A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
Due grafici spiegano in modo chiaro quali sono le nazioni che, in valori assoluti e pro capite, sprecano le quantità maggiori di cibo.
Più di 550 milioni di tonnellate per quanto riguarda le famiglie. Quasi 250 milioni per il settore della ristorazione. Lo spreco di cibo, in tutto il mondo, raggiunge ogni anno quasi il miliardo di tonnellate, secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep). Un dato gigantesco, che appare ancor più inaccettabile se si tiene conto del numero di persone che ancora patiscono la fame in tutto il mondo, a causa di guerre, carestie, catastrofi naturali o povertà.
Mediamente, in ciascun nucleo familiare del Pianeta, vengono buttati ogni anno 74 chilogrammi di generi alimentari di ogni tipo. Non sorprende il fatto che siano i paesi più popolosi del mondo a presentare i dati assoluti più alti. La Cina e l’India, infatti, figurano in testa alla classifica, seguite dagli Stati Uniti e dal Giappone.
I dati cambiano tuttavia sensibilmente se si fa riferimento alla media per ciascun abitante. In questo caso, infatti, sono gli australiani che risultano i peggiori, con ben 102 chilogrammi all’anno sprecati. Al secondo posto ci sono i francesi, con 85 chilogrammi. Terzi a pari merito i britannici e la spagnoli con 77 chilogrammi. L’Italia invece è sesta, con 67 chilogrammi, poco sopra Cina e Giappone (64).
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