Giornata delle ferrovie dimenticate. Ecco quelle da far rivivere

Migliaia di chilometri di ferrovie dimenticate, dismesse o retrocesse, costruite nel corso del Novecento e abbandonate in nome della velocità, potrebbero favorire il turismo e dare ossigeno all’economia, se riattivate, o essere trasformate in percorsi pedonali e ciclabili tra paesaggi incredibili, mozzafiato, indimenticabili.

Su questi treni si viaggia al di fuori del tempo. Spesso sono locomotori vecchi e carrozze d’epoca, a volte sono convogli moderni e aggiornati, ma quello che hanno in comune le ferrovie dimenticate è la capacità di portarci su strade altrimenti inaccessibili, paesaggi bellissimi, e di far spegnere il telefonino.

La maggior parte delle tratte ferroviarie dismesse in Italia si trova in territori paesaggisticamente e artisticamente di grande valore, con tutt’intorno un’economia artigianale e agricola di pregio, depositaria di vecchie tradizioni. A volte, la linea ferroviaria è l’unica risorsa contro la scomparsa di quel tessuto.

Nel nostro Paese la lunghezza delle ferrovie dimenticate ammonta a oltre 7.000 km.
Nel nostro Paese la lunghezza delle ferrovie dimenticate ammonta a oltre 7.000 km.

La possibilità di visitare i luoghi più incantevoli attraverso il ripristino di alcune tratte ferroviarie porterebbe in quei territori il turismo responsabile, rispettoso del luogo, interessato e colto, in tal modo si comporrebbe un sistema di attività di contorno capace di creare altra economia. Per questo dal 2008 si celebra la Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate promossa dalla Confederazione della mobilità dolce (Co​.mo​.do).

 

La Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate: oltre 10.000 km di bellezza

Nel nostro Paese la lunghezza delle ferrovie dismesse è di circa 7.000 km. Se a questi si aggiungono 2.500 km di strade lungo gli argini dei fiumi e dei canali, 1.500 km di tronchi stradali dismessi e diverse migliaia di chilometri di sentieri, mulattiere, tratturi di interesse storico e culturale, ci sono oltre 10.000 km di una potenziale rete nazionale di mobilità dolce, sicura e protetta rispetto ai veicoli a motore, accessibile a tutti, bambini, anziani, famiglie, diversamente abili, ove si possono fare passeggiate a piedi, andare in bicicletta o a cavallo.

Nel 2008 i promotori di questa divertentissima e meritevole rete di iniziative locali, compiendo una maratona su treni regionali da Milano a Roma in 42 ore, volevano richiamare l’attenzione sugli allora 5.700 km di ferrovie dismesse, oggi diventati 7.000. Binari che hanno avuto una storia nel nostro paese e che, se riattivati, possono costituire un potente incentivo al turismo straniero di qualità, a esperienze irripetibili per tutta la famiglia (i bambini impazziscono, sui trenini), al riscatto economico per quelle realtà territoriali soffocate dalla crisi economica. Recuperare reti ferroviarie non significa solo attivare un processo economico, ma anche sociale e ambientale.

Le ferrovie dimenticate a rischio e da riscoprire

Ci sono in Italia decine di spezzoni di strade ferroviarie che si adagiano sulla natura, quello di Porto Empedocle in Sicilia, il tratto Merano-Malles che consente al Trentino– Alto Adige di promuovere il cicloturismo con annessi autobus che fanno il servizio trasporto con bici. L’ex tratto ferroviario Spoleto-Norcia oggi costituisce un lungimirante esempio di greenway. Il tratto Foggia-Lucera, prima abbandonato, oggi è stato riconvertito in linea ferroviaria. Ma molte altre tratte rischiano ancora di essere dimenticate, anche se sarebbero straordinarie attrazioni, la Alba-Monferrato, la Porrettana, la transiberiana d’Italia di Sulmona.

La vecchia Pontebbana

La tratta è stata rivoluzionata nel 2000 per l’apertura della Carnia – Tarvisio, di cui buona parte in galleria, che ha portato alla soppressione della vecchia linea, a singolo binario e dal percorso tortuoso, con tutte le sue stazioni. Che peccato. A metà ’800 fu l’impero austriaco a studiare la possibilità di costruire una linea ferroviaria che da Bruck an der Mur, sulla Ferrovia Meridionale, passasse per Villaco, Tarvisio e Udine allo scopo di agevolare i collegamenti fra Vienna e Venezia. La Venezia-Udine, completata nel 1860, fu costruita anche seguendo quell’obiettivo. Nel 1864, Villaco fu congiunta alla linea Meridionale tramite la ferrovia per Marburgo (l’attuale Maribor). Il tracciato completo della linea ferroviaria fu inaugurato il 30 ottobre 1879.

