Harry Potter: la magia salva le foreste dei Babbani

Una chiacchierata con Luigi Spagnol, l’editore di Harry Potter, sui segreti del personaggio, sul suo successo autentico, non costruito dal marketing, e sull’impegno ambientale chiesto dall’autrice alle case editrici di tutto il mondo.

E’ stata una delle più antiche case editrici italiane
tuttora in attività, la Salani, la prima ad avere
l’intuizione che quella lunghissima storia per ragazzi, di
un’autrice ancora sconosciuta, pubblicata in Inghilterra con una
prima edizione di sole 5000 copie, potesse piacere anche al
pubblico italiano. Luigi Spagnol, 42 anni, da 17 anni nella casa
editrice, ha letto personalmente nell’estate del 1997 quel libro
segnalato da Londra, e in Italia, seconda solo a Francia e
Germania, il libro è uscito prima del “boom”, ben 5 mesi
prima dell’edizione americana. Una scelta coraggiosa – mentre, si
dice, un altro editore italiano a cui era arrivata la stessa
segnalazione aveva rifiutato il libro – che ha ampiamente ripagato
la fiducia accordata… a un ragazzino undicenne ancora
inconsapevole delle sue reali potenzialità.

I Babbani siamo noi, nello slang ormai diffuso dalle avventure di
Harry Potter giunte al loro attesissimo quinto episodio. I Babbani
sono coloro che non sanno dell’esistenza di una dimensione magica
parallela al mondo cosiddetto normale. Ma, questa volta, la magia
del giovane mago oltrepassa i limiti della fiaba e abbraccia anche
il nostro mondo perché, su precisa indicazione dell’autrice,
i libri delle edizioni di tutto il mondo del suo quinto libro
devono essere stampati su una carta che rispetti le foreste. E’
nata così la collaborazione tra la casa editrice Salani e
LifeGate con il suo marchio Impatto zero. Ma andiamo per gradi e
ripercorriamo insieme la nostra chiacchierata con Luigi
Spagnol.

Quale è il segreto di questi libri che hanno così
inaspettatamente coinvolto adulti e bambini di tutto il
mondo?

Di segreti ne ha sicuramente tanti, ma penso che alla fine si
riassumano tutti nell’identificazione fortissima con Harry Potter.
Il personaggio è molto reale senza avere una
personalità invadente, ma proprio per questo lascia un ampio
spazio a ogni lettore per riconoscersi un po’ in lui e
nell’improvvisa piega fantastica che ha preso la sua vita. Il mondo
in cui vive è turbolento e drammatico – anzi, sempre
più drammatico – ma è reale. Con grande
abilità la Rowling traccia i contorni di un mondo fantastico
non troppo diverso dal nostro, con la giusta quantità di
differenza, e poi ci fa vedere tutto attraverso gli occhi di Harry,
facendoci vivere oltre ad avventure mozzafiato, anche momenti
più statici, perché la vita normale è anche
noiosa. Ma allo stesso tempo il suo è un mondo invidiabile
perché c’è la magia, che lo rende sicuramente
più divertente del nostro.

L’autrice ha chiesto alle case editrici di tutto il mondo di
usare per questo quinto libro una carta che rispetti le foreste,
come è stata messa in atto in Italia questa questo sua
richiesta?

Ogni editore ha avuto la libertà di tradurre questo invito
in modo diverso. Noi abbiamo scelto di stamparlo non su carta
riciclata, ma con carta certificata in cui la parte di legno non
viene dalle foreste primarie, per far conoscere una diversa, ma
altrettanto valida, strategia di tutela delle foreste.
Con la consulenza di Greenpeace, abbiamo scelto una certa che
venisse da foreste certificate dal Forest Stewardship Council che
è la certificazione più sicura, che garantisce che
venga usato solo legname piantato appositamente per quello scopo.
Purtroppo non si riesce a trovare una carta per editoria che sia
garantita al 100% SFC, la nostra è garantita al 30% ed
è il massimo che si poteva fare. L’ideale sarebbe avere una
carta con una percentuale di riciclo e una di SFC, ma al momento
non è disponibile sul mercato. Approfittiamo di questa
occasione per promuovere un po’ di sensibilità, sperando che
il mercato ci segua.

Il suo impegno nella ricerca della carta è già
diffuso tra gli altri editori?

No, per il momento è un eccezione. C’è una grande
mancanza di informazione e anche noi non sapevamo a di tutto questo
prima che venisse Greenpeace a informarci. Penso che l’informazione
sia fatta male da tutte le parti, c’è stata una insistenza
eccessiva sulla carta riciclata – e comunque per fare la carta
riciclata bisogna produrre della carta – mentre è importante
sapere che ci sono addirittura dei metodi di produzione che
incoraggiano la creazione delle foreste. Su tante cose trovo che ci
sia un atteggiamento ambientalista un po’ distruttivo che dice che
è meglio non fare cose invece di spiegare perché non
si devono fare o come fare a farle bene.

E’ stato in risposta alla richiesta della Rowling che è
nata l’idea di aderire al progetto Impatto Zero di
LifeGate?

No. La richiesta della Rowling riguardava solo la scelta della
carta. Noi abbiamo voluto fare anche di più, per assicurare
ai nostri lettori, e soprattutto ai bambini, che il piacere di
leggere Harry Potter non danneggia in nessun modo l’ambiente e che
anzi lo rende un po’ migliore. Perché questi alberi che
piantiamo assorbiranno in un anno l’anidride carbonica emessa dalla
produzione del libro ma poi continueranno a lavorare per altri 50
anni!

