London rebelling, gli attivisti di Extinction Rebellion si raccontano – il video

Siamo stati alla ribellione internazionale di Extinction Rebellion nel cuore del movimento, a Londra. Le testimonianze di alcuni dei suoi attivisti sono raccolte in un video che mostra la grande occupazione della città dal 7 al 20 ottobre.

Un accampamento sotto lo sguardo di Lord Nelson. Qui, ai piedi dell’iconico monumento di piazza Trafalgar nel cuore di Londra si trovava il centro operativo di Extinction Rebellion durante la ribellione internazionale: mobilitazione che ha convolto 60 città nel mondo e che nella capitale britannica, culla del movimento ambientalista radicale e nonviolento, è durata due settimane a partire dal 7 ottobre. Il gruppo, conosciuto con la sigla XR, è riuscito a mantenere la sua presenza a Trafalgar per i primi sette giorni, fino a quando la settimana seguente le proteste sono state vietate.

Un altro centro di aggregazione importante si trovava nel parco di St. James, dove i “ribelli” potevano rigenerarsi grazie anche alla presenza di terapisti e istruttori di yoga. Qui veniva messo in pratica il principio della cultura rigenerativa secondo cui il benessere delle persone è un prerequisito per la loro partecipazione nelle azioni di XR. Già il 10 ottobre però è arrivata la polizia a rimuovere le tende e l’infrastruttura dal parco. Tra arresti e girotondi intorno all’accampamento, un ragazzo ha preso la parola. Ogni sua frase veniva ripetuta dagli altri in modo che sentissero tutti – affermazioni come “solo perché la polizia ci sta dicendo di fare qualcosa, non vuol dire che dobbiamo opporci” – e alla fine, al richiamo “temperature check” (controllo della temperatura), le persone hanno alzato le mani se d’accordo con quanto detto. Un sistema di votazione per prendere decisioni di gruppo sul momento, che in questo caso è risultato nello sgombero volontario del sito occupato.

ribellione internazionale Extinction rebellion Londra 7 20 ottobre
L’accampamento nel parco di St. James viene sgomberato dalla polizia durante la ribellione internazionale di Extinction Rebellion a Londra © Mara Budgen

Questo episodio racchiude l’essenza della grande occupazione in nome del clima e dell’ambiente che a Londra ha coinvolto 30mila partecipanti, risultando in oltre 1.800 arresti e 20 milioni di sterline (23 milioni di euro) spesi dalla polizia municipale. In mezzo al caos e al confronto con le forze dell’ordine, civile ma comunque teso, i membri di XR si sostenevano sempre con un forte spirito collaborativo.

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ribellione internazionale Extinction rebellion Londra 7 20 ottobre
La ribellione internazionale di Extinction Rebellion a Londra dal 7 al 20 ottobre. Hanno partecipato 30mila persone e ci sono stati oltre 1800 arresti © Mara Budgen

Chi sono gli attivisti di Extinction Rebellion

In quest’atmosfera elettrizzante e imprevedibile abbiamo incontrato alcuni esponenti che ci hanno raccontato il movimento dal loro punto di vista. A partire da Daze Aghaji, 19 anni, studentessa universitaria di storia e politica, coordinatrice per le culture rigenerative di Extinction Rebellion in Regno Unito. “Mi sono unita a XR perché ero in cerca di un messaggio che comunicasse l’urgenza della crisi climatica”. Ma non solo. “Ho deciso di candidarmi alle elezioni europee di maggio perché non c’era nessuno che parlasse della crisi climatica. Non volevo che il tema venisse eclissato da Brexit”. Non è diventata europarlamentare ma la sua esperienza ha dimostrato che “la consapevolezza politica non ha età”, infatti era la candidata più giovane in assoluto. “Quando avevo 16 anni (e si è tenuto il referendum sulla Brexit, ndr) ero perfettamente in grado di prendere una decisione politica, più di molti adulti”.

