Acqua

Roland Nassour, l’attivista che si batte per salvare il fiume Bisri in Libano

Protezione dell’acqua e della biodiversità. L’attivista libanese Roland Nassour in lotta per difendere il fiume Bisri dalla costruzione di una diga.

di Christian Elia

“Scusami per il ritardo e per i cambiamenti di programma, ma siamo senza acqua ed elettricità, senza certezze. È molto difficile vivere in Libano, a Beirut o altrove, in questo tempo incerto”. Roland Nassour, fisico asciutto e occhiali da intellettuale, risponde dalla sua casa a Beirut, nel cuore della più drammatica crisi economica e politica che il Libano vive dalla fine della guerra civile nel 1990. Il costo della vita e l’inflazione sono esplosi, radicalizzando le tensioni della politica settaria che lacerano il paese. Roland, un ricercatore esperto in urbanistica, che lavora anche con le nazioni Unite, è una di quelle voci della società civile libanese che con il suo impegno arriva a colmare le lacune di una classe politica sempre più corrotta e divisa che affligge il Paese. E la battaglia che Roland ha scelto di combattere è quella per il diritto all’acqua.

Roland Nassour e protestanti
Roland parla ai protestanti nella Bisri Valley

Chi è Roland Nassour

“Il mio rapporto con l’acqua è profondo. Tutta l’acqua che utilizzo arriva in una zona di urbanizzazione selvaggia, come Beirut, e sono sempre stato rispettoso dalle nostre risorse, mi ha sempre fatto riflettere il fatto che devo averne cura, che mi riguarda. Vivo in un posto che mi ha fatto dono di una straordinaria biodiversità e di un paesaggio straordinario. E ricco d’acqua, da sempre, in una regione che invece conosce drammaticamente la scarsità e la siccità come fenomeni quotidiani. Sono fortunato, siamo fortunati, ma in Libano spesso non abbiamo cura delle nostre fortune”, racconta Roland, con fermezza e calma.

“Tanto che, allo stesso tempo, viviamo in un luogo che è lacerato da problemi e conflitti. In questo senso, per me e per molti altri, la natura è una consolazione e una compagna di vita, che ti regala speranza anche quando le cose vanno male come per noi libanesi da tanti, troppi anni. E l’acqua, più di ogni altra cosa, con i fiumi, i laghi e il mare, ti ricorda sempre che la vita continua comunque e ti dà forza. Il Libano per anni ha praticato un modello di sviluppo selvaggio, che non ha tenuto in nessun conto le risorse naturali e ha messo costantemente a rischio la salute dei cittadini e il loro futuro. Ciascuno di noi deve fare la sua parte, nessuno penserà al posto nostro e agirà per il nostro futuro”.

La lotta per il fiume Bisri

La sua parte Roland, con molti compagni di lotta, l’ha fatta nella Save the Bisri Valley, una grande mobilitazione civile contro la costruzione della diga nella valle di Bisri. L’Awali è un fiume che scorre nel Libano meridionale. Lungo 48 chilometri, nasce dalla montagna Barouk ad un’altezza di 1.492 metri e dalla montagna Niha, completato da due affluenti, i fiumi Barouk e Aaray. L’Awali è anche conosciuto come il fiume Bisri nella sua sezione superiore; scorre attraverso la faccia occidentale del Monte Libano e sfocia nel Mediterraneo. Il fiume Awali forma uno spartiacque che ha una superficie di circa 294 chilometri quadrati e sfocia nel lago Joun.

“La valle di Bisri è un’area unica dal punto di vista naturalistico e storico. Ci sono tracce di insediamenti umani fin dall’età del Bronzo, come dimostrano i siti archeologici che ne confermano il valore immenso, anche culturale, oltre a quello vitale per la popolazione locale e per il paese intero”, racconta Roland. “Nel 2012 il governo libanese del tempo approvò una strategia nazionale riguardo alle risorse idriche che prevedeva la costruzione di diciotto grandi dighe nel paese, chiamata Lebanon Water Supply Augmentation. Le elìte del paese, economiche e politiche, vendevano quella come la soluzione ideale ai problemi energetici del paese e ai problemi di distribuzione dei servizi idrici, ma non era così.

