Sono le città resilienti la prima linea della lotta ai cambiamenti climatici

Popolazione in aumento, isole di calore, edilizia e arredo urbano da reinventare. Così le città (resilienti) sfidano il clima che cambia.

L’urbanizzazione e il conseguente spopolamento delle aree rurali rappresentano un fenomeno che negli ultimi decenni si è diffuso in tutto il mondo. Spinta dal cambiamento del modello economico e produttivo, ormai più della metà della popolazione mondiale vive in città. Ed è per questa ragione che proprio i centri urbani, a partire dalle metropoli, rappresentano oggi la prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici.

Le isole di calore amplificano i cambiamenti climatici nelle città: il caso europeo del 2003

“Il cambiamento climatico – ha spiegato Holger Robrecht, vice direttore regionale dell’ICLEI (Consiglio internazionale per le iniziative ecologiche locali), sul sito dell’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea)  – comporterà numerose conseguenze per le città: in Europa, ad esempio, si assisterà probabilmente ad un aumento di eventi meteorologici estremi quali alluvioni, tempeste e ondate di calore. Ciò rappresenta una minaccia per le infrastrutture urbane come i sistemi di trasporto, per le reti fognarie e persino per i sistemi di distribuzione delle derrate alimentari”.

Il tutto è aggravato dalle condizioni particolari che caratterizzano i centri urbani. In caso di ondate di caldo, infatti, nelle città il rischio è che la risalita delle temperature venga amplificata dalle cosiddette “isole di calore”, che per i soggetti più vulnerabili possono risultare perfino fatali. Si tratta di un fenomeno fisico semplice: durante il giorno, le città immagazzinano il caldo derivante dall’irraggiamento solare e dal traffico, liberandolo durante la notte. In caso di ondate di caldo eccessive, la notte non basta a dissipare l’intero calore accumulato e la giornata successiva comincia con temperature già roventi, innescando un circolo vizioso.

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Alluvione di Parigi. Secondo i ricercatori, le città saranno colpite da eventi estremi con frequenza sempre maggiore nei prossimi anni. © Meteoweb

In molti ricordano la terribile estate del 2003, nel corso della quale un’ondata di caldo eccezionale colpì l’Europa, provocando più di 70mila morti, secondo differenti studi condotti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Si tratta di “eccezioni” alle quali occorrerà abituarsi: in una metropoli come Los Angeles – nella quale sono presenti pochi parchi, moltissime automobili e quattro milioni di abitanti – secondo Michael Boswell, docente presso il Politecnico della California, “ad oggi si superano i 35 gradi centigradi per sei giorni all’anno. Entro il 2050 diventeranno 22, e nel 2100 saranno 54”.

Alberi, edilizia sostenibile, corsi d’acqua: come rendere le città resilienti

La speranza è che i cambiamenti climatici possano essere arrestati, o per lo meno limitati, da politiche globali i cui obiettivi sono stati dettati dall’Accordo di Parigi sottoscritto al termine della Cop 21 nel 2015. Ma se non sarà così, in che modo potremo “adattare” le nostre città alla crescita delle temperature, ovvero diventare “resilienti”? “La prima cosa che occorre fare è piantare alberi per ottenere dell’ombra. Ma occorre farlo correttamente, altrimenti si rischia di imprigionare ancor di più caldo e inquinamento al suolo”, ha spiegato all’Huffington Post francese Ingrid Coninx, dell’università di Wageningen, nei Paesi Bassi.

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Piantare alberi e aumentare i parchi cittadini è una delle prime mosse da compiere per combattere i cambiamenti del clima.

Un altro metodo utile è quello di sfruttare in modo più efficace corsi d’acqua, o di piantare arbusti sui tetti degli immobili. O, ancora, di ripensare completamente questi ultimi, in funzione di un’architettura sostenibile, come nel caso della città di Masdar, negli Emirati Arabi Uniti, che ha costruito edifici capaci di “raccogliere” il vento sopra i tetti e spingerlo verso il basso per movimentare l’aria.

“Molte città europee – prosegue Robrecht – si sono dotate di piani di adattamento all’avanguardia, come nei casi di Londra, Copenaghen, Bratislava e Almada, in Portogallo». Il dirigente cita tra gli altri i casi di Rotterdam e Gand, “i cui comuni hanno stretto dei partenariati con alcuni centri di ricerca, chiedendo loro di individuare quali fossero i luoghi della città più caldi durante le ondate di calore. Sono stati installati termometri fissi e mobili in diverse aree cittadine e sui tram: in questo modo, è stato possibile individuare i luoghi della città in cui l’effetto isola di calore era più marcato e mettere in atto interventi di mitigazione. Ad esempio, in alcune di queste aree sono stati piantati alberi”.