Ora, la stazione di Chiusaforte è diventata un bel bar per ciclisti, comunque.

Stazione di Osnago. Cultura e benessere aspettando il treno

Erbe medicinali attorno alla sala d’attesa e uno scaffale per il bookcrossing al suo interno. La stazione di Osnago, gestita da un circolo Arci che organizza centinaia di corsi e attività sociali, è stata premiata come la meglio tenuta della Lombardia. Oltre 80 diversi corsi di danza, informatica, lingue, musica e benessere; cene, concerti, mostre d’arte e presentazioni di libri, sono alcune delle attività che si tengono nei locali della stazione di Osnago dal 2002, quando un gruppo di giovani ha ristrutturato lo stabile ottenuto in comodato d’uso da Rfi e vi ha inaugurato il circolo Arci La.Lo.Co. Il fabbricato viaggiatori, inutilizzato dagli anni ’90, è stato riattato in un punto di ritrovo per tutti, migliorando anche le condizioni della fermata del treno. Osnago ha appena 4.500 abitanti, i soci sono oltre 1.300. Per gestire le sue attività il circolo conta sul lavoro di 30 volontari. Restituire questo spazio alla comunità si è rivelato un progetto economicamente sostenibile: nel 2011, ripagati gli investimenti della prima ristrutturazione, si è proceduto ai lavori di ampliamento. È stata realizzata una sala con moderni impianti audio e video, una cucina, un ufficio, nuovi bagni aperti al pubblico. Nell’area circostante la stazione il Comune, in accordo con il circolo, ha costruito un’area verde adibita a parco giochi e area per spettacoli. Anche la linea ferroviaria è stata potenziata con la realizzazione di un secondo binario. I soci del Circolo hanno dato vita ad un Gruppo d’Acquisto Solidale che fornisce prodotti biologici e a chilometro zero anche al punto ristoro, mentre nella sala d’attesa c’è un punto di bookcrossing, cioè una libreria dalla quale chiunque può prendere o posare libri. Vasi di piante medicinali e fiori sono stati posti attorno alla piccola stazione, per armonizzarla al contesto verde del vicino parco del Curone.

Andiamo in bici sul treno nelle Cinque Terre

Con il riuso delle stazioni arriva il treno del turismo. I centri d’accoglienza turistica dell’ente Parco Cinque Terre sono stati realizzati in ex fabbricati viaggiatori ed ex magazzini merci lungo la linea ferroviaria. La sede del Parco delle Cinque Terre è proprio nella ex stazione di Manarola. Degli otto centri di accoglienza turistica dell’Ente, sei sono stati realizzati in locali concessi da RFI in comodato gratuito o locazione agevolata.

Gli 800 metri di ferrovia rimasti da Rimini a San Marino

Della Rimini Stato – Coriano Cerasolo – San Marino, sono molto poche le tracce della linea ancora visibili, in quanto molti tratti sono stati cancellati in seguito alla realizzazione della superstrada Rimini-San Marino che ha tagliato in più punti la ferrovia. La stazione di San Marino è stata demolita per far posto a un parcheggio auto.

Nell’estate 2012, circa 800 metri di binario in prossimità della stazione terminale di San Marino sono stati ripristinati a scopo turistico, con servizio effettuato mediante la restaurata elettromotrice AB-03.

Da Alba al Monferrato, un sogno per gli amanti del vino e del paesaggio

Questa ferrovia avrebbe un potenziale turistico stellare, spettacolare, indimenticabile, irrinunciabile per gli amanti del vino e della natura.

La ferrovia Alessandria–Cavallermaggiore è ancora gestita da Rfi, che la qualifica come ferrovia complementare. Collega Alessandria a Cavallermaggiore, passando per Nizza Monferrato e Castagnole delle Lanze. Con il cambio orario del 17 giugno 2012 il servizio ferroviario fra Alessandria e Alba venne soppresso e sostituito da autobus. Il tratto fra Alba e Castagnole delle Lanze era già chiuso e sostituito da autobus dal 2010 per problemi alla galleria Ghersi, tra Barbaresco e Alba.

