In Sud Sudan la Jay Family canta per la terra

Nel Sud Sudan tre ragazzi influenzati dalla musica africana, dal reggae e dall’hip hop hanno formato The Jay Family: band che canta del raggiungimento di pace e libertà attraverso l’agricoltura.

In Sud Sudan oltre 3,5 milioni di persone soffrono attualmente di livelli di insicurezza alimentare d’emergenza a causa del conflitto esploso alla fine dello scorso anno nella capitale Juba e del vasto numero di sfollati. Gli abitanti del Sud Sudan non sono oggi in grado di soddisfare le esigenze di sopravvivenza di base, neppure attraverso meccanismi estremi come la vendita di bestiame e di altri beni produttivi.

Questi sono i dati diffusi dalla FAO (organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) sull’allarmante situazione che affligge il Sud Sudan ormai da anni.

 

Ma a smuovere gli animi ci sta pensando la Jay Family. Gruppo dance hall reggae con sede a Juba, la Jay Family si è costituita nel 2010 a Yei, città a un centinaio di km a sud-ovest dalla capitale, con lo scopo di diffondere la musica del Sud Sudan a tutti gli stati dell’Africa orientale e oltre. Il loro ultimo singolo s’intitola Stakal Shedit, che in arabo significa “lavorare sodo”, e canta più o meno così: “Qual è il vantaggio quando i bambini piangono e la gente muore di fame? Non c’è bisogno di piangere quando si ha la possibilità di scavare”. E continua: “Non dare la colpa al governo quando si può fare qualcosa: coltivare!”.

 

 

Nel video della canzone, i tre membri della band Jay Boi, Jonio e Jay Jay Yuppie, indossano salopette di jeans, stivali di gomma e impugnano zappe, non fucili. L’obiettivo è quello di motivare i giovani a impegnarsi nell’agricoltura come mezzo per combattere l’insicurezza alimentare in un contesto di continua guerra civile.

Jay Boi, 23 anni, afferma: “L’agricoltura è la spina dorsale di questo paese. La terra in Sud Sudan è fertile. Ma se si guarda in giro, tutto quello che si vede sono solo camion che portano cibo e aiuti da fuori del paese”. Yuppie Jay continua: “Oltre a fare musica, io sono anche un contadino. Ho imparato da mio zio che cresce molte colture diverse”.

 

Il gruppo, dunque, invita i giovani del Sud Sudan a considerare l’agricoltura come una forma di impresa, come un modo per combattere la disoccupazione e generare reddito. “L’attività principale per i giovani in questo paese è di sedersi e piangere. Un modo per migliorare la nostra condizione può essere quello di iniziare a coltivare le nostre terre con dedizione”.

 

Negli ultimi tempi, la musica sembra essere diventata un vero e proprio mezzo di attivismo politico e sociale in Sud Sudan: già lo scorso maggio, infatti, un gruppo di 12 artisti si sono uniti nel progetto Sud Sudan All Stars per la canzone Let’s Stand Together, che esortava i leader politici nel trovare una veloce riconciliazione in occasione dei negoziati e colloqui di pace promossi nella città di Addis Abeba, in Etiopia. L’autore del brano, il musicista Silver X, ha affermato: “Da quando i recenti combattimenti sono iniziati, tutti noi siamo stati colpiti in modi diversi. Così ho deciso di scrivere una canzone con artisti provenienti da diverse tribù. Ho pensato che se i leader politici avessero visto i giovani di questo paese piangere per la pace, le cose sarebbero potute cambiare”.

 

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