Scopriamo il giovane attivismo per il clima internazionale, a Ferrara, con Daze Aghaji e Alexander Fiorentini

Daze Agahji Extinction Rebellion UK Londra
Daze Aghaji, studentessa 19enne e coordinatrice per le culture rigenerative di Extinction Rebellion in Regno Unito © Mara Budgen

Se Aghaji è uno dei volti giovani del movimento, Rob Cooper rappresenta chi ha più esperienza alle spalle. L’ex sovrintendente capo della polizia della Cornovaglia ora è un portavoce di Extinction Rebellion. “Mi sono unito per lo stesso motivo per cui sono diventato un poliziotto, per proteggere la comunità”, racconta. “Quando vedo la polizia non sento che ci siamo ‘noi’ da un lato e ‘loro’ dall’altro. Una delle mie preoccupazioni riguarda proprio i miei ex colleghi. Durante gli eventi meteorologici estremi spesso gli ufficiali di polizia, i vigili del fuoco e i soccorritori affrontano situazioni che mettono la loro vita in pericolo. Questo nel 2019, pensate a come potrebbe essere nel 2050”.

Rob Cooper di Extinction Rebellion UK
Rob Cooper, ex sovrintendente capo della polizia della Cornovaglia ora portavoce di Extinction Rebellion © Lucca Messer

E dietro ai volti e alle voci del movimento c’è chi ha dedicato anima e corpo all’organizzazione della ribellione di ottobre. Come Josie Holt che dopo aver creato un gruppo locale nel nord Devon ha cominciato a lavorare con quello nazionale, diventando coordinatrice dei gruppi di lavoro delle assemblee dei membri. “Vivevo in una bolla, in un insediamento di permacultura. Quando è uscito il rapporto dell’Ipcc e ho cominciato a capire quello che sta succedendo realmente è diventato subito chiaro che non esiste alcuna isola felice. Quello che stavo facendo non era più abbastanza”.

Josie Holt di Extinction Rebellion UK
Josie Holt ha creato un gruppo XR nel nord Devon poi è diventata coordinatrice a livello nazionale dei gruppi di lavoro delle assemblee dei membri © Lucca Messer

“Arrivi a un certo punto e cosa fai, te ne vai e speri che qualcun altro risolva i problemi?”, queste le parole di Holt sullo sfondo di una Trafalgar square animata dalla musica e dalle attività di gruppo nonostante la pioggia e il freddo. Nell’affrontare la sfida dei cambiamenti climatici XR si è presentato come uno spazio di azione collettiva per chi crede che non bastino le petizioni, le marce e il voto per cambiare le cose, ma bisogna mettersi in prima linea. “Siamo una risposta sensata e una conseguenza prevedibile della situazione in cui ci troviamo”, dice Holt.

Dal canto suo Aghaji – che abbiamo intervistato prima del suo programma su Rebel Radio, canale ospitato da Soho Radio durante la ribellione di ottobre – mette in luce il carattere inclusivo e accogliente di XR, che vede come “una comunità di persone solidali”. Questi individui, uniti da obiettivi comuni e dal collante della cultura rigenerativa, condividono l’approccio del movimento “basato su un’analisi storica soprattutto della disobbedienza civile”, ricorda l’attivista 19enne, frutto degli studi dei fondatori Roger Hallam, che non ha partecipato alla recente occupazione perché è in carcere, e Gail Bradbrook, arrestata e poi rilasciata durante la ribellione internazionale.

ribellione internazionale Extinction rebellion Londra 7 20 ottobre
Una sessione di meditazione durante la ribellione internazionale di Extinction Rebellion a Londra dal 7 al 20 ottobre © Mara Budgen

Il gruppo, cresciuto in modo massiccio in seguito alla prima occupazione londinese a novembre 2018 e a quella di aprile di quest’anno, che l’ha fatto conoscere in tutto il mondo, è governato da un complesso sistema organizzativo. “Un sistema olocratico”, spiega Holt, dove “non esiste una struttura gerarchica diretta dall’alto”. Ci sono grandi gruppi come quelli locali o per affiliazione (di giovani, famiglie, persone con disabilità, medici ecc.), che racchiudono altri gruppi, i quali hanno un mandato per operare in relativa autonomia all’interno di un’area specifica, come la comunicazione o i servizi legati al benessere. “Funziona un po’ come una ragnatela e siccome nessuno è ai vertici, se una persona non c’è più perché magari viene arrestata, non fa alcuna differenza”.

Tre parole chiave

Verità

Questa forza collettiva viene sprigionata per raggiungere tre obiettivi specifici. Il primo è che il governo racconti la verità sulla crisi climatica. “Avrebbero dovuto farlo molto tempo fa”, afferma Aghaji. “I cambiamenti climatici sarebbero potuti essere un mito del passato, ma adesso sono una realtà. Per questo tutti devono essere informati perché minacciano la nostra sopravvivenza”. “Se il governo non vuole agire, non è nel suo interesse dire la verità”, analizza Cooper, “e noi siamo qui per creare consapevolezza al suo posto. Usiamo l’attenzione mediatica per far capire alle persone che i cambiamenti climatici sono già in atto”. E secondo Holt, “anche se non sei d’accordo con noi, almeno ne stai parlando. Questo è il prima passo verso la verità”.

