Investimenti sostenibili

Basta miliardi ai progetti che distruggono l’ambiente e persone: l’appello

BankTrack fa appello a 91 grandi banche: gli Equator Principles non bastano più, bisogna smettere di finanziare grandi opere che danneggiano il territorio.

Nel mese di ottobre, 91 delle più grandi banche del mondo si incontreranno in Brasile per discutere del loro impegno per gli Equator Principles, le linee guida internazionali sul finanziamento delle grandi opere infrastrutturali. Ma i fatti dimostrano che questi principi, per quanto corretti, non sono più sufficienti. Parte da qui l’appello che la rete europea BankTrack rivolge alle grandi banche, chiedendo a gran voce di smettere di sostenere progetti che hanno un impatto devastante sul territorio e sulle persone che lo abitano.

Cosa sono gli Equator Principles

Gli Equator Principles sono 10 linee guida internazionali che si adottano su base volontaria per gestire il rischio ambientale e sociale quando si finanziano grandi progetti infrastrutturali. Redatti nel 2003, ad oggi hanno raccolto 91 adesioni, quasi tutte da parte di grandi banche, da 37 diversi paesi. In breve, con Equator Principles si promette di finanziare solo progetti gestiti in maniera socialmente responsabile e sulla base di politiche ambientali solide. Gli istituti di credito si impegnano a evitare gli impatti negativi sul clima, sulla biodiversità e sulle comunità interessate dai progetti (o, quando sono inevitabili, ridurli, mitigarli e compensarli), facendo in prima persona le dovute verifiche.

Perché gli Equator Principles non bastano più

Centrali a carbone, oleodotti, miniere di carbone, esplorazioni petrolifere nell’Artico, piattaforme petrolifere. Questi e altri progetti, denuncia BankTrack, sono stati finanziati da banche che hanno aderito agli Equator Principles. E non solo. Nella lista figura l’oleodotto Dakota Access, prima bloccato da Obama e poi rientrato in gioco con la presidenza Trump, a cui si oppongono strenuamente le popolazioni Sioux. O ancora, la diga idroelettrica Agua Zarca in Honduras, al centro delle lotte dell’ambientalista Berta Cáceres, assassinata a marzo 2016. Questi e altri esempi, secondo BankTrack, dimostrano che gli Equator Principles non bastano più. E bisogna fare un passo avanti.

Nativi americani marciano con il cartellone "Defend the sacred" contro la costruzione dell'oleodotto Dakota access pipeline (DAPL) in Nord Dakota.
Nativi americani marciano contro la costruzione dell’oleodotto Dakota access pipeline (DAPL) in Nord Dakota. Foto by ROBYN BECK/AFP/Getty Images.

L’appello alle grandi banche

Il passo avanti per cui si sta battendo BankTrack è un vero e proprio processo di revisione degli Equator Principles. La loro versione “2.0” dovrà rispettare almeno due dei criteri che l’organizzazione ha elencato nel suo appello. Sul fronte del clima, le banche si devono assicurare che tutte le grandi opere siano in linea con l’obiettivo, sancito dall’Accordo di Parigi, di limitare l’aumento della temperatura globale a 2 gradi centigradi, tentando di non superare 1,5 gradi. Pertanto devono escludere qualsiasi progetto che riguardi i combustibili fossili.

Sul fronte della tutela dei diritti delle popolazioni indigene, invece, BankTrack vuole che le banche chiedano il consenso preventivo degli abitanti prima di finanziare progetti situati nei loro territori. Se i progetti vengono approvati, devono verificare che le popolazioni siano rispettate e che abbiano i mezzi per rivalersi su eventuali abusi.

Per unirsi all’appello, singolarmente o come rappresentanti di un’organizzazione, basta compilare il modulo con i propri dati nel sito della campagna Equator Banks Act!.

 

Foto in apertura © Scott Olson/Getty Images

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