L’esposizione alle microplastiche ridurrebbe la fertilità. Anche se, ora, un documentario e un’esperta dimostrano che è un processo reversibile.
Un altro membro del Copinh è stato ucciso, in circostanze ancora da chiarire, in seguito ad uno sgombero effettuato dalla polizia militare di Rio Chiquito.
Il sangue di un altro attivista è stato versato in Honduras. Dopo l’omicidio di Berta Cáceres, leader del Consiglio delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh), uccisa lo scorso 3 marzo a colpi di arma da fuoco, è toccato a Nelson García, 38 anni, membro del Copinh.
Secondo il Copinh l’uomo, padre di cinque figli, sarebbe stato ucciso il 15 marzo dalla polizia militare honduregna, in seguito a un violento sgombero di un terreno occupato da contadini della comunità indigena Lenca. Il clima si fa sempre più teso nel Paese centroamericano e la repressione nei confronti degli attivisti sempre più serrata.
Nelson García, secondo i media locali, sarebbe stato ucciso con quattro colpi di arma da fuoco in pieno volto sparati da uomini non identificati mentre tornava alla sua abitazione di Río Lindo, nel nord-ovest dell’Honduras, dopo la manifestazione. L’uomo aveva preso parte alle proteste della comunità locale, sorte dopo che decine di famiglie di contadini sono state sfrattate e le loro modeste abitazioni e i campi coltivati rasi al suolo da mezzi pesanti, mentre centinaia di poliziotti e militari cercavano di tenere a bada la folla.
L’assassinio di Berta Cáceres ha dato la stura ad un’ondata di violenza nei confronti degli attivisti che si battono per difendere i diritti delle comunità locali e tutelare l’ambiente dallo sfruttamento, molti membri del Copinh e familiari della donna sono stati oggetto di vessazioni e intimidazioni da parte delle autorità.
Secondo l’organizzazione indigena da allora otto dei nove coordinatori del Copinh sono stati interrogati, senza essere adeguatamente informati circa le ragioni del loro interrogatorio, in numerose occasioni. Aureliano Molina, uno dei leader del gruppo, è stato arrestato poche ore dopo l’omicidio di Berta Cáceres e rilasciato dopo 48 ore senza che sia stata formulata alcuna accusa nei suoi confronti. Dopo pochi giorni alcuni uomini non identificati alla guida di auto senza targhe hanno circondato la casa di Molina e cercato di entrarvi senza alcuna autorizzazione.
La polizia è stata inoltre vista fotografare i manifestanti che hanno preso parte alla marcia pacifica svoltasi la scorsa settimana a La Esperanza per chiedere giustizia per Cáceres. Una delle figlie dell’attivista uccisa ha anche affermato di essere stata seguita da uomini armati in borghese mentre si trovava a Tegucigalpa.
“Chiediamo la fine della persecuzione, degli abusi e della guerra contro i membri del Copinh – ha fatto sapere l’organizzazione in un comunicato. – Chiediamo giustizia per i nostri colleghi uccisi dal governo honduregno e la fine dell’impunità”.
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