Coronavirus

India, il coronavirus minaccia la sopravvivenza della tribù andamanese

La pandemia minaccia alcuni dei popoli più a rischio del mondo, come gli andamanesi, una popolazione delle isole Andamane e Nicobare in India.

Almeno dieci persone appartenenti alla tribù andamanese nell’arcipelago indiano delle isole Andamane e Nicobare sono risultate positive alla Covid-19, fatto che desta una particolare preoccupazione per la sopravvivenza di questo gruppo indigeno, composto da solo cinquanta persone. I casi sono stati scoperti quando sono risultati positivi al test sei membri della tribù che si erano recati nella capitale dell’arcipelago Port Blair, nell’isola andamana meridionale, per dei lavori governativi.

Membri della tribù Andamanese
Membri della tribù Andamanese © Anvita Abbi/Survival

Alcuni funzionari sanitari sono stati mandati nell’arcipelago a inizio settembre, nell’isola di Strait dove vivono i 53 membri rimanenti della tribù. “La squadra ha sottoposto al test 37 persone e ha scoperto così altri quattro casi positivi tra gli andamanesi”, afferma Avijit Ray, funzionario sanitario responsabile della gestione delle malattie, aggiungendo che i quattro pazienti sono stati portati in ospedale. “Nei mesi scorsi tutte le persone che sono arrivate sull’isola, specialmente nelle aree ad accesso limitato, sono state sottoposte al test, ma sembra che qualcuno con il virus non sia stato scoperto”, ha dichiarato al Guardian. Survival sostiene che ci siano undici persone infette

Sophie Grig, una ricercatrice di Survival International, l’organizzazione che combatte per i diritti dei popoli indigeni, delle tribù e delle popolazioni incontattate, afferma che il numero di andamanesi positivi al coronavirus sia più alto. “Finora alcune fonti locali ci hanno confermato che circa undici persone sono risultate positive al Covid-19. Tra queste persone c’è anche un ragazzo di quindici anni”.

Membri della tribù Andamanese
Rimangono poco più di cinquanta andamanesi © Anvita Abbi/Survival

“I miei contatti locali mi hanno parlato delle persone infette, tra le quali c’è anche il figlio minore di Licho, l’ultima persona in grado di parlare la lingua andamanese Sare, morto quest’anno a causa di diversi problemi di salute”, afferma Grig, che vive a Londra ma ha visitato l’isola molte volte. “Le autorità locali sono state molto riservate a riguardo”, aggiunge, riferendosi alla segretezza con cui vengono trattate tutte le informazioni riguardanti la pandemia e le popolazioni indigene.

“Conosciamo gli effetti devastanti delle epidemie che hanno decimato la popolazione delle isole Andamane e Nicobare in passato. Le autorità andamane devono agire immediatamente per evitare che il virus raggiunga altri andamanesi o altri popoli”.

Abitanti delle isole Andamane, circa 1926
Abitanti delle isole Andamane, circa 1926 © General Photographic Agency/Getty Images

Restano solo poco più di cinquanta Andamanesi

Il nome “andamanese” si riferisce alle persone appartenenti originariamente a dieci tribù distinte, tra le quali ci sono i Jeru, i Bea, i Bo, i Khora e i Pucikwar. Ogni tribù aveva una propria lingua e una popolazione che contava tra i duecento e i settecento membri. Quando i coloni britannici arrivarono nel 1858 il numero di abitanti natii si aggirava intorno alle cinquemila unità, ma molti morirono cercando di difendere il proprio territorio e in seguito a epidemie devastanti di morbillo, influenza e sifilide.

Nel 1970 il governo indiano trasferì i superstiti delle tribù sulla piccola isola di Strait, dove da allora vivono dipendendo dalle autorità per cibo, vestiti e riparo, e soffrendo di abuso di alcool e tubercolosi. Al giorno d’oggi secondo Survival International rimangono solo 53 andamanesi.

Un membro della popolazione sentinellese che scaglia frecce contro un elicottero
Un membro della popolazione sentinelese che scaglia frecce contro un elicottero © Indian Coastguard/Survival

Popolazioni a rischio di estinzione

La diffusione del Sars-CoV-2 tra gli andamanesi ha destato preoccupazioni anche per altre tribù delle isole Andamane, tra cui i jarawa e la popolazione incontattata sentinelese. A inizio settembre si è scoperto che cinque addetti che lavorano con i jarawa sono risultati positivi alla Covid-19, nonostante gli sforzi delle autorità andamane per proteggere la tribù con la restrizione degli spostamenti sulla strada che attraversa illegalmente il territorio jarawa. Le autorità hanno anche informato la tribù sulla pericolosità del virus. Il pericolo di contagio è causato anche dai bracconieri che entrano nella foresta per rubare gli animali dai quali dipende la sopravvivenza della popolazione jarawa. Infatti otto pescatori sono stati arrestati per essere entrati illegalmente nel territorio jarawa.

Dalla loro, i sentinelesi hanno storicamente rifiutato ogni contatto con il mondo esterno. Nel 2018 un missionario americano di 28 anni partito per convertire la popolazione nomade di cacciatori-raccoglitori è stato ucciso dopo essere andato in segreto nell’isola di North Sentinel, dove vivono i sentinelesi. Il suo corpo non è mai stato recuperato. Grig sottolinea che l’unico modo per salvare queste popolazioni è con l’isolamento. “Le acque intorno all’isola di North Sentinel devono essere monitorate adeguatamente, così che nessuno possa entrare nei territori delle popolazioni andamane senza il permesso delle tribù”.

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