Nel 2014 la Fiab ha promosso una biciclettata ad anello con soste alle stazioni della ferrovia per proporre la riattivazione di questa linea ferroviaria, tagliata come se fosse un ramo secco, ma invece, come altri rami secondari, potenziale flusso di linfa vitale che attraverso il collegamento sarebbe in grado di produrre cultura ed economia.

Il 19 dicembre 2015 sono iniziati i lavori di elettrificazione della tratta Bra – Alba. In questo modo i treni elettrici della linea SMF 4 Torino – Bra potranno proseguire fino ad Alba.

La linea è ancora armata e in buono stato di conservazione.

A questo treno dedica una bella pagina di un suo romanzo lo scrittore Franco Piccinelli che nell’opera Il treno delle sei ritorna idealmente sul treno che quotidianamente prendeva, al liceo, per andare da Neive ad Alba: “È durato un quarto d’ora il mio viaggio sul treno delle sei, ma in quei minuti ho visto trascorrere tante esistenze, compresa la mia. Non ho avuto bisogno di affacciarmi ai finestrini per guardare avanti o per volgermi indietro: le stanze mentali sono spalancate persino sui misteri… Ed è curioso e comprensibile come si più si marci verso il calar del sole, più se ne rivaluti il sorgere, nell’illusione o nella fede di un’aurora perenne”.

Salviamo la ferrovia Porrettana

L’anno scorso ha festeggiato i 150 anni ma non è stata una bella festa di compleanno. Un tratto l’anno prima era stato chiuso per una frana, ci sono voluti mesi, e poi alla riapertura Rfi ha comunicato di voler chiudere scambi – in particolare quelli di Molino del Pallone, Corbezzi e Piteccio – e indebolirne quindi la capacità.

Comune e Provincia, insieme anche alla Regione Toscana e a tutto il territorio, sono da tempo impegnati in un percorso di rilancio e valorizzazione della tratta, che è anche oggetto di un progetto complessivo di riorganizzazione del trasporto pubblico locale, che punta a una più efficace integrazione gomma-ferro e individua a Pracchia lo snodo intermodale.

Questa ferrovia è bellissima dal punto di vista strutturale, architettonico, che fa parte del paesaggio in tutti i suoi aspetti.

La Ferrovia Porrettana è un’opera che, negli anni del Risorgimento, costituì il primo collegamento attraverso l’Appennino, tra laToscana e l’Emilia-Romagna, scavalcando interamente la dorsale appenninica e collegando Bologna a Pistoia. Venne inaugurata da Vittorio Emanuele II quasi contemporaneamente all’Unità d’Italia, nel 1864. Detta anche “Strada ferrata dell’Italia Centrale” fu un’opera di enorme portata ingegneristica, con le sue 47 gallerie e i 35 pontie viadotti, per una lunghezza totale di 99 km. Il tratto più difficile risultò quello tra Pracchia e Pistoia, dove in 26 km doveva essere superato un dislivello di 550 metri. L’impresa fu affidata all’ingegnere francese Jean Louis Protche,che risolse il problema progettando una galleria elicoidale nel tratto Piteccio- Corbezzi; il progetto fu talmente avveniristico da venire ripreso in seguito per la costruzione del Tunnel del San Gottardo. La Porrettana è untragitto nel quale sono tutt’ora visibili i segni della storia e dei personaggi che nelle epoche hanno creato un’opera dal raro valore storico, culturale e paesaggistico.

Peccato, la stazioncina di Piteccio è un gioiellino e meriterebbe di esser riattivata. Subito dopo la stazione, in direzione Pistoia, vi è un maestoso ponte che attraversa il paese. La tratta è ancora un tracciato che regala ai viaggiatori emozioni intense: lunghe gallerie, paesini sperduti nel verde, paesaggi aspri e antichi che difficilmente abbandonano l’immaginario di chi la percorre.

Oggi, per fortuna, la Ferrovia Porrettana è protagonista di un progetto di promozione realizzato con un cofinanziamento regionale dal Comune di Pistoia e a cui hanno dato e daranno il loro fondamentale contributo molte assoziazioni e pro-loco del territorio.

