Il governo ha pre-approvato il decreto: arrivano i “reati qualificati” contro l’ambiente. Un passo avanti ma sanzioni ancora esigue.
L’ecologia delle Galapagos, rimasta intatta per secoli, è stata messa a dura prova nel 2001 dal naufragio della nave cisterna Jessica. La situazione un anno dopo.
Il 16 gennaio 2001 la nave cisterna Jessica si avvicinava troppo
alle coste incanatate delle isole Galapagos e lì vi
naufragava. Al suo interno vi era qualcosa di estremamente
pericoloso per tutto l’ecosistema dell’isola: diesel e il
cosiddetto “bunker full”, un carburante più pesante e
appiccicoso rispetto al primo. Rigettando in mare il suo carico di
morte Jessica mise a dura prova gli scienziati, i ricercatori, gli
abitanti dell’intero arcipelago che lavorarono con ogni mezzo per
circoscrivere e impedire un disastro ecologico di ampie
proporzioni.
A un anno da quel terribile giorno gli effetti di questo incidente
sono ancora “sotto osservazione”.
Un primo studio, avvenuto attraverso riprese satellitari, è
riuscito a seguire il percorso del petrolio lungo tutto
l’arcipelago evidenziando come le isole più esposte siano
quelle situate a nord e a ovest rispetto al punto in cui la nave si
è incagliata sul fondo sabbioso.
Il centro di ricerca “C. Darwin” ha individuato circa 650 punti
critici in cui il petrolio è presente. Le specie che
potrebbero essere colpite dalla “marea nera” sono moltissime. Tra
queste: il gabbiano della lava, che depone le sue uova proprio
sulle spiagge imbrattate dal petrolio, l’otaria delle Galapagos e
il pinguino delle Galapagos.
Tutti questi animali rischiano di trovarsi il piumaggio imbevuto
dalle sostanze oleose e appiccicose che finiscono per impedirne il
movimento.
Probabilmente gli studi ancora in corso per accertare
l’entità del danno faranno sentire i loro effetti tra
qualche tempo nonostante gli scienziati assicurino di essere pronti
ad agire e limitare, in maniera tempestiva, nel caso in cui si
accorgessero di qualche anomalia.
Il pericolo purtroppo non è riducibile solo al petrolio.
Dietro la magnifica cornice che accoglie coloro i quali approdano
sull’isola, aleggia lo spettro della rovina di un paradiso solo
all’apparenza ancora intatto.
Fino a un trentennio fa la presenza umana era ridottissima (poco
più di trecento persone), non c’erano strade e
automobili.
Da quando l’arcipelago è diventato Parco Nazionale si
è innescato un meccanismo perverso.
I naturalisti considerano il luogo un patrimonio unico ma
l’Ecuador, che possiede la sovranità sulle isole, incoraggia
la colonizzazione sperando di consolidare il proprio potere e
aumentare lo sviluppo del turismo.
Inizia così il degrado dell’isola. Una vera e propria
invasione che entra in competizione con le specie endemiche
presenti, che oltre ad essere uniche al mondo non sono in grado di
difendersi, non essendo mai entrate in contatto con specie
provenienti da altri ambienti.
I topi e i gatti hanno già fatto scomparire due specie di
serpenti. Le tartarughe giganti trovano nei caprini dei rivali
nell’alimentazione. Lo stesso discorso si può fare per
insetti e piante: oggi si contano circa 475 specie di piante
introdotte a confronto con le 520 specie indigene.
Un ulteriore pericolo deriva dalla pesca delle oloturie, degli
squali e degli astici. Queste attività molto redditizie si
sono sviluppate con l’afflusso degli immigrati poveri, che
accettano questo tipo di lavori sperando di migliorare le proprie
condizioni economiche. In verità la condizione della
popolazione rimane sempre misera, gli unici ad arricchirsi sono i
grandi imprenditori della pesca.
L’arcipelago delle Galapagos è da sempre considerato un
laboratorio della Terra, uno spaccato delle condizioni dell’intero
pianeta. Un arcipelago che oggi continua a inviare segnali
d’allarme preoccupanti. La speranza è che a coglierli non
siano solo coloro i quali si battono da sempre per la difesa
dell’ambiente ma anche chi, da sempre, lo deturpa, devastando
patrimoni comuni a tutta l’umanità.
Elena Evangelisti
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Il governo ha pre-approvato il decreto: arrivano i “reati qualificati” contro l’ambiente. Un passo avanti ma sanzioni ancora esigue.
Con il suo progetto per la convivenza tra uomo e fauna selvatica, Salviamo l’Orso si aggiudica il premio per l’Italia dei Defender Awards 2025.
Nel cuore dell’Ecuador convivono lo sfruttamento delle risorse e la determinazione della guardia indigena e dei popoli che difendono la foresta come bene comune per l’intera umanità.
Il Tyler Prize, considerato il “Nobel per l’ambiente”, è andato a Toby Kiers, biologa statunitense che lavora ad Amsterdam.
L’ecologa e attivista Arianna Liconti ci accompagna in un viaggio tra divulgazione e racconto alla scoperta del 71% del pianeta, nel nuovo podcast prodotto da LifeGate e la Water Defenders Alliance.
Le fiamme nella Patagonia argentina hanno già bruciato 150 kmq di territorio. Eppure, nel 2025 il presidente Milei ha tagliato del 70% le risorse antincendio.
Un gruppo di ricercatori tedeschi ha inventato un filtro bio based che trattiene il 99 per cento delle microplastiche durante il lavaggio.
Secondo una ricerca, la teobromina, una sostanza chimica presente nel cioccolato fondente, potrebbe rallentare l’invecchiamento biologico.
Una lista di storie e notizie positive del 2025 che ci danno speranza perché raccontano che il cambiamento è possibile e che sta già accadendo.