Sistemi di allerta ad Amsterdam e “spazio per i fiumi” a Monaco di Baviera

Ad Amsterdam, poi, considerata una delle città europee che patirà maggiormente i cambiamenti climatici, è nato un istituto dedicato alla ricerca di soluzioni, l’Amsterdam metropolitan solutions, in collaborazione con l’università tecnologica di Delft. La capitale olandese è situata a soli sei metri in media sul livello del mare e uno dei progetti (chiamato Rain sense) punta a creare un dispositivo di allerta, in caso di precipitazioni torrenziali (fenomeno che risulta sempre più frequente) e conseguenti inondazioni.

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Ad Amsterdam è nato un istituto dedicato alla ricerca di soluzioni per combattere il clima, l’Amsterdam Metropolitan Solutions.

Sempre in Olanda, poi, è stato avviato il programma “Room for the river”, per restituire ai letti dei corsi d’acqua l’ampiezza di cui necessitano per essere in grado di far defluire adeguatamente l’eventuale acqua in eccesso. I lavori sono stati avviati in oltre 30 località. Un’iniziativa del tutto simile a quella che ha avviato Monaco di Baviera per drenare i flussi in discesa dalle Alpi, attraverso un programma di ammodernamento battezzato “Isar-Plan”.

Amburgo punta sugli “appartamenti convettivi”, Parigi usa la finanza per rendere ecologici i trasporti

Ad Amburgo, l’architetto Philippe Rahm ha realizzato degli “appartamenti convettivi”, nei quali la disposizione delle stanze è pensata in funzione dello spostamento delle masse d’aria: il bagno è così il locale più in alto, seguono quindi il salone, le cucine e per ultime le camere da letto, nella parte inferiore. Parigi, invece, ha deciso di affidarsi a due Green Bond (obbligazioni verdi) da mezzo miliardo di euro ciascuno – il primo dei quali è già stato emesso – per finanziare il rinnovo delle proprie infrastrutture, rendendole ecologiche e sostenibili e, in futuro, sostituire l’intero parco di autobus cittadini – circa 4.600 – con mezzi puliti.

Appartamenti convettivi
Un esempio degli appartamenti convettivi studiati dall’architetto Philip Rahm. © Philip Rahm

Le città americane riunite in “We are still in” e l’impegno del C40

L’impegno delle città nella lotta ai cambiamenti climatici è dunque sempre più serio e decisivo per le sorti del Pianeta. Per questo sono nati coordinamenti come il “World Urban Parks”, che punta a razionalizzare, valorizzare ed estendere i parchi nelle aree urbane. E sempre per questo, negli Stati Uniti, le amministrazioni locali hanno immediatamente reagito alla decisione del presidente Donald Trump di abbandonare l’Accordo di Parigi. A pochissima distanza dall’annuncio del miliardario americano, è nata l’iniziativa “We are still in”, alla quale hanno aderito 125 città, 9 stati federali, 902 imprese e 183 università. Uniti nel dire che loro continueranno a fare la propria parte per centrare l’obiettivo di limitare la crescita della temperatura media globale a due gradi centigradi entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. Facendo così eco alle decine di sindaci riuniti nel C40, gruppo di lavoro attivo ormai da anni e costituito da primi cittadini di grandi metropoli che hanno deciso di difendere il clima.

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New York è una delle città che partecipano all’iniziativa We are in still per combattere i cambiamenti climatici.

In un’intervista rilasciata al New York Times, l’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, che coordina gli enti locali e le aziende ribelli di “We are still in” ha spiegato: “Ci comporteremo come se gli Stati Uniti fossero rimasti nell’Accordo”. Senza perdere tempo, il governatore della California Jerry Brown, in occasione di una tournée in Cina, ha firmato assieme al presidente Xi Jinping un accordo di collaborazione per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, basato sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, sui trasporti a zero emissioni e sull’efficienza energetica. “Non possiamo tollerare bastoni fra le ruote – ha dichiarato il dirigente americano – in questa immensa sfida che consiste nel traghettare il Pianeta verso un futuro sostenibile”.

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