Trans-App è il nome del piano che si articola tra la fine del 2015 e la prima metà del 2016 e che si incentra su un buon calendario di manifestazioni e visite che permetteranno ai partecipanti di conoscere le opere idrauliche lungo la ferrovia, apprezzare le ricchezze dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese, sperimentare l’accoglienza gastronomica di Piteccio, Pracchia, Castagno a Sammommè, storici borghi e fermate della Porrettana.

Per approfondire l’argomento, conoscere le date degli eventi e le modalità di richiesta per i percorsi scolastici, il sito di riferimento è www.castaneasoccoop.com.

Una giornata a Terracina, dove Ulisse si guardò intorno

Terracina è situata all’estremità sud – est della Pianura Pontina e ai piedi dei Monti Ausoni, ha un nucleo medievale sul pendio del colle e una parte moderna distesa in piano fino al mare. L’Acropoli di Terracina fu il luogo da cui, racconta Omero, Ulisse salì per guardarsi intorno, osservando il contorno dell’isola Eea.

Nel 1927, in seguito all’attivazione in più fasi della Direttissima Roma – Napoli, dalla stazione di Sonnino venne attivata una variante che confluiva nella stazione di Priverno-Fossanova (sulla linea Direttissima), per poi reimmettersi sul tracciato per Terracina.

Dopo un’interruzione del servizio per danni di guerra tra il 1944 e il 1947, il tratto Velletri – Priverno fu abbandonato nel 1957, mentre il breve tronco Priverno – Priverno Fossanova rimase in esercizio ad uso esclusivamente locale fino al 1986.

Tra Velletri e Priverno-Fossanova, la sede ferroviaria è ancora rintracciabile per gran parte del percorso in quanto corre spesso in rilevato, nonostante sia frequentemente coperta da vegetazione spontanea e i binari emergano molto raramente da erbacce e terriccio.

Tra Priverno-Fossanova e Terracina la linea è armata e in buono stato di conservazione.

Si può pensare a una partenza alle 9 da Priverno, ritorno alle 10 di sera da Terracina.

Il trenino rosso del Bernina

È un simbolo dei trenini turistici. Il tragitto va dai 429 metri di Tirano alle alte quote dell’Ospizio Bernina (2253 metri), per poi ridiscendere, con diverse fermate, nella vallata del fiume Inn: l’alta Engadina e la blasonata St.Moritz. Dopo essersi accomodati ci si può lasciar emozionare dai paesaggi o dall’unico elicoidale a metà percorso sorretto da nove archi. I vagoni sono caldi e riscaldati d’inverno, mentre d’estate ci sono anche carrozze cabrio all’aperto, ed esclusive con le vetrate a cupola, per ammirare il panorama da valle a monte, fino al cielo.

Il giardino delle piante rare sulla Domodossola – Borgomanero

La stazione di Orta-Miasino è una stazione ferroviaria situata nel comune di Orta San Giulio in Piemonte. In un orto accanto alla stazione sono stati piantati frutti e fiori tradizionali. Il parco, creato con un contributo europeo dal consorzio di pro loco Lago d’Orta, attrae scuole, turisti e appassionati di piante antiche. Ci sono 45 varietà di ortensie, che hanno dato il nome alla località di Orta. Poi il Suregio, tipico del Piemonte, il susincocco – incrocio tra susino e albicocco – la pera passacrassana, la renetta bianca. Il giardino è nato nel 2009. Dal 2009 al 2011, circa una decina di persone hanno lavorato alla stazione di Orta Miasino nell’ambito del progetto che aveva l’obiettivo di far conoscere, soprattutto alle scuole, parte di quel 75% del patrimonio agrario che non essendo utilizzato si sta estinguendo.

L’area verde di pertinenza dello scalo, insieme all’ex magazzino merci e a due fabbricati minori, è dal 1999 in comodato gratuito al consorzio che riunisce 20 pro loco della zona. Il giardino viene tuttora visitato da almeno un migliaio di persone l’anno, tra scuole, turisti e gruppi di persone che vogliono occuparsi di piante rare. Dal giardino della stazione è nata qualche piccola attività economica: l’azienda agricola Terra di Mezzo fa le marmellate, con le nespole della stazione e le vende in periodo natalizio, racconta Roversi. Inoltre sono stati organizzati corsi semestrali di orticultura e frutticultura bio.