Ho iniziato – con molti altri – a fare volontariato con il Lebanon EcoMovement, un’organizzazione ombrello di molte realtà della società civile libanese impegnate sui temi dello sviluppo sostenibile, della tutela delle risorse naturali e sul diritto all’acqua. Avevamo entusiasmo, ma non esperienza, e la questione della valle di Bisri ha fatto da collante a realtà e persone differenti. Quando le ruspe, nella valle iniziarono a tagliare gli alberi non eravamo pronti e organizzati, ma è stato un passaggio decisivo per unirci e per dare consapevolezza al movimento”, racconta Roland. Le ruspe partono e il progetto della diga inizia il 30 settembre 2014 e sarebbe dovuto terminare il 30 giugno 2024. La diga, che sarebbe stata costruita a 35 chilometri a sud di Beirut, vicino al villaggio di Bisri, non ci sarà perché Roland e gli altri hanno vinto.

“Riuscimmo a ricostruire la mappa degli interessi economici che si muovevano attorno al progetto della diga nella valle e a capire come agire. La classe politica, in Libano, è strettamente connessa agli interessi delle grandi aziende, soprattutto quelle edilizie, e con i fondi internazionali. L’economia di scala delle dighe è enorme. Noi avevamo bisogno di studiare una strategia di advocacy capace di affrontare questo sistema e, nel 2016, in occasione della Giornata mondiale dell’Acqua, riuscimmo a unire una componente scientifica di docenti universitari, esperti e scienziati, con i comuni cittadini che sarebbero stati investiti dall’impatto della diga, unendo tutti attorno al valore della valle per le nostre comunità, che avrebbero perso patrimonio culturale e turistico, oltre che risorse preziose che non avremmo più avuto il diritto di controllare e godere.

Il luogo fisico per far incontrare istanze e persone tanto differenti tra loro fu una grande conferenza pubblica, dove tra le testimonianze c’erano anche quelle di persone che vivevano in luoghi con le dighe e che raccontavano come la loro vita fosse cambiata per sempre assieme al territorio che abitavano”, spiega Roland. “Spiegammo a tutti come la diga avrebbe rappresentato una minaccia enorme a causa dai cianobatteri che già infestano il lago Qaraoun, nella valle della Bekaa, nel Libano orientale. Mescolare l’acqua della valle del Bisri con l’acqua della diga di Qaraoun avrebbe potuto contaminare l’acqua e mettere a rischio la possibilità di utilizzarla come fonte. Il progetto prevedeva di far arrivare quest’acqua a Beirut e la regione circostante, mettendo a rischio la salute di milioni di persone oltre che costringere migliaia di agricoltori della zona ad abbandonare la regione dove vivevano da sempre”, racconta Roland.

Roland Nassour
Il discorso di Roland Nassour davanti alla sede del primo ministro a Beirut

Emersero con forza i limiti del progetto, sia a causa del suo impatto sull’ambiente che di quello sui siti archeologici e sull’agricoltura della zona, oltre che al suo grande rischio sismico. “Quel movimento diventò nazionale ed è la cosa della quale sono più fiero: si unirono a noi altre realtà, altre voci, perché capirono che ci riguardava tutti. Questo ha significato il nostro successo. Io non sono nato a Bisri, non vivo là, ma era anche della mia vita che parlavamo e riuscimmo a far passare questo messaggio e a noi si unirono i cittadini di altre zone, altri movimenti della società civile in Libano, alcuni movimenti politici. Di fronte a quell’insurrezione di massa, sostenuta da una grande campagna mediatica, la Banca Mondiale – che era il principale finanziatore dell’opera – si tirò indietro e non partirono le costruzioni, le fermammo, perché senza quei fondi non potevano andare avanti. Quella vittoria non è servita solo a salvare la valle di Bisri, ma a dimostrare a tutti in Libano che la natura e il rispetto delle comunità locali, la tutela delle risorse naturali e il diritto all’acqua sono una parte della lotta più grande per la dignità dei cittadini, che non sono sudditi, e per la lotta alla corruzione che nasce nel rapporto tra classi dirigenti economiche e politiche, che devono sapere che non possono fare impunemente quello che vogliono. Siamo arrivati a irrompere alle conferenze della Banca Mondiale per farci ascoltare e ci siamo riusciti”.

protestanti
Migliaia di manifestanti al cantiere della diga hanno fermato i lavori

Il 4 settembre 2020, grazie alla Save The Bisri Valley, la Banca Mondiale ha annunciato la cancellazione del suo finanziamento alla diga. “È stata una grande vittoria, che abbiamo potuto celebrare quest’anno, tutti assieme, nella valle, in occasione dell’ultima Giornata mondiale dell’Acqua. Ma non è finita, sia perché bisogna ottenere che i terreni espropriati nel 2014 vengano restituiti, sia perché oggi sono mille altre le battaglie della società civile libanese contro la situazione terribile che viviamo. E come abbiamo dimostrato noi, in fondo, è sempre e solo un’unica grande battaglia per la dignità”.

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