Come è avvenuto l’incontro con LifeGate?
A Bologna, alla Fiera dei libri per ragazzi. Di LifeGate conoscevo
già la radio, ma quando ho sentito di Impatto Zero ho deciso
subito che poteva essere la cosa giusta per questo libro. In
realtà, penso che sia una buona iniziativa per tutto, non
solo per i libri.

Tornando al libro, nell’edizione spagnola il rospo di
Nelville è diventato una tartaruga… sono state fatte molte
modifiche di questo tipo all’edizione italiana?

Assolutamente no. Il problema delle modifiche dall’edizione
originale si sono necessariamente poste solo nella questione dei
nomi. I nomi inglesi hanno dei significati altamente evocativi, noi
abbiamo cercato per quanto possibile di mantenerli in inglese,
semplificandoli leggermente, quando necessario per renderli
più immediati e facili da ricordare per il pubblico
italiano, come la professoressa McGonagall che è diventata
Mc Grannit, o il prof Hearthlock che è diventato Allock.
Altre volte si è scelta una traduzione che ricalcasse il
significato dell’originale, o che privilegiasse l’assonanza, come
il mago Dumbledor che è diventato Albus Silente. Altre
ancora abbiamo preferito un’interpretazione che rendesse la
suggestione comica o fiabesca del contesto, coniando termini come
“Strillalettera”, “Dissennatori”, e la stessa definizione
“Babbani”, in inglese Muggles.
Ci tengo a precisare che proprio per rimanere fedeli alla versione
originale, Hagrid parla male apposta, mentre continuiamo a ricevere
lettere che si lamentano per i suoi congiuntivi sbagliati!

Il merchandasing su Harry Potter, secondo Lei, danneggia o aiuta
nella diffusione del libro?

Per come è stato fatto danneggia, è stato fatto in
modo molto ossessivo ed esagerato, molto americano. Ma bisogna
chiarire che è stato fatto in questo modo solo dal cinema.
Le uniche azioni di marketing che facciamo quest’anno per
pubblicizzare il quinto libro di Harry Potter sono un calendario in
libreria che segna quanti giorni mancano all’uscita, un espositore
con della cartoline che permettono di prenotare in anticipo la
copia e basta.

J.K. Rowling racconta nel piccolo libro-intervista che è
stato fatto su di lei (Conversazione con JK Rowling, Lindsey
Fraser, Ponte alle Grazie) che il successo le è arrivato
addosso all’improvviso, inaspettatamente. Ed è stato
così anche per voi. Questo influisce sulla vostra linea
editoriale?

No, in tutto il mondo c’è stato una rinnovata attenzione per
il fantasy, ma noi lo pubblicavamo anche prima. Certo che molti
titoli, già in catalogo prima della pubblicazione di Harry
Potter, ora vendono molto di più.

Alcuni accusano Harry Potter di essere “global”. Che cosa ne
dice?

Ultimamente, come con tutte le cose che hanno successo, Harry
Potter è diventato antipatico a molti ed è diventato
snob parlarne male. Siccome il suo è un successo globale,
planetario, è vero, ho notato che lo paragonano al
McDonalds, alla Coca Cola. Credo che sia una presa di posizione un
po’ superficiale, perché quello che non ci piace nella
globalizzazione non è il fatto che una cosa piaccia a tutti,
ma che si imponga con la forza, che faccia una concorrenza sleale,
che sfrutti il lavoro minorile e cose del genere. Nessun editore
del mondo ha mai fatto niente per fare acquistare ai librai Harry
Potter al posto di altri libri, né nessuno ha mai detto “se
prendi questo libro non ti do più Harry Potter”. Tutto
questo non avviene e non vedo perché il successo debba
essere un male di per sé.

L’impegno ambientalista in cui è coinvolto adesso, con la
pubblicazione di questo libro con carta certificata FSC e a Impatto
Zero, già faceva parte dei suoi interessi?

A me sembra strano parlare di impegno ambientalista come se fosse
qualche cosa di diverso da quello che già stiamo tutti
facendo. Mi sembra che siamo in un punto in cui, almeno in Europa,
chiunque deve comprare un frigorifero dovendo scegliere tra non
inquinante o inquinante si compra quello non inquinante,
perché si rende conto che respiriamo male, che abbiamo delle
stagioni innaturali, che mangiamo male,…. Non c’è bisogno
di essere ambientalisti, ecoterroristi o chissà che cosa,
oggi, per essere sensibili a quanto sta accadendo dal punto di
vista ambientale.

E’ ottimista rispetto alla situazione ambientale?
Non lo so. Perché questo impegno ora viene preso dal mondo
occidentale, una parte del mondo che ha già fatto molto
danni, ma non so se l’altra parte del mondo riuscirà a
prendere questo impegno prima di fare danni a sua volta…

Che messaggio vuole dare ai bambini con i libri che pubblica la
sua casa editrice?

Quasi tutto quello che si fa per i bambini, nell’editoria, ha
sempre dei contenuti educativi, per farli crescere e diventare
adulti migliori… quando va bene. Ma non è mai stato questo
il nostro obbiettivo, noi pensiamo che i bambini abbiano lo stesso
nostro diritto di essere felici “ora” e allora il nostro è
un modesto tentativo di rendergli la vita più piacevole
“ora”. Credo che questo sia il messaggio che vogliamo far passare:
“Conviene essere felici adesso e non domani, chissà, magari
quando sarò grande!”.


Marcella Danon

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