Giustizia per i desaparecidos, 48 condanne per i crimini della dittatura in Argentina

Una storica sentenza ha condannato 48 ex-militari per i crimini commessi negli anni della dittatura in Argentina, che ha provocato 30mila desaparecidos.

È una condanna storica quella che è stata pronunciata a carico di 48 ex-militari argentini nella giornata di mercoledì 29 novembre. Tutti sono stati ritenuti colpevoli di crimini commessi all’interno della Scuola di meccanica della Marina (Esma), principale centro utilizzato per le torture, a Buenos Aires, nel periodo in cui la nazione latino-americana era governata da un regime dittatoriale (tra il 1976 e il 1983). Per 29 di loro i fatti sono stati ritenuti talmente gravi da aver convinto i giudici ad ordinare il carcere a vita.

I desaparecidos lanciati vivi in mare da aerei militari

Tre uomini, in particolare, sono stati condannati mentre già scontavano l’ergastolo in seguito ad altri processi analoghi: si tratta di Jorge Acosta, 76 anni, Ricardo Cavallo, 66 annim e soprattutto Alfredo Astiz, 67 anni, noto con il soprannome di “angelo biondo della morte”. I fatti accertati sono agghiaccianti: si parla di torture di detenuti politici, esecuzioni illegali, rapimenti di neonati nati da donne incinte nel corso della loro detenzione. Fino alla celebre pratica di far sparire i corpi dei prigionieri dell’Esma (nelle cui mura passarono circa cinquemila persone): gli uomini venivano caricati su aerei militari e lanciati vivi in mare o nel fiume Rio de la Plata. Di loro non si seppe più nulla: passeranno alla storia come i desaparecidos (la tragica vicenda dei “voli della morte” è stata raccontata dagli scatti di Giancarlo Ceraudo, nell’ambito del Festival della fotografia etica di Lodi del 2017).

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Il dittatore argentino Jorge Videla (a sinistra), in compagnia del generale cileno Augusto Pinochet ©Keystone/Getty Images

Al maxi-processo 800 testimoni, 789 dossier e cinque anni di lavoro

Il processo che si è chiuso quest’anno, il tredicesimo riguardante la Scuola di Buenos Aires, è considerato il più importante della storia della giustizia argentina. I dossier a carico degli imputati (54 in tutto, di cui sei assolti) sono stati 789. I magistrati, guidati dal giudice Daniel Obligado, hanno ascoltato qualcosa come 800 testimoni e lavorato per cinque anni, dal novembre del 2012. Nel frattempo, undici imputati sono morti.

La sola lettura della sentenza è durata quasi quattro ore, seguita con apprensione – grazie ad un maxi-schermo installato fuori dal tribunale – da decine di militanti delle organizzazioni per la difesa dei diritti dell’uomo e di partiti politici di sinistra. Astiz e Acosta sono stati ritenuti, tra le altre cose, responsabili della sparizione di Dagmar Hagelin, ragazzina svedese di 17 anni, probabilmente vittima di un errore di identità.

Nel periodo della dittatura argentina 15mila fucilati e 1,5 milioni di esiliati

La dittatura argentina, chiamata ufficialmente “Processo di riorganizzazione nazionale”, è stata una delle più violente dell’America Latina. Le stime parlano di 30mila desaparecidos, 15mila fucilati, 9mila prigionieri politici, un milione e mezzo di esiliati. Tre anni dopo la fine della Rivoluzione argentina (1966-1973), il 24 marzo del 1976 un colpo di Stato portò al poter una giunta militare guidata dal generale Jorge Rafael Videla.

Molti ufficiali erano considerati di orientamento nazista: nei lager di Buenos Aires si ascoltavano i discorsi di Hitler e un ex militare già condannato per la sparizione di una cittadina francese, Jorge Oliveira, è stato uno degli avvocati che hanno difeso in tribunale, in Italia, l’ex SS Erich Priebke. Quest’ultimo è morto a Roma mentre scontava un ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine del 1944, nel quale 335 civili e militari furono assassinati dall’esercito tedesco per rappresaglia contro l’attentato partigiano di via Rasella.

L’Argentina è stata governata da quattro giunte militari succedutesi fino al 1983, quando si tornò alla democrazia con il presidente Raul Alfonsin. Fu in quegli anni che si svolse un primo processo agli ufficiali della dittatura, ai quali  tuttavia fu concessa un’aministia nel 1990 dal presidente Carlos Menem.

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