Rinnovabili più convenienti del carbone, fondamentali per la ripresa post-Covid
L’ultimo rapporto dell’IRENA evidenzia ancora una volta come il carbone abbia perso definitivamente la sua competitività a vantaggio delle rinnovabili.
L’ultimo rapporto dell’IRENA evidenzia ancora una volta come il carbone abbia perso definitivamente la sua competitività a vantaggio delle rinnovabili.
Il disegno di legge prevede di azzerare da subito tutti i nuovi progetti di estrazione di carbone, petrolio e gas e vietare i sussidi alle fonti fossili.
Secondo l’amministratore delegato della British Petroleum Bernard Looney, è questo il momento per “abbracciare la transizione energetica”.
Il nuovo scenario imposto dalla crisi sanitaria dovuta al coronavirus ci ha già portato a riflettere su quale futuro vogliamo per il dopo. Complice una crisi economica che non risparmierà nessuno, da più parti si è lanciato un appello per una ripresa che sia quanto più possibile sostenibile e alimentata dalle rinnovabili. A ribadirlo, dopo
231 tra esperti di banche centrali, economisti, scienziati e anche il premio Nobel Stigliz sostengono che le rinnovabili creano 3 volte più occupati delle fonti fossili.
Planet of the humans, il film prodotto da Michael Moore, disponibile su Youtube fino al 22 maggio, è un attacco al movimento ambientalista.
Per la prima volta nella storia il prezzo del Wti ha segnato un prezzo negativo in borsa raggiungendo i -37,63 dollari al barile con un calo del 300%. L’impatto potrebbe essere negativo per lo sviluppo delle rinnovabili, ma non è detto.
Nel mondo le centrali a carbone funzionano a mezzo servizio e ne vengono costruite sempre meno. Con una significativa eccezione: la Cina.
Se il 2019 ha fatto registrare un record positivo per quanto riguarda il calo delle emissioni del settore elettrico in Europa (-12 per cento), l’utilizzo del carbone a livello globale mette a rischio gli sforzi attuati nel vecchio continente. Mentre la Cina, da sola, produce la metà dell’elettricità da carbone a livello globale, gli Stati
Le perforazioni in Congo di uno dei più grandi pozzi di assorbimento del carbonio del Pianeta potrebbe rilasciare gas serra equivalenti alle emissioni annuali del Giappone.