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In Thailandia un giovane elefante si è gettato nel fiume per soccorrere l’uomo a cui deve la libertà.
Gli elefanti sono dotati di una memoria prodigiosa e, non a caso, proverbiale. Questi enormi mammiferi sono in grado, ad esempio, di ricordare con precisione la collocazione delle pozze d’acqua e di distinguere gli elefanti amici da quelli estranei. Il riconoscimento degli amici non si limita però ai propri simili, almeno stando a quanto accaduto all’Elephant Nature Park di Chiang Mai, Thailandia.
L’Elephant Nature Park accoglie gli elefanti vittime di maltrattamenti e sfruttamento, salvati da circhi e parchi a tema. La fondazione ha salvato oltre settanta pachidermi, la maggior parte dei quali anziani o menomati fisicamente, consentendo loro di vagare liberi nella riserva e formare piccoli branchi. Tra questi c’è Kham Lha, una giovane femmina di elefante di cinque anni, salvata lo scorso anno da Darrick Thomson, 42 anni, co-fondatore del parco. Il legame che si è instaurato tra l’uomo e l’elefante è straordinario ed era già stato testimoniato da un video diffuso dal parco, che mostra Thomson e Kham Lha correre e giocare insieme.
Lo scorso 12 ottobre la riserva ha pubblicato su Youtube un video che mostra Thomson che finge di annegare, dimenandosi nelle acque del fiume Ping. Kham Lha lascia con decisione il branco ed entra in acqua, raggiunge il suo amico e lo scorta fino alla sponda del fiume, sorreggendolo con la proboscide. “Le immagini ci mostrano che quando trattiamo un animale con amore, ci ripagherà sempre con lo stesso sentimento”, ha commentato l’episodio lo staff della riserva.
Nel 2015 Thomson ha salvato l’elefantina e sua madre, Bai Teoy, da una vita di schiavitù e le ha portate alla riserva, dando origine ad un sentimento sincero che travalica la specie. Se l’elefante abbia davvero creduto in pericolo l’uomo e sia entrato in acqua per salvarlo non possiamo saperlo con certezza. Quello che è indubbio è che sentimenti come amicizia, affetto e riconoscenza non sono una prerogativa umana e, forse, appartengono a più specie di quanto non vogliamo ammettere. “Prima di domandarci se gli animali posseggano o meno un certo tipo di intelligenza, specialmente quella che noi tanto apprezziamo in noi stessi – scrive l’etologo Frans de Waal – dobbiamo superare la nostra resistenza interna anche solo a considerare questa possibilità”.
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