Acqua

Detersivi chimici: quanto inquinano le acque e cosa fare per evitarlo

Qual è la conseguenza della produzione e dell’utilizzo dei detersivi chimici per le acque di falda, per i fiumi e per i mari?

Bere accidentalmente il detersivo per i vetri o lavarsi con lo sgrassatore della cucina non è di certo qualcosa di auspicabile! Ma allora perché costringiamo la fauna acquatica a farlo?
Forse non ce ne rendiamo conto ma, per la maggior parte, i prodotti che utilizziamo per la pulizia della casa costituiscono per l’ecosistema un grosso problema che ci riguarda molto da vicino. Orientando in modo differente i nostri acquisti possiamo fare molto, per l’ambiente che ci circonda e per la nostra salute.

lavandino, scarico, detersivi chimici
Nel nostro scarico finiscono molte sostanze chimiche che inquinano fiumi e mari.

Inquinamento delle acque

Tensioattivi dei detersivi chimici e inquinamento di fiumi e mari

Lo abbiamo ricordato anche qui: i detersivi chimici contengono tensioattivi derivati dalla raffinazione del petrolio (detti anche petrolati), come gli schiumogeni SLES (sodio lauriletere solfato) e SLS (laurisolfato di sodio), che hanno un elevato impatto sull’ambiente sia in fase di estrazione sia in fase di rilascio.

Oltre a non essere biodegradabili, una volta raggiunti fiumi e mari attraverso le fognature si rendono tra l’altro responsabili (insieme ai residui dei fertilizzanti usati in agricoltura) del fenomeno di eutrofizzazione delle acque. Questi detergenti sono infatti realizzati con grandi quantità di sostanze derivate da zolfo (il sodio lauriletere solfato ne contiene in parte), fosforo e azoto, che costituiscono dei nutrienti per le piante acquatiche e possono farle proliferare più del dovuto. Le microalghe così ipernutrite e non smaltite dai consumatori primari (cioè gli animali acquatici) possono aumentare l’attività batterica, ridurre la quantità di ossigeno nell’acqua e di fatto “soffocare” gli stessi pesci!

Alghe, detersivi chimici, pesci
La proliferazione eccessiva delle alghe può soffocare i pesci.

Impianti di raffinazione e acqua di falda

I petrolati inquinano anche prima di finire negli scarichi domestici. Gli scarti industriali generati in fase di produzione dei prodotti dell’industria petrolchimica (tra essi si trova per esempio l’ammoniaca, molto usata nei detergenti per le superfici domestiche) infatti, possono finire nei terreni, penetrando fino alla falda, inquinando ancora una volta fiumi e mari e creando problemi a flora e fauna.

Uno degli esempi maggiormente noti in Italia delle conseguenze della produzione di queste sostanze per l’industria chimica riguarda lo stabilimento petrolchimico di Priolo Gargallo, in Sicilia (nei pressi di Augusta). L’impianto, che oggi è solo raffineria, per molto tempo ha anche prodotto, tra gli altri, acido solforico, ammoniaca, cloro, soda, solfato di ammonio. Negli anni, l’inquinamento dell’aria e del tratto di mare antistante è stato notevole, toccando anche una delle falde, soggetta a infiltrazioni di diverse discariche abusive.

Secondo l’Atlante italiano dei conflitti ambientali, strumento che raccoglie gli esempi di diversi stabilimenti industriali che hanno causato danni all’ecosistema, l’inquinamento provocato dal polo di Priolo avrebbe causato, nel tempo, diverse morti per tumori e malattie legate alla contaminazione ambientale.

L’inquinamento in fase di produzione è un aspetto da non sottovalutare quando siamo al supermercato.

Soluzioni

Scegliere di acquistare detergenti naturali al 100 per cento e certificati, realizzati solo ed esclusivamente con materie prime di origine vegetale, non è certo la soluzione definitiva per la chiusura dei poli petrolchimici né per garantire ovunque falde acquifere perfettamente pulite e fiumi e mari perfettamente sani, ma può essere un inizio per migliorare la salute dell’ambiente e cambiare mentalità: se l’efficacia di un detersivo non è data dalla raffinazione del petrolio (con tutto ciò che ne consegue), perché non affidarsi alla natura?

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