Il post-design protagonista della nuova Triennale milanese

A vent’anni dalla sua ultima regolare edizione, la Triennale torna, dal 2 aprile al 12 settembre, con la XXI Esposizione Internazionale dall’ambizioso titolo “21st Century. Design After Design”.

Se mescoliamo fra loro la proverbiale vocazione di Milano capitale mondiale del design e l’eredità multidisciplinare di una delle più blasonate esposizioni internazionali d’Europa quale la Triennale meneghina, aggiungendo alcuni “ingredienti” –architettonici e non– mutuati dall’Expo dello scorso anno, il cocktail che ne ricaveremo si preannuncia tutt’altro che banale. Una simile inedita alchimia sta per diffondersi nel capoluogo lombardo poiché, a vent’anni dalla sua ultima regolare edizione del 1996, la Triennale è ricomparsa in grande spolvero, allestendo, dal 2 aprile al 12 settembre, la sua XXI Esposizione Internazionale dall’ambizioso titolo 21st Century. Design After Design che pone al centro della riflessione uno degli ambiti elettivi della creatività milanese contemporanea.

 

Manifesto d'epoca della Triennale di Milano
Manifesto d’epoca della Triennale di Milano del 1933

 

 

Ne scaturisce una sorta di Triennale al cubo, che si dilata sia cronologicamente (con la durata di oltre 5 mesi rispetto ai tradizionali 3) sia spazialmente rispetto ai parametri abituali, inglobando, con una fittissima diffusione di mostre, eventi, convegni e festival vari, non solo molti dei luoghi culturalmente significativi della città –dalla Fabbrica del Vapore al Pirelli Hangar Bicocca, dal MUDEC all’Accademia di Belle Arti di Brera, dal Palazzo della Permanente al Museo Diocesano, dal Politecnico all’Area Expo e numerosi altri– ma anche l’area urbana di Monza, la cui Villa Reale fu la sede storica delle prime esposizioni internazionali, e quella di Cinisello Balsamo, dove sorge il Museo della Fotografia Contemporanea.

 

"Vermiglia" (installazione di Attilio Stocchi a Palazzo Reale)
“Vermiglia” (installazione di Attilio Stocchi a Palazzo Reale)

 

 

Insomma un modello reticolare ed onnicomprensivo che, sull’esempio della Biennale di Venezia e di altre rassegne analoghe, investe l’area metropolitana nella sua totalità, auspicando un “contagio” culturale internazionale e cosmopolita, ovvero una sorta di “triennalizzazione” dell’intera città. Il fil rouge dell’imponente operazione, di cui abbiamo già potuto intravedere le prime avvisaglie in occasione della Design Week, durante la quale è stato consentito l’accesso libero ad alcune delle sedi, consiste nella riflessione sulla nuova progettualità del design, ovvero su un design post-moderno o post-design che non significa, banalmente, futuribile o avveniristico ma è piuttosto un design che si misura con sfide inedite e cambiamenti epocali, quali ad esempio la globalizzazione, la crisi economica del 2008, le trasformazioni urbanistiche, l’avvento della cosiddetta information technology, i mutati rapporti con l’artigianato etc.

 

Le numerosissime iniziative si articolano attorno a tre filoni principali, ovvero le mostre (di cui 11 elaborate dal comitato curatoriale collettivo della XXI Triennale e altre 16 in collaborazione con soggetti diversi, ovvero istituzioni, musei ed aziende), le installazioni e progetti (tra le quali ad esempio il Padiglione Milano o il Padiglione Umbracula) e le partecipazioni internazionali, da quest’anno estese anche ad alcuni paesi “di nuova economia”.

 

POSSIBILECOPERTINA2XXI-Triennale-Milano

 

 

Al già corposissimo programma si aggiungono inoltre convegni, incontri, summer school, workshop all’insegna dell’interdisciplinarità e del dialogo tra esperti, festival cinematografici, eventi musicali (come la rassegna di concerti curata da Sentieri Selvaggi), coreografici e teatrali (che si svolgeranno al Teatro dell’Arte a cura del CRT), due concorsi per architetti e designer under e over 35, un premio internazionale di architettura al femminile (l’arcVision Prize) e perfino una corsa podistica (Run for T Special Edition). Tra le innumerevoli esposizioni, particolare curiosità e attesa si percepiscono attorno a quella curata da Gillo Dorfles e Aldo Colonnetti, La logica dell’approssimazione, nell’arte e nella vita, riflessione sull’eterna e feconda dialettica tra perfezionismo e sintesi sommarie, nonché alla mostra W. Women in Italian Design, che declina il tema portante della triennale dal punto di vista della questione di genere.

 

E per chi cominciasse a sentirsi lievemente disorientato dinanzi ad una così vertiginosa varietà e vastità di offerta, niente paura: esiste addirittura un’App dedicata, Triennale Plus, con l’inconfondibile logo della T.

 

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