In Etiopia se non metti la mascherina rischi fino a due anni di carcere

Il governo dell’Etiopia, a causa dell’impennata dei contagi, userà il pugno di ferro nei confronti di chi non rispetterà le misure contro il virus.

Fino a due anni di carcere. Ecco cosa si rischia in Etiopia se non si rispettano le disposizioni contro la diffusione della Covid-19, tra cui indossare la mascherina. È la misura estrema adottata dal governo per frenare la diffusione del virus, che sta sfuggendo dal controllo delle autorità sanitarie.

Una risposta alla risalita dei contagi

I numeri della pandemia in Etiopia sono meno critici rispetto ad altre zone del mondo, un elemento che secondo gli esperti è dovuto alla natura rurale di gran parte della popolazione e alla giovane età della stessa. Questo non vuol dire comunque che il paese se la stia passando bene, come dimostra anche il fatto che ad aprile è stato dichiarato lo stato di emergenza. A fine ottobre i contagi totali hanno toccato quota 95.301, mentre i decessi ufficiali sono stati 1.457, su una popolazione totale di circa 110 milioni di abitanti (quasi il doppio dell’Italia).

Nelle ultime settimane però i numeri nazionali della pandemia hanno subito un’impennata e questo ha messo in allarme le istituzioni locali, che hanno puntato il dito contro l’atteggiamento poco attento dei cittadini. “È come se il Covid-19 non esistesse più, la gente ha smesso di preoccuparsene”, ha sottolineato il ministro della Salute Lia Tadesse. “Questo causerà un aumento della diffusione della malattia che potrebbe essere una minaccia per la nazione”.

Per portare le persone a prendere tutte le precauzioni previste dalla normativa locale, allora, si è deciso di usare il pugno di ferro. Chi non indossa la mascherina, stringe mani, siede al tavolo con più persone del limite consentito e non rispetta le disposizioni sul distanziamento sociale, rischia fino a due anni di prigione.

Un nuovo stato di emergenza?

Già nel maggio scorso, oltre 1.300 persone erano state arrestate per aver violato lo stato di emergenza. In quell’occasione era intervenuta la Ethiopian human rights commission, che aveva bollato questi provvedimenti come arbitrari e non necessari. Nei mesi successivi la situazione nel paese è migliorata, le scuole e molte altre attività hanno riaperto e a settembre è stato revocato lo stato di emergenza. Con la ripresa di decessi e contagi delle ultime settimane, però, il governo ha deciso di prendere nuove precauzioni e lo ha fatto puntando tutto sulla radicalità delle pene. 

“Il fatto che lo stato di emergenza di cinque mesi sia stato revocato e le restrizioni siano state allentate potrebbe aver creato un senso di imprudenza“, ha detto il ministro Tadesse. Intanto, anche le elezioni regionali e parlamentari sono state rinviate a data da destinarsi.

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