La vecchia linea Voghera – Varzi soppressa nel 1966

Varzi è una cittadina magnifica. La vecchia linea Voghera (Faa) – Varzi, come ferrovia o come greenway ciclabile, consente di godere di panorami magnifici, tanto verde, perfino viadotti e gallerie. Purtroppo la stazione di Varzi è stata demolita insieme a quelle di Godiasco e Bagnaria. Le ex stazioni di Retorbido, Rivanazzano e Salice Terme sono state ristrutturate e adibite ad altri usi, quella di Ponte Nizza (seppur riutilizzata) è in pessimo stato, la fermata di Ponte Crenna è abbandonata, l’ex stazione di Codevilla è in fase di ristrutturazione dopo anni di abbandono. Qualcosa s’è salvata, in realtà: tra Voghera e Retorbido, attorno all’abitato di Godiasco e nei pressi di Ponte Nizza, il tratto con binari è stato convertito in un percorso ciclo-pedonale. Il percorso della ferrovia è stato inserito nel progetto di Greenway tra Milano e Varzi. Nel 2014 è stato inaugurato il tratto da Voghera a Codevilla che è stato prolungato successivamente fino a Salice Terme.

Proprio intorno a Ponte Nizza ci sono rigogliosi boschi di quercia e castagno, l’affascinante ambiente che circonda l’abbazia medievale di S. Alberto di Butrio, situata in posizione panoramica sopra il rio Begna. I monaci dell’abbazia furono, per obbedienza alla loro regola, custodi e implementatori di alcune tradizioni agricole e gastronomiche della valle che vanno dalla produzione di ottimi formaggi vaccini e caprini alle conserve di frutta, dalla produzione di cera e miele, alla coltivazione del castagno per usi alimentari e all’impiego delle erbe selvatiche per le preparazioni di cucina. L’eremo è famoso per il suo ciclo di affreschi quattrocenteschi spledidamente conservati, ma anche per il mistero che circonda il suo passato nel potente marchesato dei Malaspina. La tradizione vuole infatti che l’abbazia nel corso dei secoli fosse servita da rifugio segreto per fuggiaschi importanti, alcuni dei quali del calibro di Federico Barbarossa e del re inglese Edoardo II. Contribuisce all’aura mistica e leggendaria del luogo anche la sua collocazione a strapiombo sulla valle del Begna, una specie di squarcio tra le colline che permette allo sguardo di spaziare fino alla pianura Padana. L’ambiente interno di questa valle è di per sè un luogo fiabesco.

Ferrovia S. Nicola di Melfi – Spinazzola – Gravina in Puglia

Che peccato, un’altra linea sospesa e sostituita con autobus. Il tratto Gravina in Puglia – Gioia del Colle, inizialmente anch’esso interessato dalla sospensione del servizio nel 2011, è stato riattivato nel febbraio 2012, mentre il tratto Rocchetta S. Antonio Lacedonia – S. Nicola di Melfi resta attivo per il servizio merci. La linea è armata ed efficiente. I fabbricati delle ex-stazioni e fermate sono spesso abbandonati e alcuni, chiusi già da molti anni, sono anche in cattive condizioni di conservazione.

Con il treno, nella storia di Canne della Battaglia

La storia del legame tra le ferrovie e il sito archeologico inizia nel 1936 quando l’archeologo Michele Gervasio si recò con una vecchia locomotiva a vapore, lungo la linea Barletta-Spinazzola, alla ricerca del luogo esatto dove si era svolta la battaglia di Canne. L’Antiquarium, museo costruito accanto alle rovine di Canne fu inaugurato da Aldo Moro, ministro della Pubblica Istruzione nel 1958.

La ferrovia Spinazzola – Barletta è una linea ricca di storia che attraversa la Puglia del Nord nella zona delle Murge ed unisce il neocapoluogo Barletta, sede di importante porto, con il paese di Spinazzola, dove incontra la linea Foggia – Rocchetta Sant’Antonio Lacedonia – Gioia del Colle. Pur avendo rischiato la chiusura più volte negli ultimi 25 anni, la linea gode oggi di buona salute grazie al fatto di essere utilizzata da un buon numero di viaggiatori. L’antica stazione ferroviaria che costeggia il sito archeologico. Il Comitato, associazione composta da circa 30 volontari, alcuni dei quali guide professionali, si occupa di divulgazione storica attraverso visite guidate. Inoltre ogni 2 agosto organizza una rievocazione della battaglia di Canne.

