Hydrogen valley, quali sono i progetti in Italia

Sono numerosi i progetti di produzione di idrogeno che stanno nascendo in Italia. Obiettivo: far diventare l’Italia una hydrogen valley entro il 2030.

L’idrogeno verde è fondamentale per la transizione energetica dell’Unione europea. Lo dice la stessa Commissione di Bruxelles che ha indicato nell’idrogeno, prodotto con fonti rinnovabili, un vettore energetico ideale per raggiungere l’obiettivo emissioni nette zero (climate neutrality) di gas serra entro il 2050. In Italia sono diversi i progetti che si stanno definendo sul territorio per la produzione di idrogeno.

Dalla Lombardia al Lazio, dall’Umbria alla Sicilia, numerosi player di settore hanno annunciato la nascita di hydrogen valley, un’espressione ricorrente e usata per definire quegli ecosistemi che includono sia la produzione che il consumo di idrogeno e che combinano ricerca, usi industriali, civili e mobilità sostenibile.

treno-idrogeno-ilint
iLint è il primo treno passeggeri al mondo alimentato a idrogeno © Erich Westendarp, Pixabay

La hydrogen valley del nord Italia

Iniziamo dal nord Italia. Sull’esempio dell’iLint, primo treno passeggeri al mondo alimentato a idrogeno e sperimentato con successo nella bassa Sassonia, la Valcamonica, in particolare la linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo, ha lanciato, a fine 2020, il progetto H2iseO che prevede l’acquisto di sei treni alimentati a idrogeno i quali, a partire dal 2023, presteranno servizio sulla tratta della valle, sostituendo le attuali automotrici a diesel.

La transizione dal gasolio all’idrogeno prevede anche un’altra importante fase dei lavori: la realizzazione di una centrale di produzione, stoccaggio e distribuzione di idrogeno. Stando alle fonti locali, la società dei trasporti lombarda Fnm, proprietaria di Trenord, e della multiutility bresciana A2A, hanno firmato un memorandum per la realizzazione del primo impianto di produzione a Iseo, nell’area del deposito dove attualmente si riforniscono i treni diesel. Sarà un impianto a idrogeno blu, attraverso metano e biometano con cattura e stoccaggio della CO2 prodotta, ma secondo Trenord dal 2023 verrà affiancato un altro centro di produzione, questa volta per mezzo dell’elettrolisi, quindi l’idrogeno diventerà verde. Successivamente, entro il 2025, la distribuzione di idrogeno verrà estesa, tramite la rete gestita da Snam, anche al trasporto pubblico locale, composto da circa 40 mezzi, e con la possibilità di aprire anche alla logistica merci.

L’idrogeno verde entra nei porti

A proposito di merci, ci sono due hub portuali interessati dalla rivoluzione idrogeno. Uno è quello di Porto Marghera, dove è stato costituito il consorzio di aziende Hydrogen park – che ha già lavorato su un progetto di vaporetta alimentata a celle combustibile – e che, di concerto con l’autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale, ha candidato il porto di Venezia al programma europeo “Horizon 2020 Green Ports”, che punta a sostenere progetti che rendano più sostenibile il traffico merci marittimo.

Poi c’è il porto di Civitavecchia, città laziale che si è candidata a diventare la prima “hydrogen valley” portuale italiana. L’autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, infatti, è partner del progetto “Life3H”, coordinato dalla regione Abruzzo. Mare ed entroterra vengono così collegati con l’obiettivo di condividere siti di produzione, stoccaggio e utilizzo dell’idrogeno all’insegna della mobilità sostenibile: tre stazioni di rifornimento sorgeranno nell’area tra l’altopiano delle Rocche in Abruzzo, le acciaierie di Terni e, appunto, il porto di Civitavecchia. In particolare, le acciaierie umbre metteranno eventuali surplus di idrogeno a disposizione, gratuitamente, della flotta di bus locali.

eolico-offshore
Un parco eolico offshore © Nicholas Doherty/Unsplash

In Romagna la prima hydrogen valley offshore

Ma uno dei progetti più ambiziosi è sicuramente quello proposto da Eni al largo della costa romagnola. Si chiama Agnes e consiste in due parchi eolici, un parco fotovoltaico e un impianto di elettrolizzazione per la produzione di idrogeno verde. Un progetto interamente offshore che sfrutta le piattaforme dismesse per l’estrazione di gas (nell’Adriatico ce ne sono almeno 75).

