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Il bacino della Ruhr, uno dei luoghi più inquinati di Europa, è stato protagonista di un rivoluzionario progetto di riqualificazione attraverso interventi di bonifica e rinaturalizzazione.
Il bacino della Ruhr, in poco più di due secoli, ha vissuto grandi sconvolgimenti che ne hanno più volte alterato la fisionomia. Un tempo non era altro che un avvallamento paludoso, disseminato di piccoli nuclei urbani, ma dalla metà dell’Ottocento divenne uno dei più importanti poli produttivi d’Europa, specializzato nell’attività estrattiva e in quella siderurgica. Il boom economico comportò un enorme incremento demografico e la popolazione superò i cinque milioni di abitanti. Alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso dalle miniere venivano estratte circa 120 milioni di tonnellate di carbone all’anno, poi, tra il 1960 e il 1980, i settori minerario e siderurgico subirono un inesorabile declino, lasciando alle loro spalle una situazione di degrado ambientale e sociale. L’intensa attività estrattiva dell’epoca ebbe infatti un grave impatto sul fiume Emscher, che scorre nella regione della Ruhr, avvelenato per decenni dalle acque reflue delle miniere. Il degrado sembrava irreversibile, ma l’area fu sottoposta ad un ambizioso progetto di riqualificazione ambientale che ne cambiò, di nuovo, drasticamente l’aspetto.
Tra il 1991 e il 1999 venne realizzato il parco regionale dell’Emscher, enorme area verde di oltre 320 chilometri quadrati, distribuita lungo gli 800 chilometri quadrati del territorio fluviale dell’Emscher, che connette diciassette comuni ed è attraversata da sentieri e piste ciclabili. La riconversione è stata possibile grazie ad un intenso lavoro di bonifica e consentendo la rinaturalizzazione di centinaia di ettari di territorio. La regione tedesca, così facendo, è stata protagonista del più importante intervento di riqualificazione di un’area industrializzata a livello mondiale. Il progetto, oltre a migliorare la qualità dell’ambiente, ha contribuito a rilanciare l’economia locale, creando circa 5mila nuovi posti di lavoro e contrastando lo spopolamento dell’area, evidenziando come un ecosistema sano influenzi positivamente tutti gli aspetti della vita dei cittadini e la riqualificazione ambientale non comporti “solo” benefici ecologici.
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Il restauro del fiume Emscher ha richiesto molto tempo, basti pensare che i lavori sono tuttora in corso, e un grande sforzo finanziario: fino ad oggi sono stati spesi oltre sei miliardi di euro. Per ripulire le sue acque inquinate, utilizzate per anni come canale per le acque di scarico, è stato costruito un imponente e moderno sistema di gestione delle acque reflue. Il letto del fiume e i suoi affluenti sono stati rinaturalizzati, attraverso la rimozione dei letti di cemento artificiali e la creazione di pianure alluvionali, permettendo così lo sviluppo naturale del fiume creando le necessarie condizioni ambientali ed ecologiche.
Il caso della Ruhr testimonia come i progetti di riqualificazione fluviale favoriscano lo sviluppo sostenibile e la crescita delle comunità, offrendo molteplici benefici ambientali, economici e sociali. Questa grandiosa iniziativa è stata possibile grazie all’Internationale Bauausstellung Emscher Park (Iba), società a responsabilità limitata appositamente istituita di cui fanno parte esponenti della politica, dell’economia, dei sindacati e delle associazioni ambientaliste e il cui comitato di coordinamento è presieduto dal ministro dell’urbanistica e dei trasporti e composto dai rappresentanti della regione, dei comuni principali, degli ordini professionali e da figure come architetti, ingegneri, paesaggisti, artisti e naturalisti. La peculiarità dell’Iba Emscher Park è la mancanza di potere giuridico-legale, la società non può infatti imporre sanzioni né stanziare finanziamenti, è nata con l’obiettivo di “essere una piattaforma d’incontro, di scambio e rilancio d’idee ed esperienze, al fine di promuovere il dialogo fra gruppi sociali e soggetti del settore industriale”.
Un’area profondamente inquinata, con un’economia rimasta orfana degli introiti generati dai vecchi comparti e con un elevato tasso di disoccupazione, è stata radicalmente trasformata, diventando un esempio di riqualificazione e resilienza. Ma come è stato possibile? Innanzitutto si è pensato di renderla nuovamente attraente per gli investitori, valorizzando il capitale naturale e culturale disponibile e puntando sulla qualità delle infrastrutture e degli edifici. Dopodiché è stato avviato un processo di rigenerazione ripartito in diverse aree di intervento, incentrato soprattutto su un ribaltamento di paradigma: la Ruhr non doveva più essere considerata un’area industriale ma paesaggistica, instillando nei residenti l’orgoglio di appartenenza e il desiderio di prendere parte a un così ambizioso processo di riqualificazione. L’intero processo è stato fondato su due cardini che, ormai è evidente, non possono essere scissi, ovvero lavoro ed ecologia, con il preciso obiettivo di creare opportunità d’impiego e contribuire a riqualificare il territorio.
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