Investimenti sostenibili

I Verdi di tutta Europa chiedono a Eni di smetterla con i combustibili fossili

I Verdi europei lanciano una mobilitazione contro gli investimenti in carbone, petrolio e gas naturale. In Italia, i riflettori sono tutti su Eni.

Non si può pensare di lottare contro i cambiamenti climatici se si continua, come se niente fosse, a foraggiare l’industria dei combustibili fossili. È un messaggio chiaro e inequivocabile quello che sta portando avanti con determinazione il partito dei Verdi europei. In Italia, il bersaglio numero uno è la multinazionale Eni.

L’appello dei Verdi europei

Il partito dei Verdi europei (European green party) ha lanciato su scala continentale la campagna “Fossil fuel divestment” che punta i riflettori sui colossi del carbone e del petrolio, responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni di CO2 e, quindi, delle loro disastrose conseguenze sul nostro Pianeta. Chi gestisce grandi capitali non può più continuare a investire nei combustibili fossili, chiudendo gli occhi di fronte al futuro dell’ambiente e di tutti noi. Poco meno di 700 investitori istituzionali e oltre 58mila risparmiatori, in 76 paesi, hanno già fatto questa scelta secondo l’organizzazione internazionale 350.org. Ciò significa che carbone e petrolio hanno già detto addio a cinquemila miliardi di dollari.

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5mila miliardi di dollari sono stati disinvestiti dalle fonti fossili. Fonte: 350.org

Eni nell’occhio del ciclone

In Italia il principale indiziato è Eni, a cui i presidenti del partito dei verdi europei, Monica Frassoni e Reinhard Bütikofer, si rivolgono con una lettera dai toni durissimi. Il primo ministro italiano Paolo Gentiloni – si legge nella missiva – si è unito ad Angela Merkel ed Emmanuel Macron in una pesante critica al presidente americano Donald Trump, per la sua scelta di abbandonare l’Accordo di Parigi. Al tempo stesso, però, lo stato italiano possiede un terzo di Eni: ciò significa che è il principale azionista della più grande azienda italiana e della quarta società petrolifera europea per riserve di petrolio e gas. E “non pare che abbia utilizzato la propria influenza per traghettare l’azienda verso un futuro a basse emissioni”.

Perché il petrolio non conviene 

Per giunta – continuano i promotori della campagna – Eni da un lato investe nelle energie rinnovabili, ma dall’altro lato continua a cercare petrolio, al contrario delle sue omologhe che negli ultimi anni si sono fatte scoraggiare dal crollo dei prezzi al barile. Da qui ai prossimi anni, infatti, il colosso petrolifero italiano sarà impegnato in una serie di nuovi progetti estrattivi tra l’Iran, il Messico, il mare di Barents e al largo della costa di Cipro.

Se continuerà su questa strada – conclude la missiva – Eni finirà per danneggiare in modo irreparabile l’ambiente, ma non solo. A pagarne il prezzo saranno anche i suoi investitori (inclusi i contribuenti italiani), perché l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi metterà in crisi il mercato del petrolio. Di conseguenza, i verdi europei fanno appello a tutti gli investitori, affinché smettano di supportare un modello di business insostenibile a livello etico e finanziario.

 

Foto in apertura © Albatross via Getty Images

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