Rfi ha chiesto al Comitato Pro Canne della Battaglia di prendere in gestione in comodato d’uso gratuito la stazione. L’associazione utilizza i locali della stazione come base e magazzino per le attività di promozione turistica. Per il futuro, il Comitato si è proposto alla Sovrintendenza per occuparsi dell’apertura e chiusura degli scavi di San Mercurio, che si trovano dietro alla piccola stazione dei treni.

In treno a vapore nel Parco della Sila

Una bella notizia, una tratta ferroviaria ripristinata dopo oltre otto anni di fermo nella bellissima Calabria. Nella Ferrovia Silana tra Moccone e San Nicola viaggia il treno della Sila di Ferrovie della Calabria, grazie anche a corse speciali organizzate da un’associazione locale che… sta macinando chilometri su chilometri grazie a migliaia di biglietti venduti. L’attrazione è ovviamente esercitata dal treno a vapore, composto dalle storiche carrozze a terrazzini e trainato dalla gloriosa vaporiera FCL 353 del 1926, sbuffante all’interno dei paesaggi del Parco Nazionale della Sila. Le potenzialità di sviluppo sono così concrete che la Ferrosilana è oggi riconosciuta come una delle linee ferroviarie ad alta valenza turistica riconosciute.

La transiberiana d’Italia, la ferrovia Sulmona – Castel di Sangro – Carpinone

In Molise, che peccato l’abbandono di questa linea che non è nemmeno mai stata chiusa, ma che a oggi è percorsa solo da treni turistici.

La linea è armata ed efficiente. È (o era) una linea ferroviaria secondaria dell’Abruzzo e del Molise, dal 2010-2011 priva di traffico, che collega la città di Sulmona a Isernia. È lunga 128,7 km e presenta quattro stazioni intermedie tra i due capolinea. È (o era) soprannominata “la Transiberiana d’Italia” per il suggestivo panorama che si può ammirare percorrendola, per gran parte dell’inverno innevato, attraversando gli altipiani maggiori d’Abruzzo. Alla stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo la linea raggiunge i 1.269 metri sul livello del mare che ne fanno la seconda stazione più alta della rete italiana Fs a scartamento ordinario dopo il Brennero.

La linea risulta aperta all’esercizio regolare solo nell’ultimo brevissimo tratto molisano Carpinone-Isernia, percorso dai treni della Campobasso-Isernia. Il tratto Sulmona-Carpinone è percorso da treni turistici e individuato da Fondazione Fs a tale scopo nell’ambito del progetto “Binari Senza Tempo”.

Nel 2011 la Regione Abruzzo non si è mostrata più disposta a tenere in piedi il servizio, motivando tale scelta con gli alti costi dovuti al trasporto di pochi passeggeri con automotrici in composizione singola.

La linea resta comunque ancora formalmente aperta, secondo la Rfi, permettendo dunque il passaggio eventuale di treni di agenzia e servizi turistici occasionali. Il rilancio di questa tratta e il reperimento dei fondi che permettano di finanziare anche il servizio viaggiatori, secondo molti, risiederebbe proprio nelle potenzialità di linea turistica, sul modello di numerose ferrovie alpine, senza però trascurare alcune corse ordinarie a misura dei pendolari, importanti soprattutto durante le copiose nevicate che rendono difficoltoso e pericoloso il transito sulla SS 17. Il 17 e 18 maggio 2014 il tronco da Sulmona a Castel di Sangro ha visto la riapertura da parte di Fondazione FS Italiane come ferrovia storica. In quei giorni hanno circolato sulla linea tre treni storici, il primo il 17 ed i restanti due il 18. Successivamente la Fondazione FS Italiane ha avviato un lungo progetto di rilancio dei treni storici sulla linea, in collaborazione con l’associazione culturale Le Rotaie, che ne cura l’organizzazione.

