La crisi climatica è figlia dei consumi dell’1% più ricco. Ma a subirla sono i più poveri, sostiene Oxfam

Nell’arco di 25 anni, l’1 per cento più ricco della popolazione globale ha emesso il doppio della CO2 rispetto al 50 per cento più povero. Lo svela Oxfam.

Siamo abituati a pensare ai cambiamenti climatici come a un fenomeno trasversale, ma questa è una mezza verità. Se si indaga sulle responsabilità, si scopre che pochi – anzi pochissimi – negli ultimi decenni si sono goduti il loro tenore di vita agiato, consumando, viaggiando (e anche sprecando) senza curarsi delle conseguenze. La metà più povera della popolazione globale, invece, si trova soprattutto a subire la crisi climatica pur avendo contribuito in minima parte a innescarla. “Quest’estrema disuguaglianza da CO2 è una diretta conseguenza di decenni in cui i governi hanno rincorso una crescita esageratamente iniqua e impattante a livello di gas serra”, sostiene Tim Gore, autore di Confronting carbon inequality, il nuovo report sul tema che è stato pubblicato da Oxfam – ong che si batte contro la povertà – insieme allo Stockholm environment institute.

Il 10 per cento dell’umanità ha generato metà delle emissioni 

Lo studio prende in esame due parametri diversi. Il primo è quello delle emissioni cumulative di gas serra in un determinato periodo di tempo. Il secondo è il carbon budget, cioè la CO2 che si può ancora generare in futuro mantenendo l’aumento delle temperature medie globali entro la soglia auspicata dall’Accordo di Parigi, cioè 1,5 gradi centigradi in più rispetto all’epoca preindustriale. L’orizzonte temporale considerato è il periodo 1990-2015, venticinque anni in cui le emissioni annue sono cresciute del 60 per cento e quelle cumulative sono raddoppiate.

Su entrambe le dimensioni, il mondo appare spaccato a metà. Il 10 per cento più ricco della popolazione globale, che ammonta a circa 630 milioni di persone, è responsabile del 52 per cento delle emissioni cumulative e ha consumato il 31 per cento del carbon budget. Viceversa, la metà più povera dell’umanità (3,1 miliardi di individui) ha generato appena il 7 per cento della CO2, “accontentandosi” del 4 per cento del carbon budget disponibile.

Il divario si fa ancora più profondo se ci si concentra sulla ristretta élite dei privilegiati. Da soli, i 63 milioni di individui al vertice della piramide hanno causato il 15 per cento delle emissioni cumulative sfruttando il 9 per cento del carbon budget. In altre parole, l’1 per cento più ricco ha generato il doppio dei gas serra rispetto alla metà più povera della popolazione.

Un Pianeta a rischio per il lusso di pochi

Si potrebbe anche pensare che la CO2 in atmosfera sia l’inevitabile prezzo da pagare per lo sviluppo economico e la lotta alla povertà. Quest’argomentazione però viene meno se si esamina il grafico sulla crescita delle emissioni tra il 1990 e il 2015. Quelle generate della metà più indigente della popolazione sono rimaste pressoché inalterate, contribuendo per uno striminzito 6 per cento alla crescita complessiva. Viceversa, al 5 per cento più facoltoso (circa 315 milioni di persone) dobbiamo oltre un terzo dell’aumento delle emissioni che si è verificato nei 25 anni considerati. “Ciò significa che il carbon budget globale viene rapidamente impoverito non per garantire all’intera umanità uno stile di vita dignitoso, ma soprattutto per consentire a una minoranza di straricchi di consumare sempre di più”, mette nero su bianco Oxfam.

Unequal Scenes, disuguaglianza
Unequal Scenes è un progetto fotografico sulle disuguaglianze nel mondo. Un esempio emblematico è Santa Fe, a Città del Messico © Johnny Miller / Unequal Scenes

L’appello di Oxfam per un modello economico diverso

Il 2020 è indiscutibilmente un anno fuori dalla norma, perché le rigide misure di confinamento adottate per arginare la pandemia da coronavirus hanno fatto crollare le emissioni di CO2. Secondo un recente studio pubblicato dalla rivista Nature Climate Change, il calo rispetto allo scorso anno potrebbe essere compreso fra il 4 e il 7 per cento. Questo dato, però, è solo momentaneo e non basterà certo a salvare il futuro del clima. Anzi, senza un cambiamento reale e duraturo arriveremo a esaurire il nostro carbon budget entro il 2030. Basterebbero i consumi del 10 per cento più ricco della popolazione – avverte Oxfam – per consumarlo tutto in poco più di vent’anni, anche se per assurdo le emissioni di tutto il resto dell’umanità si azzerassero improvvisamente.

“Limitarci a ripristinare le nostre economie pre-Covid, obsolete, ingiuste e inquinanti, non è più un’opzione valida. I governi devono cogliere quest’opportunità di dare una nuova forma alle nostre economie e costruire un domani migliore per tutti noi”, aggiunge Tim Gore. I governi, conclude, dovrebbero introdurre tasse e restrizioni sui beni di lusso più inquinanti, come i suv e i voli frequenti su jet privati. “I proventi dovrebbero essere reinvestiti nei servizi pubblici e nei settori a basso impatto ambientale, al fine di creare occupazione e contribuire alla lotta alla povertà”.

 

 

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