La centrale nucleare francese che aspetta da 36 anni di avviare lo smantellamento

Ferma dal 1985, la centrale di Brennilis è uno degli esempi che mostrano come l’opzione nucleare presenti enormi rischi logistici ed economici.

Ai piedi dei Monts d’Arrée, tra i piccoli comuni di Brennilis e Loqueffret, sorge una delle più vecchie centrali elettronucleari di Francia. Quarta di una serie di reattori sperimentali appartenenti alla filiera ad acqua pesante (un’acqua contenente una percentuale significativa dell’isotopo dell’idrogeno deuterio), la centrale nucleare di Brennilis è entrata in attività nel 1968 dopo quattro anni di lavori e ha smesso di funzionare nel 1985. Da allora, attende di essere smantellata.

La centrale nucleare di Brennelis è ferma dal 1985

Il suo reattore da 70 megawatt, raffreddato ad anidride carbonica, doveva essere la vetrina del know-how nucleare francese ma presto si è capito che non poteva competere con la generazione successiva di reattori da 900 megawatt. Dopo la sua chiusura, i tecnici del decommissioning (smantellamento) avevano promesso di ripristinare il prato d’erba al posto della centrale entro vent’anni, con un budget stimato di 42 milioni di euro.

36 anni dopo, il blocco del reattore è ancora fermo e la centrale immagazzina circa 37 tonnellate di scorie radioattive. Di conseguenza, il costo annunciato per lo smantellamento è salito a circa 850 milioni di euro. Se tutto andrà come previsto…

scorie nucleari trasporto
Il trasporto su rotaia di scorie nucleari © Sean Gallup/Getty Images

La fine dei lavori è prevista nel 2039, oltre mezzo secolo dopo la chiusura

Il 15 novembre, il prefetto della provincia del Finistère ha avviato un’inchiesta pubblica in merito alle modalità dello smantellamento. Da quel momento si è aperto un periodo di consultazione pubblica, che durerà un mese e mezzo e in cui Edf (la società pubblica che gestisce l’energia nucleare in Francia) è tenuta a informare i cittadini su come si svolgerà l’intervento di contenimento del reattore, e degli edifici annessi, e “raccoglierne valutazioni, suggerimenti e controproposte”.

Secondo il corposo report presentato da Edf (circa 3000 pagine), si prevede di inviare alcuni robot nella “zona rossa” che avranno il compito di raccogliere le parti del reattore. Tali componenti, data la loro radioattività, dovranno essere trasportate presso l’Agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi (Andra) situata nel dipartimento dell’Aube, quindi affrontando un viaggio di oltre 700 chilometri.

La direzione della centrale ha comunicato che ci vorranno 17 anni per completare l’attuale piano di smantellamento. Quindi, nella migliore delle ipotesi, la fine dei lavori è prevista nel 2039, vale a dire 54 anni dopo la chiusura dell’impianto.

Brennilis dimostra l’irrazionalità del nucleare

Un completo fallimento, sia in termini di tempo e rischi per l’ambiente. Che dimostra ancora una volta come l’energia nucleare non possa essere annoverata tra le energie verdi utili per raggiungere la transizione energetica, come invece sostenuto dal presidente della repubblica Emmanuel Macron e dal primo ministro Jean Castex, che hanno chiesto alla Commissione europea, insieme ad altri nove stati membri, di includere l’energia nucleare nella tassonomia verde dell’Ue, ovvero la classificazione delle attività economiche considerate sostenibili.

La centrale di Brennilis dovrebbe dimostrare a tutti l’irrazionalità di costruire nuove centrali, in quanto la gestione dei rifiuti radioattivi rimane ancora un nodo irrisolto. Non solo dal punto di vista ambientale ma anche per quanto riguarda i costi: per tutti e nove i siti nucleari in fase di smantellamento in Francia, Edf prevede una spesa di 3,2 miliardi di euro.

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