Secondo uno studio di alcune università italiane, l’accessibilità economica di una dieta sana in Italia non è omogenea nel tempo e nello spazio. Il costo può superare anche i 200 euro mensili.
Con la campagna MenoPerPiù, Essere Animali chiede meno carne e più vegetali nelle mense universitarie. Una scelta per l’ambiente e per la salute.
Mentre frequentavo l’università, ricordo di aver pensato spesso a quanto fosse inadeguato il menù della mensa. A lezione parlavamo della corretta alimentazione — studiavo biologia applicata alle Scienze della nutrizione —, poi andavo a pranzo e trovavo tutt’altro. Tra i primi e i secondi proposti ogni giorno l’unica opzione vegetale era rappresentata dalla pasta e dal riso, in bianco o al pomodoro, e dal banco dei contorni, peraltro sempre uguali tutto l’anno. Un’offerta poco adatta non solo per le persone vegane o vegetariane, ma anche se confrontata con le indicazioni della comunità scientifica internazionale, che raccomanda di preferire i legumi come fonte proteica, sia per l’ambiente che per la salute.
Sono trascorsi alcuni anni, abbiamo raggiunto una maggiore consapevolezza circa l’urgenza di cambiare rotta, ma la pausa pranzo di milioni di studentesse e studenti non è migliorata un granché. Nella maggior parte delle mense universitarie il menù è uguale da decenni: carne tutti i giorni, spesso anche di varietà diverse, e un’offerta di proteine vegetali che si limita ai ceci sconditi nel banco delle insalate.
C’è un divario tra il cibo servito e le esigenze della popolazione studentesca, sempre più attenta alla questione ambientale, e per questo abbiamo deciso di intervenire. A settembre abbiamo fatto un esperimento con l’Università di Firenze, proponendo un menù interamente vegetale per 250 persone nella mensa di Novoli e calcolando l’impatto ambientale delle nostre ricette, rispetto alle originali previste. Abbiamo risparmiato il 75 per cento di emissioni, pari a 439 kg di CO2eq (tre volte quanto il consumo di un’automobile per coprire la tratta Reggio Calabria-Bolzano) e il 33 per cento d’acqua, vale a dire oltre 145mila litri (il consumo annuale di duecento persone).
Ora pensiamo in grande: in Italia ci sono 86 istituzioni universitarie — telematiche escluse — per un totale di 1,8 milioni di iscritti (dati 2021/22). Cosa succederebbe se ogni giorno tutte queste persone potessero trovare facilmente in mensa dei piatti a base di legumi, buonissimi ed economici?
Con il nostro progetto MenoPerPiù, a inizio ottobre abbiamo lanciato una campagna per chiedere che almeno il cinquanta per cento dei menù universitari diventi vegetale. Riteniamo fondamentale il coinvolgimento degli studenti: saranno loro, firmando il nostro appello, a chiedere ai responsabili della loro università di agire, dimostrando alle amministrazioni che questa istanza è forte, urgente e partecipata tra i giovani. Noi ci occuperemo di tutto il resto, dalle relazioni istituzionali alla formazione del personale di cucina con ricette buone, facili e in linea con i costi del servizio. Insieme, possiamo costruire delle mense universitarie attente all’ambiente, alla salute e alle scelte di tutti.
L’appello alle università si può firmare a questo link.
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