Coronavirus

Quando anche in Africa il cambiamento avviene in videoconferenza

Il coronavirus potrebbe accelerare la rivoluzione digitale in Africa. Scopriamo come grazie alla testimonianza della direttrice della comunicazione di Avsi.

Mentre i think tank e gli analisti europei – compreso Gideon Rachman, capo editorialista della sezione affari esteri del Financial Times – si interrogano sul perché l’Africa finora sia stata risparmiata dall’aggressività del coronavirus, sul terreno accadono esperienze innovative che aprono nuove prospettive per chi lavora nella cooperazione allo sviluppo. Processi tante volte annunciati per improvvisa necessità hanno subito un’accelerazione e stanno trasformando la realtà.

Spostiamoci a Dadaab, una zona di terra arida del Kenya, non lontano dal confine con la Somalia, nota per due dati e un’usanza. Il primo dato: la presenza di un campo di rifugiati, somali soprattutto, che fino a pochi anni fa era tra i più popolosi del mondo; il secondo: l’azione violenta, vigliacca, dei terroristi di al-Shabaab che qui rapiscono e uccidono anche i più vulnerabili e costringono a stare sempre in guardia. L’usanza: quando giunge un ospite da lontano, lo si invita a piantare un albero che porterà il suo nome. E qualcuno della comunità se ne prenderà cura fino al suo ritorno.

La pandemia non ha fermato il dinamismo educativo

Anche qui, in quest’area di baracche ed edifici poveri, è arrivata la minaccia della pandemia con tutti i suoi risvolti: la paura di ammalarsi accresciuta dalla consapevolezza dell’assenza di strutture sanitarie adeguate, il ricorso a misure di distanziamento sociale per contenere il contagio, la distribuzione di kit sanitari e sapone, il fermo di tutte le attività, comprese quelle informali, che garantivano alle famiglie un minimo di disponibilità economica.

Ma il lockdown non è riuscito a fermare una delle azioni considerate fondamentali per questo luogo: la proposta educativa. Arrestare il dinamismo educativo qui equivale a togliere la possibilità di respirare, proprio come fa la Covid-19, alle giovani generazioni. Non hanno altra chance per uscire da quel campo, un luogo e un tempo sospesi nel vuoto, se non quella di guadagnarsi un titolo di studio, trovare un lavoro fuori di là, in alcuni casi anche rientrando nel paese dei loro genitori, la Somalia, e ricucendo una storia strappata.

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Anche in Africa la formazione si sposta online

Per evitare il rischio della “fame d’aria”, anche qui è arrivato Zoom e i training per la formazione degli insegnanti si sono trasferiti sulla piattaforma digitale. Così durante la settimana gli aspiranti docenti si collegano al link che il capo del progetto – finanziato dal PRM (Population, Refugees and Migration bureau, il dipartimento di stato americano per il sostegno ai rifugiati e ai migranti) – diffonde via Whatsapp ed entrano nell’aula digitale. A volte da seduti su una stuoia per terra, in una baracca, ma a quell’aula virtuale accedono. Quasi tutti grazie a uno smartphone, proprio o preso a prestito dal vicino, con una connessione garantita da hotspot locali organizzati per garantire lo svolgimento regolare della sessione online.

Sono una settantina i partecipanti al corso, la maggioranza uomini, ma non mancano le donne, di un’età compresa tra i venti e i trent’anni. All’inizio non è stato facile accompagnare tutti nel passaggio al digitale, aiutarli a capire come incastrare username e password. Lo possiamo comprendere bene anche in Europa: ci siamo trovati a dover imparare a usare ogni forma di webinar nel giro di pochi giorni e constatiamo ancora la fatica di ragazzi e insegnanti nella didattica a distanza.

Avsi cooperazione allo sviluppo ai tempi del coronavirus: anche in Africa arriva Zoom
Sono una settantina i partecipanti al corso, la maggioranza uomini, ma non mancano le donne, di un’età compresa tra i venti e i trent’anni © Avsi

Dagli auspici ai nuovi progetti

Ma il salto è stato compiuto e ora può solo consolidarsi e spingersi oltre. L’Unione europea stessa ha inserito la rivoluzione digitale tra le sue priorità, con il green deal, nella nuova strategia di partnership con l’Africa varata ufficialmente pochi giorni prima della quarantena globale.

Certo un rapporto virtuale docente-allievo non potrà mai sostituire quello personale in presenza. Ma la necessità di far evolvere le piattaforme digitali per l’utenza giovane africana, insieme al consolidamento della copertura internet, si sono imposte sulla scena come mai prima.

Siamo stati costretti a passare dagli auspici a progetti nuovi e creativi adesso. Ma chi investe energie nella cooperazione allo sviluppo di questo non ha paura: non teme il cambiamento (in meglio), perché resta sempre uno dei suoi primi obiettivi.

Foto in anteprima © Yasuyoshi Chiba/Afp via Getty Images
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