La data di produzione conta, le gomme migliori vanno sempre davanti, gonfiare meno aumenta il comfort: sono convinzioni diffuse. Ma tutte sbagliate. Ecco cosa dicono gli esperti.
L’Italia valuta la possibilità di vietare, come Francia e Regno Unito, la vendita di auto a diesel e benzina entro il 2040. Per il 2018 previsti incentivi per il trasporto pubblico.
L’Italia prova a tenere il passo di Francia e Regno Unito e studia la possibilità di vietare la commercializzazione di motocicli e automobili a benzina e diesel a partire dal 2040, proprio la stessa data prevista recentemente dai governi di Parigi e Londra. Per ora, ad ogni modo, si tratta solamente di una ipotesi, contenuta insieme ad altre misure in una risoluzione approvata dalle commissioni Ambiente e Lavoro al Senato e che, appunto “impegna il governo a valutare la possibilità” di inserire una norma in tal senso a partire dalla legge di bilancio del 2018: nulla di vincolante, almeno per il momento, ma è incoraggiante che l’approvazione sia avvenuta all’unanimità.
Tra le altre misure che il governo si impegna a valutare, anche quella di far diventare il bollo e le tariffe di parcheggio delle tasse progressive, ovvero di importi crescenti in base al tasso di inquinamento del veicolo. E poi, contemporaneamente, si richiede al governo una spinta massiccia in favore degli investimenti nel trasporto pubblico locale, nei veicoli elettrici e nelle piste ciclabili.
La risoluzione è opera di due senatori del Partito democratico, Laura Cantini e Stefano Vaccari, che chiede al governo “di agire subito sulla mobilità sostenibile, un settore delicato, se è vero che in Italia l’uso del mezzo privato aumenta e nel 2016 sono cresciuti di due milioni i pendolari dell’auto. I punti salienti sono la penalizzazione del ricorso al trasporto a fonti fossili, per spingere sulle alternative, a tutto vantaggio della qualità urbana e della lotta ai cambiamenti climatici”.
La chiave, però, è nell’affermazione: “Anche potenziare il trasporto pubblico locale, attraverso un aumento progressivo delle risorse già previste fino al 2033 per portare l’età media dei bus a sette anni, la media Ue, e prevedere che le aziende debbano acquistare almeno il 50 per cento di bus nuovi a combustibili alternativi. Bisogna prevedere con urgenza la detrazione del costo dell’abbonamento per il Tpl, già nella legge di bilancio 2018. E occorre estendere il bonus fiscale al 65 per cento anche sull’acquisto di veicoli a basse emissioni”.
Per la maggior parte di questi interventi l’obiettivo è fissato nel prossimo anno, ma anche il 2040 è meno lontano di quanto possa sembrare.
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