Agnes richiede investimenti imponenti che i promotori hanno stimato in un miliardo di euro. I primi studi hanno dimostrato una capacità produttiva massima di 620 megawatt: 520 prodotti dall’eolico e 100 dal parco fotovoltaico galleggiante. L’impianto di produzione dell’idrogeno invece garantirebbe quattromila tonnellate annue, sufficienti ad alimentare duemila bus a idrogeno. Si stima di produrre 1,5 terawattora (TW) l’anno, una quantità di energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico annuo di 500mila famiglie.

In futuro, l’idrogeno potrà essere estratto direttamente dal mare: uno studio dell’università di Stanford, in California, ha messo a punto un metodo per ricavare l’idrogeno dall’acqua salata. Per i promotori di Agnes è una possibilità di espandere il mercato.

rifornimento-idrogeno
Rifornimento di un veicolo a idrogeno © Possessed Photography/Unsplash

Centri sperimentali ad alta concentrazione tecnologica

Infine, ci sono i centri sperimentali di ricerca. In merito a questo tema non poteva mancare la proposta di Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) che alle porte di Roma intende sviluppare un polo di ricerca presso il centro ricerche di Casaccia. Un polo che si estende su 100 ettari, in cui saranno impegnati 1000 ricercatori per la ricerca e la sperimentazione lungo tutta la filiera dell’idrogeno, e dove verrà realizzato “il primo dimostratore di taglia rilevante della reale fattibilità di un’economia green basata sull’idrogeno”, ha spiegato l’Enea.

Un investimento da 14 milioni di euro per dar vita al primo incubatore tecnologico italiano, in collaborazione con università, istituti di ricerca, associazioni e imprese. Secondo Enea, il centro di ricerca consentirà anche la sperimentazione di nuove tecnologie per la produzione di idrogeno, ad esempio, attraverso l’utilizzo dei rifiuti e l’impiego del calore rinnovabile a media-alta temperatura prodotto da impianti solari a concentrazione. È prevista anche la realizzazione di un idrogenodotto locale dedicato al trasporto di idrogeno puro in pressione e una stazione di rifornimento per i veicoli in uso all’interno del centro ricerche.

Intanto, diversi atenei italiani stanno stringendo accordi per lo sviluppo congiunto di progetti legati alla produzione e allo stoccaggio di idrogeno. Un esempio ce lo fornisce l’accordo “di coopetizione” stipulato tra Università degli studi di Torino e Politecnico: partendo dalle esperienze di ricerca dei singoli istituti (entrambi stanno lavorando su progetti innovativi di energy storage), si sono costituiti gruppi di lavoro trasversali ed è stato sviluppato un protocollo di azione congiunta sulle tematiche legate all’idrogeno. In particolare, tale collaborazione intende fornire a regione Piemonte e comune di Torino un supporto per la costituzione del Polo nazionale per la ricerca sull’idrogeno a cui aderiscono, oltre i due atenei piemontesi, diverse istituzioni e aziende.

Il Piemonte non è l’unica regione a voler ospitare un centro nazionale per l’idrogeno: anche Puglia e Sicilia lo hanno dichiarato in numerose occasioni. Nell’isola siciliana, per esempio, nella Bioraffineria Eni di Gela è già stato realizzato un impianto per la produzione di idrogeno (grigio, ovvero mediante processo di steam reforming) per la produzione di Hvo (Hydrogenated vegetable oil), un biodiesel su cui la compagnia del cane a sei zampe sta continuando a investire. La sfida è far diventare questo idrogeno il più verde possibile: ora, insieme ad Enel, sono nati due progetti pilota che includeranno un elettrolizzatore di circa 10 megawatt e si prevede che inizino a generare idrogeno sostenibile entro il 2023.

L’idrogeno, in conclusione, offrirà una grande opportunità all’Italia  di diventare un player importante nel mercato energetico europeo e, di conseguenza, mondiale. Naturalmente, perché questo diventi anche ambientalmente sostenibile, è necessario spingere in direzione dell’idrogeno verde. È l’unico modo che abbiamo per compiere la transizione energetica di cui il pianeta – soprattutto i suoi abitanti – necessita al più presto.

Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

L'autenticità di questa notizia è certificata in blockchain. Scopri di più
Articoli correlati
Idrogeno. Una vernice solare per produrlo a partire dall’umidità

Trasformare l’umidità dell’aria in idrogeno. E questo solo grazie all’energia del sole e ad una vernice solare. È quanto hanno sviluppato alcuni ricercatori del Royal Melbourne Institute of Technology (Rmit) che avrebbero realizzato un nuovo materiale, a base di solfuri di molibdeno, in grado di agire come semiconduttore e catalizzare la suddivisione degli atomi di