distinguere tre categorie ben diverse. Si parla di cosmetica pulita (clean beauty) per indicare quei prodotti studiati per garantire un’efficacia elevata, nel rispetto dell’equilibrio della pelle. La cosmetica green (green beauty) invece include nella formulazione ingredienti ed estratti naturali, enfatizzandone le proprietà. La cosmetica certificata (certified beauty), infine, impiega una percentuale molto alta di ingredienti di origine naturale, riconosciuti da “bollini di garanzia” internazionali come Cosmos o Ecocert.
Fra queste tre strade, quale ha scelto un colosso del calibro di Henkel? “La nostra strategia è quella di bilanciare ingredienti naturali, a base naturale e provenienti da fonti rinnovabili da una parte, e l’efficacia dei cosmetici dall’altra – chiarisce Andrea Sättler, che guida la divisione di ricerca e sviluppo per il body care, skin care and oral care della divisone Beauty Care –. Utilizziamo già materie prime ad alto indice di sostenibilità ogni volta che ha senso farlo, dopo aver preso in considerazione l’impatto ambientale, quello economico e quello sociale. Dove possibile, offriamo anche cosmetici naturali certificati e con le rispettive etichette”.
Did you know that beauty products account for 2% of the world’s carbon footprint? This is only one reason why consumers switch to more #sustainable beauty products. ? Find more background information on #GreenBeauty here ? https://t.co/CB2nzu8r3Z pic.twitter.com/kI0oyrPFsH
— Henkel (@Henkel) January 27, 2020
Negli ultimi due anni la divisione Beauty Care di Henkel ha calcolato l’impronta di carbonio di oltre 170mila formulazioni, con l’obiettivo di ridurla in modo tangibile e trasversale. Ciò impone di lavorare su ogni singolo elemento e processo della filiera.
Il percorso comincia dalla produzione, dove l’azienda sta gradualmente abbassando il fabbisogno di acqua ed elettricità; gli oli pressati a freddo, per esempio, risultano molto utili. In questa fase, l’accurata selezione delle materie prime può fare la differenza. Il colosso tedesco è stato tra i primi a eliminare dalle formulazioni le microsfere di plastica, già dal 2016, e sta arricchendo la gamma di soluzioni con ingredienti naturali e a base naturale. Alcuni esempi sono i prodotti per la cura del viso e del corpo della linea N.A.E., introdotti in Europa l’anno scorso. Riprendendo la tradizione erboristica italiana, questi cosmetici sono realizzati con ingredienti biologici e formule vegane, tutti certificati Ecocert Greenlife secondo il disciplinare Cosmos.
La scelta degli ingredienti è senza dubbio un fattore fondamentale perché il prodotto sia sostenibile ma, come ci ricorda Henkel, non è l’unico: il packaging ha un ruolo altrettanto centrale. Alleggerire le confezioni dei singoli prodotti semplifica e ottimizza il processo di trasporto, mentre in fase di vendita è utile ridurre il packaging secondario (cioè quegli imballaggi che raggruppano grandi quantità di merce e servono per il rifornimento dei negozi).
La filiera prosegue con un’altra fase spesso sottovalutata: il consumo. È per questo che Henkel sta sviluppando prodotti che richiedono meno acqua ed energia – come lo shampoo secco e il balsamo senza risciacquo – e, parallelamente, sta lavorando molto in termini di comunicazione per sensibilizzare le persone a dosare e usare correttamente ogni prodotto, senza sprechi.
Anche l’ultimo passaggio, lo smaltimento, impone un gioco di squadra: da un lato l’azienda progetta confezioni facili da smistare e riciclare, dall’altro lato il consumatore deve sforzarsi di differenziarlo nel modo corretto, seguendo le istruzioni sull’etichetta.
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