Secondo uno studio europeo, che coinvolge il WWF, tutti gli investimenti si ripagherebbero entro il 2032. Vantaggi anche per lavoro, salute e ambiente.
Se Brescia fosse un organismo vivente, i 600 chilometri di teleriscaldamento sarebbero le arterie. Il termovalorizzatore di Brescia ne sarebbe il cuore.
Se la città di Brescia fosse un organismo vivente, i 600 chilometri e più di rete di teleriscaldamento sarebbero le arterie, il termovalorizzatore sarebbe il cuore.
Composto da tre linee di combustione, di cui una dedicata alle biomasse, tutte di provenienza certificata, l’impianto ha prodotto nel 2011 elettricità pari al fabbisogno di circa 200.000 famiglie e calore pari al fabbisogno di oltre 60.000 appartamenti.
I rifiuti conferiti all’impianto sono quelli non utilmente riciclabili, materiali che rimangono dopo la selezione operata con la raccolta differenziata e che a Brescia si attesta oggi al 44%, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al 50.
Una volta entrato nell’impianto il materiale viene bruciato ad una temperatura di circa 1000 gradi. I fumi a contatto con tubi dell’acqua cedono calore generando così vapore. Vapore che va ad alimentare la turbina per la produzione di elettricità. Il calore esausto viene poi convogliato nella rete di teleriscaldamento.
Tra il 2008 e il 2011, nell’ambito del progetto europeo Next Gen Bio Waste, è stato introdotto un ulteriore sistema di abattimento delle emissioni, ovvero un nuovo sistema catalitico denominato High Dust in grado di ridurre ulteriormente gli ossidi di azoto.
Ciclo integrato dei rifiuti, recupero di energia, efficienza energetica, riduzione delle emissioni. Ecco l’esempio di una città che si trasforma in smart city e questa città è Brescia.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Secondo uno studio europeo, che coinvolge il WWF, tutti gli investimenti si ripagherebbero entro il 2032. Vantaggi anche per lavoro, salute e ambiente.
La ricerca di Eoliann mostra la fragilità delle reti energetiche e di comunicazione: senza interventi la prospettiva è quella di un’Italia a intermittenza.
Nato su iniziativa di A2A, il progetto Teti consente di rimuovere i detriti dai fondali senza svuotare i bacini, rispondendo alle sfide del climate change.
Quando vedremo i primi reattori, quanti saranno, quanto costeranno, quanta energia produrranno: guida al nucleare italiano che vedrà la luce in futuro.
Via libera definitivo alla legge delega, ma i primi reattori modulari di piccole dimensioni arriveranno dopo il 2030.
In termini di potenza installata, per la prima volta il solare fotovoltaico ha superato il carbone in Cina: una buona notizia per il clima.
Lo sviluppo delle rinnovabili appare inesorabile: velocità di costruzione e costi bassi vanificano i tentativi di rilanciare le fossili.
Un rapporto del think tank Ember evidenzia l’autentico boom delle energie rinnovabili nei 74 paesi del Climate vulnerable forum.
Con il decreto Bollette slitta la dismissione definitiva, che doveva arrivare già a fine 2025: ecco come si è arrivati alla situazione di oggi.