Azione

I metodi di disobbedienza civile di XR sono criticati da molti. “Mi dispiace creare disagio alle persone”, condivide Aghaji. “Non lo facciamo perché non abbiamo delle vite – io ho l’università, ho i miei fratelli e mia madre con cui vorrei trascorrere questo tempo. Ma abbiamo alle spalle 30 anni di evidenze scientifiche e non è stato fatto niente. Se le azioni fossero state intraprese prima che io nascessi, non avremmo bisogno di protestare e rovinare la tua giornata”. Il principio di azione è alla base della seconda richiesta del gruppo, ovvero di raggiungere zero emissioni nette entro il 2025, obiettivo ancora più ambizioso di quello suggerito dal rapporto Sr15 dell’Ipcc. Dunque a mali estremi (come l’aumento terrificante delle temperature), estremi rimedi, come farsi arrestare, cosa a cui Aghaji sarebbe disposta. “So che potrei dare ancora più di me stessa alla causa”.

Popolo

“Cerchiamo di non sbilanciarci troppo nel dire alle persone cosa fare”, così Cooper risponde diplomatico alla domanda su quali azioni bisognerebbe intraprendere, “le soluzioni dovrebbe arrivare dall’assemblea cittadina”. Questa è la terza richiesta del movimento, ovvero la creazione di un’assemblea cittadina sul modello irlandese composta da persone comuni rappresentative della popolazione e selezionate per estrazione, che dopo un processo di educazione e consultazione dovrebbe produrre raccomandazioni sulla strategia per il clima. “Il governo ha dimostrato di non essere in grado di affrontare un problema di queste dimensioni”, dice Holt, perché “i politici pensano solo alle prossime elezioni”, nelle parole di Cooper. “Per questo vogliamo un’assemblea cittadina composta da persone comuni – prosegue Holt –, che non devono proteggere il loro potere, le loro poltrone o i loro privilegi, e a cui viene chiesto come possiamo agire”.

A cosa serve la ribellione internazionale

I membri del movimento sanno che le loro richieste sono ambiziose. “Non stiamo dicendo che XR spianerà la strada per un cambiamento radicale, ma possiamo dare vita a dei cambiamenti”, secondo Aghaji. E dei passi avanti sono stati fatti: l’occupazione di Londra dal 15 al 25 aprile è risultata nella dichiarazione dell’emergenza climatica e ambientale da parte del Parlamento – anche se “da lì non abbiamo più saputo niente”, dice Holt. In un certo senso però non importa quale sia l’impatto immediato della ribellione più recente, quella di ottobre, perché “se non succede niente questa settimana o questo mese, il movimento continuerà a crescere”, afferma Cooper. “Sempre più persone si rendono conto che è ora di agire perché la minaccia è reale”.

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La ribellione internazionale di Extinction Rebellion a Londra
Un “die-in” durante la ribellione internazionale di Extinction Rebellion a Londra dal 7 al 20 ottobre. 164 persone si sono sdraiate per terra, in silenzio, per ricordare tutti gli attivisti ecologisti uccisi nel mondo nel 2018 secondo il rapporto di Global Witness © Mara Budgen

Ha ragione Cooper, Extinction Rebellion continuerà a crescere. Basti pensare che il movimento ha raccolto quasi un milione di sterline (poco più di un milione di euro) in donazioni in sole due settimane su una delle piattaforme di crowdfunding attivate per finanziare la ribellione a Londra. Ma l’ondata di solidarietà ed entusiasmo cela un grande dubbio. Che tutto questo non sia abbastanza per cambiare rotta, rallentare il riscaldamento globale e fermare la sesta estinzione di massa. L’unica cosa che si può fare, però, è andare avanti. “Vorrei che i miei figli facessero parte di XR?”, si chiede Holt. “No, non vorrei essere io a farlo, figurati loro. Spero che non esista quando i miei figli più piccoli saranno abbastanza grandi per prendere azioni. Spero che tutto questo diventi un ricordo lontano per loro e che mi dicano, ‘mamma, ti ricordi quando scendevi ancora in piazza, prima che tutto cambiasse?’”.

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