 

 

In viaggio intorno all’Etna con la Circumetnea

La linea Circumetnea è una ferrovia a scartamento ridotto che effettua il giro dell’Etna, facendo tappa in alcuni paesi alle sue pendici. In estate organizza tour guidati. Venne inaugurata nel lontano 1898 e, lungo una tratta di circa 110 Km, viaggia intorno all’Etna attraversando numerosi paesini ai piedi del vulcano e regalando ai viaggiatori suggestivi scorci del paesaggio lavico. Il percorso della ferrovia Circumetnea va dalla stazione di Catania Borgo fino a Riposto e viene percorso in entrambi i sensi di marcia attraversando paesi etnei come Paternò, Adrano, Bronte e Randazzo. La Circumetnea non è un treno prettamente turistico, bensì pensato per i pendolari, sebbene saltuariamente vengano organizzate anche corse puramente turistiche con littorine d’epoca. Ciò non toglie che un viaggio in Circumetnea può essere un’esperienza suggestiva per scoprire scorci del vulcano ma anche paesaggi meno noti della Sicilia orientale.

 

Alla stazioncina di Roccalumera un parco per Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo sulla Messina-Siracusa. Nella stazione dove il poeta premio Nobel, figlio di un ferroviere, trascorse l’infanzia, è stato riallestito il suo studio milanese e un museo a lui dedicato dove alcuni cittadini appassionati accolgono studenti e ricercatori internazionali. Grandi immagini in bianco e nero di Salvatore Quasimodo accolgono il visitatore nell’ex sala d’aspetto della stazione balneare di Roccalumera, tra Catania e Messina. Documenti riguardanti la vita del premio nobel per la letteratura nel 1959 sono esposti nella sala macchine, mentre nella stanza attigua si può ammirare la scrivania del poeta, con i tendaggi e le poltroncine che arredavano il suo studio di Milano. Nel piccolo parco pertinenza della stazione è stato posto un treno d’epoca, nei cui vagoni sono esposti articoli, fotografie e scritti originali del poeta. L’associazione ha creato il parco Salvatore Quasimodo attraverso un progetto europeo sui parchi letterari, prendendo in locazione gli spazi della stazione nel 2010. A tenere aperto il museo provvedono i 10 volontari dell’associazione con il sostegno di due lavoratori socialmente utili messi a disposizione dal Comune. Per sostenersi, venendo meno i finanziamenti da parte di enti locali, l’associazione ha creato uno spazio ristoro nella stazione, dove i visitatori possono consumare i pasti.

 

In treno nella Valle dei Templi

Dalla stazione partono convogli speciali che attraversano il sito archeologico, mentre gli appassionati di Ferrovie Kaos allestiscono un museo ferroviario nel principale scalo ottocentesco siciliano, ora chiuso al traffico regolare.

Unire la passione per i binari con quella per l’archeologia, è quanto fa l’associazione Ferrovie Kaos, che ha ottenuto da Rfi in comodato d’uso gratuito la stazione di Porto Empedocle, uno dei principali scali siciliani nell’’800, quando collegava i centri minerari dell’isola. L’associazione, di cui lo scrittore Andrea Camilleri è presidente onorario, si occupa della manutenzione dello scalo e del restaurano degli strumenti che servivano a far funzionare i treni a vapore e a carbone, oltre a organizzare treni turistici che attraversano l’antica ferrovia della Valle dei Templi. La tratta che va da Agrigento bassa a Porto Empedocle, chiusa al traffico dal 1994, è stata riaperta nel giugno 2014 per il passaggio di convogli turistici, grazie all’intervento di RFI insieme alla Fondazione FS di Ferrovie dello Stato italiane, che ha come mission il recupero in chiave turistica di antiche ferrovie dismesse.

 

Sardegna, il trenino verde della ferrovia Macomer – Bosa

Questa ferrovia fu inaugurata il 26 dicembre 1888. L’esercizio ferroviario fu sospeso sull’intera linea per motivi di sicurezza il 15 giugno 1981; l’anno successivo, dopo la sostituzione dell’armamento, fu riaperto il solo tratto tra Macomer e Tresnuraghes-Magomadas-Cuglieri mentre il restante tratto rimase inutilizzato fino al 10 maggio 1995, quando fu riattivato per scopi turistici fino a Bosa Marina. Dal 16 giugno 1997 il servizio regolare fu sospeso sull’intera linea, che da tale data viene utilizzata solo come linea turistica nei mesi estivi.

La linea è armata ed efficiente utilizzata nei mesi estivi per la circolazione di treni turistici.

Oggi è gestita dall’Arst nell’ambito del servizio Trenino Verde.

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