Cosa hanno deciso i ministri dell’Ambiente al G7, meno uno

Una dichiarazione adottata all’unanimità secondo Galletti, tranne che nella parte più importante, sui cambiamenti climatici. Ecco cosa hanno deciso i ministri dell’Ambiente al G7 di Bologna.

Il documento finale del G7 Ambiente che si è tenuto l’11 e 12 giugno a Bologna è stato adottato all’unanimità. Salvo per i paragrafi 2 e 6. Su questi, infatti, si può leggere una postilla in cui gli Stati Uniti dichiarano di “non adottare queste sezioni del comunicato sul clima e sulle Multilateral development bank (Mdb, banche multilaterali per lo sviluppo, ndr), sulla base del recente annuncio di ritirarsi e cessare immediatamente l’implementazione dell’Accordo di Parigi e degli obblighi finanziari collegati”.

Almeno per ora, dunque, l’amministrazione americana guidata da Donald Trump e rappresentata dal capo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa), Scott Pruitt, sembra voler dar seguito alla conferenza stampa del primo giugno. “Abbiamo indicato la volontà di impegnarci a livello internazionale” dimostrando “progressi significativi verso la mitigazione dei problemi ambientali”.

“Noi siamo persone serie”, dice Galletti

Gli altri sei paesi industrializzati (insieme al resto del mondo), invece, vanno avanti per l’unica strada perseguibile. “Indietro non si torna e l’Accordo di Parigi non è negoziabile. Noi siamo persone serie e un trattato multilaterale va rispettato e portato fino in fondo”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente italiano Gian Luca Galletti e presidente di turno del G7. “Io giudico irresponsabile tentare di fermare la dichiarazione di guerra ai cambiamenti climatici e l’intero processo, mettendo a repentaglio lo schema degli accordi multilaterali che sono quelli che permettono di salvaguardare la posizione dei più deboli”.

Ai negoziati del G7 Ambiente, infatti, c’erano anche i rappresentanti di Cile, Maldive, Etiopia e Ruanda, invitati per portare le voci di coloro che vivono sulla propria pelle gli effetti peggiori del riscaldamento globale, in particolare desertificazione e innalzamento del livello dei mari.

Il bilateralismo minaccia i più deboli

“L’alternativa – continua Galletti – è portare avanti accordi bilaterali che privilegiano i più forti perché escludono chi è in difficoltà. Questo schema portato nella sfera ambientale è esplosivo perché nei fatti o si vince o si perde tutti insieme. E noi abbiamo bisogno di tutti anche per saldare il debito ecologico che i paesi industrializzati hanno nei confronti dei paesi in via di sviluppo”.

Durante la settimana che ha preceduto i lavori sono stati parecchi gli eventi e i dibattiti che hanno caratterizzato la rassegna #All4TheGreen organizzata dal network Connect4Climate che fa capo alla Banca Mondiale. In particolare, la giornata di mercoledì 7 giugno nel capoluogo dell’Emilia-Romagna, è stata dedicata interamente all’economia circolare, a cui è dedicato il quarto paragrafo del testo di Bologna, e ha visto la partecipazione di molti protagonisti del mondo imprenditoriale e associativo, da Alessandro Russo del Gruppo Cap ad Andrea Segrè di Last Minute Market, passando per Lucio Cavazzoni di Alce Nero, fino all’intervento del meteorologo, esperto di clima, Luca Mercalli.

L’economia circolare è uno dei “frutti più maturi”

Mercalli, in particolare, ha precisato che è imprescindibile “rientrare nei limiti fisici imposti dalla natura per continuare a vivere in modo equo e degno su un Pianeta fatto di risorse finite. E l’economia circolare è uno dei ‘frutti più maturi’ per riuscire nell’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura media globale. Ma parallelamente bisogna fermare la cementificazione e il consumo di suolo”. Su questo tema “a Bologna c’è stata una buona risposta da parte del mondo imprenditoriale – ha aggiunto Galletti raggiunto da Emanuele Bompan. “Le imprese hanno capito che l’economia circolare conviene prima di tutto a loro, sia sotto il profilo della responsabilità sociale che dal punto di vista della redditività. Chi segue il modello circolare distribuisce più dividendi ai propri azionisti”.

Gli altri punti su cui il G7 ha adottato una generica linea comune sono gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) delle Nazioni Unite da raggiungere entro il 2030, la finanza sostenibile, l’inquinamento dei mari e degli oceani e la riforma fiscale per l’ambiente volta a eliminare ogni forma di incentivo verso i combustibili fossili, in linea con gli Sdg.

L’Italia per l’Africa

Il paragrafo numero 9 è dedicato all’Africa. Il governo italiano, infatti, ha pensato di dar vita a “un centro con sede a Roma per facilitare lo scambio di informazioni sull’incremento dell’efficacia, delle sinergie e delle iniziative complementari in corso” per sostenere il continente africano. È lì che l’impatto più grave dei cambiamenti climatici ha luogo e incide negativamente sui raccolti, sulla sicurezza alimentare e sull’accesso universale all’acqua potabile.

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