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Nel periodo in cui la Cina era principalmente un paese agricolo nasce il teatro delle ombre cinesi. Nato per venerare le divinità e scacciare i demoni.
Recitare nel teatro delle ombre cinesi serviva a
venerare le divinità ma anche a scacciare fantasmi e mostri,
anche se poco dopo ha assunto il suo carattere di intrattenimento
che conserva tutt’oggi.
Gli spettacoli venivano recitati solo dopo il tramonto e le storie
narrate erano fedeli alla religione e alle superstizione legata
alle vicende di fate, genii, fantasmi e mostri.
La leggenda unisce il teatro delle ombre alla filosofia taoista e
al buddismo. In cinese, le figure, composte da undici parti e con
la testa in rilievo, si chiamano piying: “ombre in cuoio”. In
principio venivano intagliate nella carta bianca e oggi vengono
cesellate nel cuoio dipinto con colori studiati per dare maggiore
espressione e intensità al carattere di ciascun
personaggio.
Presso gli antichi gruppi, tra le quinte erano visibili numerose
figure sospese sullo stesso filo. Tra gli “attori” che aspettavano
di entrare in scena, la figura più vicina e finemente
cesellata era quella della Dea della Misericordia. Onorata come
l’antenata del teatro delle ombre viene tutt’ora accolta con
profondo rispetto e cura. I gruppi teatrali sono composti da tre a
cinque attori che recitano e suonano contemporaneamente muovendo le
sagome con l’aiuto di tiranti di ferro.
Nel teatro tradizionale, i gruppi teatrali, dovendosi adattare alle
rappresentazioni a cielo aperto, utilizzavano una pedana smontabile
fatta di barre di legno laccate di rosso, davanti alla quale
montavano un sipario rosso vivo decorato con fiori dorati per dare
più intensità all’atmosfera di festa.
Nel tempo, gli “attrezzi” del mestiere si raffinarono, lo schermo
da semplice foglio di carta bianca incollato su una cornice di
legno venne sostituito da un lenzuolo di tela bianca e
l’illuminazione, dalla lampada ad olio, con gli anni ’50,
passò alle lampade fluorescenti rendendo così le
attuali immagini più nitide e definite.
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